L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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ADOLFO VENTURI

bilità pittoriche del tratto a matita. Non la punta d'argento usata per la testa d'angelo,
non la fine matita, di cui Leonardo di serve nei suoi vaporosi studi, son mezzi di lavoro
al disegnatore, ma il carboncino, scorrevole e morbido, strumento fra tutti indicato per
interpretare la tenera pasta delle carni infantili. Il segno è rapido, lieve, disfatto; eppure
cadendo, come a volo, sulla carta preparata di bigio, determina con sicurezza inarriva-

bile la forma, la sua profondità, il suo movimento. La testa del bimbo, grave, assorta,
chini gli occhi verso un oggetto che le mani stringono con mossa serpentina, preme il
mento grasso sulla morbida rotondità del busto; pochi segni ondati, come fili d'erba
mossi dal soffio dell'aria, sfiorano la testina rasa; il collo è una piega di morbide carni
infantili. Più che le tinte nella pittura, il segno a carboncino, sfilato e tenero, con la
varietà dello spessore, con qualche ripetizione e correzione di contorno, con la sua appa-
renza indefinita e vaga, in pochi tratti dice la tenerezza, il tepore delle carni infantili,
la grazia dei lineamenti molli e imprecisi, dei movimenti rapidi e maldestri, le sfumature
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