Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 3.1880

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centimetri. La leggenda, in caratteri gotici, comprende sei
linee così disposte (i):

f matèrni - uvìi odofah •
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d aat • mMn mìm tôvïh
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Sul basso della pietra e in mezzo a graziosi fogliami sono
due stemmi orleanensi-viscontei, inquartati i e 4 tre gigli, e
2 e 3 biscione, posti simmetricamente.

Della scoperta in parola già fece cenno il cav. prof. Carlo
Vassallo in una nota nella sua monografia Gli Astigiani
sotto la dominazione straniera (Firenze, tipi Cellini, 1879),
in cui ebbe la speciale cortesia di menzionarmi. L'avvocato
Valpreda, che presso di se conserva il prezioso cimelio,
aderendo alle mie istanze, cortesemente mi concesse di
esaminarlo con ogni agio, ed io ne feci ricavare la foto-
grafia e ne tolsi il calco (Tav. XXIX, 1).

Poiché sono in discorso della dominazione orleanese in
Asti, mi piace accennare ad una importantissima e quasi
unica moneta dello stesso Carlo, che ebbi la ventura d'in-
trodurre nella mia raccoltina numismatica. E dessa un
grosso tornese, varietà di quello riportato dall'illustre Do-
menico Promis nella sua memoria sulla zecca d'Asti (tav. 2%
n. 5; Torino, 1853), u cui disegno desumeva dal Leblanc, il

(1) Le due prime lettere ani sono in nesso.
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