L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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LEONARDI AN A

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solleva intorno al volto del compagno: le stoffe si accartocciano con marcati spigoli,
contorni linearmente definiti.

Gli stessi rapporti, da maestro a scolaro di genio, passano fra la terracotta del
Verrocchio al museo del Bargello e lo stucco Dibblee. Il gruppo, nonostante l'invertita
disposizione delle figure, è, nelle due opere, affine, e mostra il discepolo ancor fisso agli
esemplari del Maestro. Ma Leonardo non stringe all'avambraccio della Vergine la stoffa
del manto, arrestandone la caduta; vuole ininterrotto, facile, morbido il fluir delle grandi
pieghe. E invece di aggrovigliar preziosamente i cincinni, segna appena, come ombra di
prime piume sopra la testa di un uccello da poco nato, i fili della capigliatura sulla testa
del bambino, dai lineamenti larghi, molli, incerti ancora, non gentile e piccina, con linea-
menti definiti e formati, come nel gruppo del Museo Nazionale a Firenze. Andrea Ver-
rocchio è il Maestro, ma la giovinezza trionfante di Leonardo, seguendolo, ne trasforma lo
spirito, vede con occhi nuovi, con profonda soggettività di concezione. Vi è tra questo
stucco e la terracotta di Firenze lo stesso grado di derivazione, la stessa differenza di
spirito che tra i disegni del Verrocchio e gli alati schizzi di Leonardo giovane, per la
Madonna del Gatto e per la Madonna del Fiore.

Anche meno sostenibile l'ipotesi che il rilievo sia opera della bottega robbiana.
Come ogni cosa caduta dalle mani di Leonardo, lo stucco Dibblee ha trovato, natural-
mente, un popolo d'imitatori — tutti pedestri —, e non possiamo pensare alla terra-
cotta di Bolsena, citata dal Mac Lagan, senza vederne, al confronto col morbido stucco,
il faticoso lavoro d'imitazione, l'aspetto debole, lezioso e meschino. Basterebbe mettere
a confronto, se non sembrasse superfluo ogni confronto tra le due opere, le angolose
dita, le nocche di legno della mano sinistra di Maria nella terracotta di Bolsena e la
superfice delicata e soffice della stessa mano nello stucco Dibblee.

Lo stucco, verrocchiesco e superiore al Verrocchio, è del suo glorioso discepolo.
La tecnica rivela lo spirito novatore di Leonardo; l'esecuzione è di rara potenza: get-
tato, sopra un piano di gesso indurito, altro gesso ancora fumante, lo scultore, con la
stecca, con le dita, formò rapido il gruppo, valendosi poi, nei tratti ove il gesso aveva
fatto presa, dello scalpello, che taglia, riduce, arrotonda, leviga. In alcune parti, nelle
gambe del Bambino, ad esempio, si distinguono tracce lasciate da uno scalpello ado-
perato con la mano sinistra, secondo l'abitudine di Leonardo, nota per scritti e disegni.

Ma più che la ragion tecnica, rivelatrice pur essa di una rapidità di creatore,
di una sicurezza sovrana, lo spìrito dell'opera indica in essa una creazione di Leonardo
giovane. La forma assume valore pittorico, sfiorata, nelle ondulazioni incessanti e mor-
bide dei piani, da ombre carezzevoli; lo sguardo prende dolcezza di lumi sotto il mor-
bido spessore delle palpebre; il velo, stretto da invisibili lacci, sfiora il sommo del capo,
s'inarca e fluttua sulle tempie, schiocca gioiosamente all'aria sopra una spalla, come i
veli e le ciocche delle teste schizzate dalla mano rapida e leggiera di Leonardo disegna-
tore: una vaga espressione di sorriso trema sulle labbra e sulle molli palpebre. La mano
destra, con dita affusate e cute sottile, la sinistra, con le dita divaricate sul fianco del
fanciullo, prementi come sopra i tasti di un pianoforte, hanno la sensitività e la delicata
morbidezza propria alle mani create da Leonardo, il gesto eloquente e lieve; i panneggi
commentano, con le pieghe oblique della cintura, con le pieghe raggiate dall'omero, con
la floscia caduta dall'avambraccio, il movimento della forma; la linea, ancor marcata
nel Verrocchio, perde definizione.

La mano del Bimbo è guasta, ma l'opera di Leonardo, la sua ricerca d'interpretare
la tenerezza delle carni infantili, si rivela nella rotondità grassoccia dell'avambraccio,
nella piega molle delle carni sul polso. Profondi e rigidi' s'incidono invece i solchi tra i
grossi anelli di carne sul braccio di Gesù nella terracotta verrocchiesca del Bargello, e i pie-
dini non infossano il guanciale, non pesano, mentre Leonardo scava profondo il cuscino di
molle piuma, sotto i deliziosi piedi grassocci, e varia la pressione delle dita sopra la soffice
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