Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 2.1878

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ARCHEOLOGIA E BELLE ARTI

volessero dalla duchessa Cristina ottenere loro qualche sito
acconcio in città nuova, e singolarmente la casa del ban-
chiere Carelli, anco in sol affitto (i).

Soltanto nel 1638 venivano spianate le difficoltà; in seguito
alla qual soluzione edificavansi monastero e chiesa citati.
I nostri scrittori recenti non dissero di più; ma consultando
la tediosa vita dell'infanta Catterina, scritta dal P. Arpio,
si viene a riconoscere che quella principessa, in un colla
sorella Maria, (amendue conservatesi zitelle) « era solita
d'andare ogni settimana, seguita d'un pranzo nobile per tutte
le monache, e spesso d'ordine suo colà dentro volavano
presenti ch'ella destinava al sostegno delle sane e delle
inferme. Quando gli interessi della guerra gittarono il loro
chiostro per terra, l'infante con la serenissima sorella
Maria le ricevè nel proprio palazzo, e a spese di amendue
si mantennero sintanto che furono provviste di casa con-
venevole » (2).

Il monistero dalla munificenza de' nostri duchi fu allora
ristorato, e le cappuccine vi si mantennero sino all'epoca
nella quale occuparono quello, di cui a suo tempo parleremo,
e spettante alle monache di S. Maria Maddalena.

La chiesa del suffragio aveva dipinti di Niccolò Tornioli
senese, rinomato quale inventore dell'arte di lavorare i
marmi; di Camillo Procaccini; del Caravoglia e di Giovanni
Claret, chiamato di Fiandra in Piemonte da' monaci Cas-
sinesi di Savigliano, per dipingere due quadri della loro
chiesa, in assenza del distinto loro compaesano, Giovanni
Antonio Molineri, che stavasene a quei dì in Roma. Dirò
qui che il Claret fu inferiore al Molineri, e divenne indi
suo discepolo.

(1) Archivio di Stato, Sezione camerale, Missive al P. Cauda.
(a) Pag.jgg.
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