L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

Page: 121
DOI issue: DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/arte1925/0143
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
GIOVANNI DA S. GIOVANNI

121

Tempo che mastica, mangia i libri e le cartelle dei
dotti); troppo sicuro di se, il pittore non sente più
il bisogno di controllare-le forme sul vero, di sor-
vegliarsi, e così le scorrettezze di disegno, che qua e
là nell'opera sua si ritrovano come la conseguenza
della velocità del suo fare e del suo temperamento,
qui s'aggravano e si moltiplicano; e decade infine
anche quello che fu il vanto più grande del nostro
autore: l'abilità magistrale del comporre; squi-
librio di masse, disordine e slegamento di volumi ci

sono le belle lunette del chiostro attiguo alla chiesa
d'Ognissanti. In queste, fra le quali emerge quella
rappresentante S. Francesco che libera un fanciullo
caduto nella caldaia, come nel tabernacolo di via
Ghibellina (1616) sono già chiare ed evidenti le
magnifiche qualità del pittore, sapienza compo-
sitiva che bilancia perfettamente masse e volumi,
nello spazio rinchiudendo le figure entro la sagoma
geometrica con naturalezza ed armonia. Accurato
e corretto il disegno che ci fa pensare al giovane

Fig. 12 — Giovanni da S. Giovanni:
L'Annmi'iazione in San Giovanni Valdarno.

conducono lontano dalla sobrietà degli schemi com-
positivi delle lunette d'Ognissanti, dei pannelli
(fÌ4g. 9 io) o del catino absidale dei Ss. ('oronati.

Si potrebbe dunque osare di affermare che in un
ventennio di attività l'artista diede tutto quanto
le sue forze e il suo mondo potevano.

E si potrebbe aggiungere clic il periodo migliore
e più felice dell'operosità sua fu quello trascorso
dal 1620 al '30.

Se al 1616 rimonta la decorazione della cupo-
letta della cappella maggiore d'Ognissanti, pre-
ludio nobilissimo della più vasta e migliore deco-
razione dei Santi Coronati di Roma, del triennio
'ió-'ig, rado di opere perchè il pittore fu trava-
gliato dal grave malanno, cui abbiamo accennato,

pittore appassionato di forme cui ha rivolto uno
stmlio assiduo ma più intelligente che scrupolose:
sobrio il colore che si forma e vibra senza esaspe-
razione in un calmo e pacato giuoco di luci; ed
oscillando da un bianco d'avorio ad un giallo oro
antico ad un personalissimo accordo di verde te-
nero, di giallo zafferano e di un rosso mattone
smorzato, attenuatissimo, or tesse tuniche spesse
e ricche, ora si fa morbido e soffice nelle piume del-
l'ali dei suoi angeli, ora è trasparente nei vetri
delle nature morte, ora trema nell'aria e negli al-
tieri dei suoi freschi paesaggi. Del 1620 appunto, sono
due affreschi poco noti nell'oratorio della Madonna a
S. Giovanni Valdarno (fìgg. 11-12). Due fra le più
belle opere del pittore; certamente le due entro le

L'Artr.

XXVIII, 16.
loading ...