L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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GIUSTA NICCO

in profondità, padronanza espressiva della su-
perficie, centralità quasi sempre.

Nè cambia l'effetto se animali mistici tengono
luogo di corpi umani nel comporre una scena.
Cristo e due apostoli che in forma di agnelli rap-
presentano in Galla Placidia la trasfigurazione,
sono una delle più belle. 11 gruppo stretto al centro
dà al breve spazio della tavola di sarcofago senso
di vastità, di vuoto, attorno al prodigio.

Altrove le larghe foglie delle viti, i grappoli e i
pavoni trovano insieme molteplici accordi, dove
più sottili dove più facili.

Sempre, si tratta non di vedere forme sprigio-
narsi dal fondo, ma di comporre sul fondo gli eie-

menti con distacco così lieve che in alcuni casi il
contorno vale quasi linea disegnata.

Ma la scultura bizantina, tutti sanno, è arrivata
al traforo (fig. 20). Nel traforo debbono essere
della massima semplicità e di piccole dimensioni
gli elementi di forma; ed in questo caso nessuna
parte del fondo può ritenersi indifferente, ma con
aspetto di bianco e di nero, che sono qui il mezzo
figurativo, il pieno ed il vuoto in funzione di co-
lori, ogni parte stringe innumerevoli legami, come
in una rete.

A San Vitale assistiamo all'interpretazione di una
pianta ornamentale fatta in questo senso, nel capi-
tello di parecchie colonne della loggia inferiore
(fig. 21). Anzitutto è rigorosamente incorniciato lo
spazio dove la pianta si stenderà. Quanto al modo,
non v'è altro che seguirla amorosamente pezzo
per pezzo e vedere la finezza degli accenti ed i ta-
gli di ombra, lo spirito delle piccole variazioni
come nell'altezza del fiore centrale, e vedere nel-

l'insieme la disposizione dei bianchi e dei neri.

Per avere forme agili gli oggetti debbono frazio-
narsi sino a sminuzzare l'insieme; sicché riman-
gono in gioco nero e bianco a interessare con le
loro intrecciate armonie. Essendo due soli, tutta
l'attenzione sarà rivolta al loro alternarsi, alle
proporzioni reciproche, nell'unità del piano. 11
ritmo senza forma appare qui nuovamente. Le
transenne di San Vitale, l'ambone del vescovo
Agnello in duomo ne sono mirabili esempi.

Va ripetuta un'osservazione: nell'uniformità ap-
parente degli agnelli dentro i rettangoli (ambone
di Agnello) e delle particelle di foglie d'acanto (tran-
senne) non c'è mai ripetizione identica di forme.

Questa è la differenza tra arte e meccanicità,
fra fregi antichi e moderni. Essa spiega perchè
ci siano divenuti odiosi motivi ornamentali anti-
chi, utilizzati in stampi moderni, in piastrelle o
simili, dove linea è sovrapponibile a linea e punto
a punto; e come l'idea di decorazione, svegliando
quella di esecuzione meccanica, sembri a molti
con(raria all'arte, perchè il lavoro spirituale fi-
nisce nell'invenzione del primo modello.

Se si ha la pazienza e l'umiltà di considerare
questo lavoro di scalpellini, si può vedere la deli-
catezza nell'aggiustare e nel cogliere le piccole e
complesse armonie delle parti, la simpatia nuova
(dove più desta e dove meno) per ogni nuovo saggio.

La nostra abitudine di contare sull'aiuto della
macchina, l'insofferenza di rifare ci hanno spento
la sensibilità decorativa. L'abitudine della ripe-
tizione morta data dagli esempi riprodotti in serie,
tolgono ai più di apprezzare la bellezza del ritmo.
Ritmo visivo che è una delle principali bellezze
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