L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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EMILIO LA VAGNINO

Pietro in Vincoli, in quella dei SS. Apostoli della
Pace in tutte le altre erette durante il pontificato
di Sisto, rivediamo appesantito ed ingrossati dagli
esecutori gli armonici ornati che il lombardo pro-
fondeva nei suoi monumentini; e, con gli ornati,
quei capitelli tipici della sua maniera, con le cor-
nucopie, i delfini, e le palmette, che prima ancora
di apparire negli edifici di Francesco Di Giorgio
Martini erano stati adoperati a Venezia da quegli
artisti veneti lombardi che si tennero il campo
durante il quattrocento.

* # *

Dove più chiaramente Andrea Bregno rilevò la
origine veneto lombarda dell'arte sua, fu nel di-
segno della cantoria e della cancellata per la Cap-
pella Sistina. La cancellata con i grandi lastroni
lavorati a rilievo, i putti reggi-stemma e i pila-
strini quadrangolari so.'montati dell' architrave
sembra essere veramente imitata da qualche ti-
pica cancellata di Corte veneziana.

Si è discusso intorno al nome degli artisti che
possono aver preso parte al lavoro, ma tanto il
nome di Mino da Fiesole quanto l'altro di Giovanni
da Traù non possono essere accettati.

Tuttavia, osservando la linea generale di questa
opera che è prettamente lombardo-veneta; con-
frontando i suoi ornati e festoni con quelli delle
opere sicure del Milanese; paragonando i due putti
già attribuiti a Mino da Fiesole con quelli della
tomba di Raffaele Riario e particolarmente con
quello di sinistra, dobbiamo concludere che questa
armonica cancellata fu sicuramente disegnata dal
Lombardo ed eseguita dalla sua bottega.

Lo stesso può dirsi per la cantoria nei cui ornati
sono ancora più evidenti i rapporti con le altre
opere del Milanese, particolarmente in quelle specie
di grottesche ove vediamo gli stemmi pontefici,
i mazzi di frutta e gli scudetti e nelle mensole ove
gli ornati si snodano con grazia.

Bene a ragione il Perugino aveva raffigurato ac-
canto all'architetto della cappella sacra anche il
suo decoratore.

Qualche anno più tardi, tra il 1484 e il i486,
mentre si costruiva la Chiesa di S. Giacomo degli
Spagnuoli a piazza Navona, un discepolo di Andrea
ne fece la cantoria imitandola da quella della cap-
pella Sistina, ma rese il disegno più magro e misero.

Cresciuto in fama, Andrea, come già abbiamo
detto, fu incaricato di elevare un grande altare per
la cappella Piccolomini nel duomo di Siena.

La costruzione è formata di una grande abside
entro cui è raccolto l'altare. L'abside è scavata
in una cornice in cui s'aprono tre ordini di nicchie

che accolgono alcune statuette cinquecentesche.
L'ultimo ordine culmina in una edicoletta per la
statua della Vergine; ai lati di questa edicola vi
sono dei rilievi con angeli porta candelabri.

Il modello dell'altare vero e proprio risale al
tipo di quello eretto in S. Maria del Popolo nel 1473,
pur mancando del coronamento centrale. Questo
altare è importante per lo svolgimento dell'atti-
vità artistica del Lombardo o meglio della sua
bottega perchè ci mette per la prima volta a con-
tatto con un artista di valore che più tardi doveva
acquistare fama e continuare la tradizione lombarda
a Roma: Luigi Capponi, milanese, che lavorò nelle
due coppie d'angeli porta candelabri dell'ultimo
ordine di nicchie.

Un altro lombardo, non identificato, il migliore,
il più fine, l'unico tra gli artisti di Lombardia ve-
ramente degno di essere paragonato all'Omodeo
del quale conserva la gioiosa eleganza, è lo scul-
tore che in basso, sopra la incorniciatura dell'al-
tare, fece i tre angeli musicanti; creazione vera-
mente bella, degna di figurare accanto ai più begli
esempi di scultura quattrocentesca italiana, e
che potrebbe stare tra le più alte glorificazioni
del genio musicale.

Nelle nicchie che fiancheggiano l'edicola del-
l'altare, un altro seguace, che qualche anno più
tardi (1495)) scolpì la tomba Superanzio in S. Ma-
ria sopra Minerva (pag. 956, fig. 644), fece le statue
dei quattro santi. E egli uno scultore caratte-
ristico per il modo di rendere le stoffe, che sotto
la sua mano divengono quasi lamine metalliche
aderenti ai corpi modellati con solennità e ro-
bustezza.

11 Capponi, che sicuramente ebbe gran parte
in questo altare di Siena, dove profusi' quelle sue
finissime decorazioni a perline, tornato a Roma,
in collaborazione con Giovanni della Pietra di
Domenico da Carrara, nella tomba Brusati (1485)
in S. Clemente ripetè il tradizionale schema del
Bregno; e, più tardi nel 1498, dopo aver fatto pa-
recchie opere per proprio conto, come il Croci-
fisso della Consolazione e la tomba Bonsi in San
Gregorio al Celio, con un altro scolaro del Bregno
scolpì la lunetta della tomba Savelli nella Chiesa
dell'Aracoeli. Ma prima di parlare di quest'opera è
bene accennare ad un altro grande lavoro che fu
commissionato alla bottega del Lombardo: L'altare
di S. Maria della Quercia a Viterbo. Abbiamo già
osservato come l'opera di scultura del Lombardo
sia limitata in questo altare ad un solo angelo,
mentre tutte le caratteristiche proprie alla sua co-
struzione vi appaiono; così il dividere con paraste
e lesene la fronte dell'edificio per collocare negli
spazi in tal modo delimitati le sue statue; il se-
gnare con una grande nicchia d'ombra il centro
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