L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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GIUSTA NICCO

sci lo aiuto ne assorbono tutta la forza. Infatti 1
l'officiatura occupa gran parte del giorno del mo-
naco, e anche della notte. Nelle chiese le cerimonie
sono pompose, solenni, d'importanza somma. Varia
la liturgia per le varie circostanze: preghiere ripe-
tute infinite volte, baciamenti, prostrazioni, pro-
cessioni, esercizi complicati. E nelle strofe e anti-
strofe dei canti si espongono i misteri, delucidandoli
con chiarezza e freddezza sorprendenti.

Ecco come erano conciliabili nella mente bi-
zantina l'intellettualismo con la rinuncia e la som-
missione monastica, l'affermazione della capacità
umana e la sua negazione. 11 primo aspetto era
senza influsso sul secondo; e quando l'uomo si do-
veva mettere in rapporto con Dio, lo faceva
uscendo da sè nell'uniformità del cerimoniale, ne-
gandogli la propria personale ricchezza e la propria
originalità; e riguardo a sè, trovava le maggiori
altezze religiose quando, così spogliandosi, rag-
giungesse la pura idea di Dio, come in una visione
estatica.

La mancanza di fede nelle risorse personali per
onorare degnamente Dio; e reciprocamente, nella
potenza di Dio a dar senso all'esistenza umana, il
confidare le proprie aspirazioni religiose al ceri-
moniale liturgico con la conseguente rilassatezza
ideale e il meccanicismo, sono le caratteristiche
dell'animo bizantino, per questo aspetto nostro.
La sua perfezione religiosa è la prostrazione umi-
lissima e adorante davanti alla visione divina:
non è l'attività, ma la preghiera: il suo mondo è il
tempio.

Ma la Chiesa non è soltanto luogo ufficiale di
orazione; è anche figurazione sensibile della gloria
del Paradiso. Nella chiesa il fedele è iniziato a con-
templare la Corte celeste, regolata da una rigida
gerarchia come quella terrena; come tipicamente
appare nella chiesa di Kenurghion. Nella cupola
appare il Cristo benedicente, nei pennacchi l'ado-
rano i cori angelici; la Vergine orante è nell'abside;
a Lei, come interceditrice, si rivolgono i bisognosi
di grazie; nelle pareti, esempio e guida, i martiri,
i profeti, i patriarchi.

Già sappiamo che per il pittore non si tratta di
esprimere il suo sentimento religioso, ma di pre-
sentare in aspetto sensibile le persone divine, a cui
vada l'adorazione sensibile. Nel far questo egli è
lo strumento nelle mani di Dio. Sono noti gli ec-
cessi a cui il culto delle immagini è arrivato in
Oriente e, date queste premesse, si capisce che
dovesse esser così.

La chiesa, dunque, non è tanto l'edificio costrutto
ad onore della divinità o per ospitarne l'immagine;

1 Turchi, op, cit., pag. 189; Male, L'art réligieux du
XIII siede en Frante, Paris, 1902.

è piuttosto il modo di far conoscere agli uomini la
gloria di Dio; l'idea ne è dovuta ad ispirazione
soprannaturale.

Entriamo in una chiesa bizantina. L'effetto d'in-
sieme è completo, capace d'attrarre subito e pie-
namente l'osservatore.

Di fuori la possibilità è doppia. O l'edificio è sem-
plice di forma, ed allora su ogni lato è realizzata
una tranquilla modesta armonia di elementi; o,
se è più complessala costruzione (e di prodigi archi-
tettonici furono maestri i Bizantini), dobbiamo
ammirare la sapienza edificatrice di cui si capiscono
gli sforzi e le meraviglie nel sottomettere a leggi
la resistenza della materia; ma lo scopo di questi
sforzi non appare, l'effetto non è apprezzabile an-
cora.

Entrando, tutto è cambiato. Non si tratta in
nessun luogo di calcolo; non si ragiona per ammirare,
si dimentica di confrontare masse: si ha davanti
un universo. Dio si manifesta come mente ordina-
trice, in ogni parte presente.

La chiesa bizantina tipica è a pianta centrale;
e la cupola non è coronamento, ma l'anima dell'edi-
ficio. Alcune chiese sono semplici, altre complica-
tissimi sistemi di parti: S. Irene di Costantinopoli,
S. Sofia di Costantinopoli (fìg. 1) e di Salonicco, ecc.
Sulla cupola si sono imperniate altre lunghe discus-
sioni: se sia invenzione bizantina, o no; se sia com-
parsa prima in Italia o nelle provincie asiatiche
dell'impero.

Non è necessario che la cupola appaia la prima
volta sopra edifici bizantini per dire che l'arte bi-
zantina l'ha creata. Le appartiene, perchè l'uso
che essa ne ha fatto è stato largo quanto mai nel
passato; non si trattava più di sopraelevare su una
fabbrica una cupoletta, ma di pensare l'edifìcio
riferendolo ad un centro, che attrae e connette tutti
i piani, verticali, orizzontali e curvi.

Inoltre la chiesa viene a presentarsi come super-
ficie continua, e, mancando di faccie interne di-
stinte, non suscita idee di spazio geometrico. An-
cora a S. Costanza in Roma manca quest'effetto.
Il doppio anello delle robuste colonne, le volticelle
parziali, vogliono che s'avverta il rapporto di pro-
porzione e di forma. Basta confrontarla col Bat-
tistero di Ravenna o con S. Vitale per riconoscere
all'arte bizantina originalità nell'impiego del si-
stema centrale, se pure non l'ha per la prima volta
scoperto.

Per le chiese di piano non centrale, non ci si deve
riferire all'Occidente. Le basiliche occidentali, pur
dove c'è decorazione bizantina, sono quasi in tutto
romane; probabilmente non si chiamavano, per la
parte costruttiva, artisti orientali: la tradizione
della basilica non era orientale ma ellenistica. D'al-
tra parte le basiliche erette in Oriente, in Siria, in
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