L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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LA ( RIIICA D'ARTE ALLA FINE DEL TRECENTO

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Giannozzo Manetti, di Leonardo Bruni, di Vespasiano da Bisticci, e le Vite artistiche
di Lorenzo Ghiberti e di Giorgio Vasari.'

Tra gli uomini illustri di Firenze, il Villani annovera cinque pittori, e si crede in
dovere di giustificare questa inclusione rispetto agli antichi e rispetto ai maestri nelle
arti liberali.

(ili antichi, egli dice, citarono fra gli uomini illustri Zeusi, Policleto, Apelle, ecc.: eb-
bene, io citerò i pittori fiorentini. li se qualcuno irriderà, si dia pace. Perchè i pittori
fiorentini hanno risuscitata un'arte esangue e quasi morta, così come Dante ha richiamato
in luce dalla profondità delle tenebre la poesia, giacente, da Claudiano in poi, sino cultu,
sinc decore.1 11 Villani è d'accordo col Boccaccio: la pittura greca e latina, dopo la fio-
ritura antica, era giaciuta per inulta scenici sub crasse imperitie ministerio; basta a con-
vincersene guardar nelle chiese le immagini su tavola e in muro. lira una pittura anti-
quata e lontana dalla somiglianza con la natura; e fu Cimabue il primo a revocare
arte ci ingenio la somiglianza con la natura. Per la via aperta postosi Giotto, non solum
illustris lame decore antiquis pictoribus comparandns, sed arte et ingenio prejerendus, in
pristìnam dignitatem nomenque maximum picturam restituii. Giotto è uguale per fama ai
pittori antichi, ma per arte e per ingegno è superiore; per lui la pittura ha di nuovo as-
sunto la dignità antica e una rinomanza che non potrebbe esser maggiore. Si sente in
queste parole l'affetto del Fiorentino per la gloria pittorica della sua città, si sente che
il Villani è all'unisono col Petrarca o col Boccaccio nell'esaltamento dei pittori cari
al loro cuore; pure il passo del Villani assume un significato nuovo, perchè la sua af-
fermazione non è più occasionale e riceve, anzi, una inquadratura storica. Dalla preferenza
sentimentale sgorga cioè l'idea storica dei due cicli di grande arte: l'antico e il moderno,
separati tra loro c\a.ìl'abysso tenebrarum, dal crasse imperitie ministcrio. A scrittori tre-
centeschi, al Boccaccio e al Villani, risale dunque la concezione storica fondamentale
della storia dell'arte, diffusa dal Vasari, e restata in vita sino a tempi molto prossimi
a noi.

L'altra decisione che il Villani reputa doveroso di giustificare è quella di avere
considerato i pittori come uomini degni di essere annoverati fra gli uomini famosi. F
si rifà all'esempio degli storici antichi, che fecero altrettanto, come anche alla leggenda di
Prometeo, che interpreta mediocvalmentc come un'allegoria del valore creativo: riten-
nero gii autori della leggenda che gli artisti non sine nobilissimi ingenii singularisquc me-
morie bono ac delicate manus due il itale tanta potuissc. Ma il ricordo di Prometeo non può
bastare. Occorre fissare la posizione della pittura di fronte alle arti liberali. E probabil-
mente il Villani conosce il passo di Plinio, secondo cui, in tutta la Grecia, la pittura
fu accolta primum gradum lìberalium.3 Un accenno, alquanto vago d'altronde, al me-
desimo problema si trova nel Petrarca. Ma il Villani è molto più esplicito: Extimantibus
mii/tis ncc stui/c quidem pictores non inferioris ingenii fiis quos liberales artes fecerc. magistros,
clini ilh artium precepta scriptis de in un data studio et doctrina percipiant, Mi solimi ab
alto ingenio tenacique memoria que in arte sentiant mutuentur. Dunque: i maestri delle arti
liberali sono in fondo degli sgobboni, per essere pittori davvero ci vuole un dantesco « alto
ingegno » e una memoria tenace. Basta riflettere all'importanza, all'autorità che nel Medio
Evo assunse la scienza, rappresentata dalle arti liberali, per intendere l'estensione
della rivoluzione compiuta. Tutti i pregiudizii che oggi tuttavia permangono, in pieno
secolo xx e dopo il Romanticismo, erano già stati con poche parole debellati nel Tre-

1 Giovanni Cai o, Filippo Villani e il « l.ìbcr
de origine civitatis Fiorentine et ciusdem famosis
civibus », Rocca S. Casciano, 11)04, pag. Si, 107,
tal, 138. L'edizione del l.iber usata è quella
Galletti, Firenze, 18 17.

- PhilIPPI V11A.ani, De vita et moribus Dmitìs, ne
Le vite ili Dante, pubblicate da G. L. Passerini,
Firenze, [917, pa,g. 181.

3 Naturalis Historia, xxxv, 77.
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