L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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COLTURA ED ARTE

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quel distacco tra le masse superficiali e i caldi giacigli ombrosi onde sorgono : distacco
che, accentuando le contrapposizioni di gruppi chiari e scuri, rivela l'orientarsi del
senso pittorico tizianesco verso ciò che noi chiamiamo la « massa-colore ».

La vecchia forma, identificata già con un tono suo proprio nella composizione gior-
gionesca, a poco a poco pare lavorata da un fuoco interno che ne turbi il nitore super-
ficiale, secondo una varia porosità o lapideità delle materie raffigurate — metalli, carni,
panni, chiome... —: la vediamo crescere, quasi gonfia e bollente, e schiarire per lampi: mu-
tarsi insomma in una massa che partecipa di tutta la colata pastosità del colore per grumi
e macchie e puliche e faville, quasi fosse una porosa pomice che se ne abbomba, una
spugna che ne rigurgita in ogni poro, un amalgama molleggiente che cresce per un
respiro interiore, con un brulicame di luci e d'ombre, dal caos fosco d'un paiolo.

Ciò è osservabile sempre che il pittore non rifinisca e sfumi per compiacere agli
acquirenti; ancóra meglio nelle grandi Pale, cornei'Assunta, dove la grandezza delle figure
porta ad una sommaria e lampeggiante fattura.

E ciò gli è nato spontaneo, quando egli fissò, per un senso di verità scenografica
e ottica, il centro della visione pittorica e trascurò di rifinire le masse sempre più distanti,
che vengono così ad assumere il compito di messa in scena della parte centrale, cioè s'iden-
tificano col puro valore dell'ombra e della luce, necessarie alla più esaltata vita tonale
delle forme essenziali. Questa « centralità di visione » è in lui sempre più imperiosa, si
che, verso il '50, regola quasi ogni opera sua.

Ma in tal massa o in tale gruppo di « masses marchant simultanément » (Delacroix) il
gioco tonale a volta a volta si fa più intenso o si riposa. Vediamo come lo spezzettarsi della
visione pittorica nei Baccanali e forse nella Battaglia di Cadore, crei il brulicare dei con-
trasti, ancóra tuttavia operati fra forme-toni. Ora è la massa stessa che con « colori-rotti »
per colpi, strisci e sfregazzi ne partecipa, veramente risentita di quella genetica ebol-
lizione. Un che di sommario di scritto s'afferma così nelle tele, per una rapidità e bravura
sempre più esplicite del pennello. Si giunge al « virgolato », lingueggiare di strie, al ta-
gliarsi di sbaffi e di ditate succolente, al rilievo di solchi serpeggianti di lumi, finche la
forma stessa si sommerge nell'ombra e solo i fosfori di questi lumi pullulano a fiore, come
nel Cristo Portacroce del Prado (1570).

Ma altre volte questo gioco cifrato, questo guizzare di colature e di strappi di stecca
si risolve in una polifonia di accenti suggeritori di materie diverse (Aretino, Pier L. Far-
nese, Deposizione: Louvre); e altre volte si appasta in una sodezza di materia tutta plastica
(Coronazione di sfine: Louvre), dando lo spunto ad Jacopo Bassano e a certo Veronese.

E ancóra più spesso invece la massa bevuta di gialli e arancioni, quasi grondante
d'ori smorzati, occupa il quadro come una pasta sfocata, come un cosmo tuttora disfatto
in un nucleo globulare dall'alone opaco: vedi la Madonna Mond.

Così, nelle ultime opere, la luce che scaturiva un tempo da una origine fissa fuor del
quadro, sia radente sia con la normalità del « lume universale », non investe più una forma
esterna per darle rilievo ed esistenza, ma diviene ricchezza interiore della massa: questa
sola fa di sè lume al quadro.

Tiziano, che via via ha orchestrato i suoi « temi » secondo la polifonia delle « mezze
tinte » ora piene d' « umidità sanguigna » (Mengs) ora quasi « fiammeggianti nelle carni »
(Zanetti), via via le compone nella tinta media: monocromizza la sua realtà.

È un processo di drammatizzazione di questa esaltazione sensuale della « natura
pittorica», che ne isola il «soggetto», il vertice, lo scopo, e lo fa scaturire dalla oscurità del
cosmo come un centro volta a volta assoluto del reale, poiché partecipa, solo, d'ogni
ricchezza del visibile accentuata da tutta la passione dell'artista, che in esso si singola-
rizza. Si sente che il motivo lirico s'esaspera cercando una risoluzione tumultuante
e fissa: tutto il mondo è sentito come un germinare e divenire e nell'atto stesso di questo
moto se ne cerca il linguaggio: nella luce!
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