L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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130LI.ETTINO BIBLIOGRAFICO

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Ungheria, osservando che nelle regioni più rozze e incolte,
come quelle orientali, l'architettura normanna giunge alla
sua migliore e più compiuta forma, mentre altrove1 vien
soppiantata dal gotico che incornicia a fiorire. Alcune volte
i maestri normanni, lavorando insieme con quelli seguaci
del gotico, ne prendono le nuove forme (pur senza perdere
i caratteri essenziali della loro arte); altre ne recano da lon-
tane contrade, e cosi in uno stesso edificio, come a I.chnin,
è dato vedere differenze di stili, che fan sembrare di diversi
tempi parti (Iella costruzione che sono invece contemporanee.

Con queste lunghe migrazioni, l'arte dei Normanni, av-
venturieri e navigatori, giunse in Germania, e non le servi
da ponte di passaggio come ritiene il Gali la Chiesa dei
SS. Apostoli in Colonia, il cui abside ricorda piuttosto, come
le chiese renane di Aachen, di St. Marien in Kapitol, le
chiese bizantine a pianta centrale. Nemmeno influirono i
Normanni sul primitivo gotico renano, il cui spirito è tutto
dive]so dall'arte loro. Ricerca ben condotta, che giunge a
convincenti conclusioni su un periodo oltremodo interessante
della storia dell'arte, come quello in cui i veri stili s'intrec-
ciano, s'avvicendano, lottano fra loro per poi cadere al
dominio dell'arte gotica.

N. G.

Giulio Bertoni. Atlante storico paleografico del

Duomo di Modena. Modena, Orlandini e Figli

Fotografi Editori. MCMIX. L. 25.
Giulio Bertoni. Atlante storico artistico del Duomo

di Modena. Modena, Cav. Umberto Orlandini

Editore, MCMXXI. L. 60.

Illustrare compiutamente in ogni suo minimo partico-
lare i monumenti romanici dell'Italia, è un compito senza
dubbio immane, ina che è destinato a realizzarsi entro breve
tempo. Per il Duomo di Ferrara si è già messo all'opera
un buon fotografo locale; per quello di Modena Umberto
Orlandini che andava da lungo tempo preparando il vistoso
materiale, ora l'ha pubblicato nei due preziosi atlanti
paleografico ed artistico, con due erudite c pregevoli pre-
fazioni di Giulio Bertoni.

Con la scorta dei due atlanti, passano in rapida rassegna
tu lle loro più belle espressioni evocatrici di un tempo tanto
lontano, i capitelli bizzarri, i leoni, le porte, ed ogni basso-
rilievo o iscrizione che fanno del Duomo di Modena una
delle piti salienti opere d'arte romanica dell'Italia.

Felice è stato il Bertoni quando ha chiamato questa Cat-
tedrale una grande enciclopedia dalle pagine di marmo
nella quale si legge l'epopea delle epoche trascorse.

Con questa somma di materiale illustrativo il compito
dello storico dell'arte viene sommamente1 facilitato. Rapidi
divengono i confronti che si possono trarre, e nitide le di-
stinzioni delle diverse personalità scultorie che hanno con-
corso a rivestire le pareti.

Ancora più certe appaiono attraverso a queste fotografie
le intuizioni Venturiane esposte nel terzo volume della
Storia dell'Arte Italiana.

Si profila per tal modo tin'fl^f emiliana nel periodo ro-

manico che ebbe tanta forza di espansione, anche nei se-
coli successivi, da permettere che apparisse solo timida-
mente, nei secoli xm e xiv, l'architettura archiacuta nelle
costruzioni religiose e civili dell'Emilia e dei dintorni.

L'arte romanica Dell'Emilia ha tradizioni cosi radicate,
che vi giunge assai tardi l'influsso dell'arte nordica, e poi
si spegne di fronte all'espansione dell'architettura toscana
della rinascita.

Il valore che assumono le illustrazioni compiute così
sapientemente dal Bertani e dall'Orlandini, va diventando
sempre maggiore, e noi avremo a rallegrarci se altre ne
seguiranno che facilitino agli studiosi la comprensione del
dimenticato periodo emiliano dell'architettura post-ro-
manica.

Donato Zaccarini

Roger Sherman Loomis. Modena, Bari and Ha-
des, in Reprinted front the Art Bulletin, v. VI,
n. 3, Pubi, for the College Art Association of
America, 1924.

I.'A. studia le sculture di un archivolto della Porta della
Pescheria nella Cattedrale di Modena, rappresentante
una scena della leggenda arturiana intorno al quale era
sorta una notevole controversia, sia per la data, sia per
il giusto significato dell'argomento, e chiarisce la contro-
versia dopo aver ripetuto il già fatto paragone fra le scul-
ture di Modena a quelle del S. Nicola di Bari.

B. S.

IV. - Arte gotica.

Reynal'o dos Santos. Alvaro Pirez d'Evora,
pin'or quatroccntista en Italia. Lisboa, 1922.

Alvaro di Pietro di Portogallo, come fu detto dal Vasari,
fu pittore poco studiato, e soltanto citato qua e là come
uno dei pochi portoghesi che nel Quattrocento lavorassero
in Italia. Di lui, l'autore, presenta con sicura critica alcune
opere, di cui due in Italia. Egli vede nella pittura di questo
sincero e sodo pittore, una continuazione di clementi tre-
centeschi fiorentini e scinsi. E innegabile, certamente^ la
ricerea di stile in queste tavole dall'aspetto tranquillo nella
composizione, e sicuro nel disegno. La Madonna di Pisa
segna quasi il muoversi dell'arte di Alvaro l'ire/ verso qual-
cosa di più energico e definitivo. Il trittico di Volterra,
infatti, così ampio e semplice nella composizione, li eia
u:i forte artisti che tenta di riallacciarsi alla più pura
tradizione giottesca, senza escludere gli elementi senesi.

Il trittico di Brunswick, del 1434, presenta invece figure
più esili, ritorni a goticismi nelle pieghe dei vestiti e un
certo aspetto calligrafico di minor forza della sua prima
maniera. In conclusione, però, il pittore portoghese fu
tra i migliori del primo Quattrocento c, pur mantenendo
in vita spunti gotici nella sua pittura, collaborò al rinno-
vamento quattrocentesco della pittura tradizionale.

11 Dos Santos, dopo aver esaminate le opere del Pirez
e averne studiato la vita qui in Italia, giunge ad una con-
clusione importante e, per molti lati, giusta: egli non riro-
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