Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 4.1883

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DI UNA STATUETTA DEL SONNO

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Palinuro e, ciò fatto, librandosi sulle ali leggiere si innalza
dalla scura superficie delle acque alle regioni dell'aria (r).

E quasi inutile avvertire che, a parte la personifica-
zione del dio e la sua metamorfosi, il racconto di Vir-
gilio è affatto originale. Somnus non opera più per im-
pulso o per comando di altra divinità; per far provare
agli uomini l'effetto della sua potenza ha bisogno di un
ramo immerso nell'acqua del fiume Lete e stillante di
questa e di quella dello Stige; egli può prendere (come
del resto l'vÓvapos di Omero) (2) le sembianze di chi gli
occorre e dà prova di una forza materiale, di cui non
trovi esempio nell'Hypnos greco : — novità queste, che
debbono chiamare a sè la nostra attenzione, perchè pre-
ludiano e accennano in parte ai caratteri generali della
leggenda di Somnus nella mitologia romana, non ostante
che essa riconosca la sua origine dai poeti greci.

Da Virgilio passiamo ad Ovidio.

Ceice, signore di Trachine, fuori di sè per la meta-
morfosi del fratello Dedalione e per certi prodigi che ad
essa han tenuto dietro, non ostante le preghiere della
consorte Alcione, si affida alle onde dell'Egeo coi suoi
compagni sopra una nave, per correre a Claro nella Ionia
a consultarvi l'oracolo di Apollo; ma è colto da una
tempesta di mare e si annega (3). Alcione, aspettato
a lungo il marito, di cui ignora la sorte, supplica per il
ritorno di lui la regina degli dei (4). Questa nulla può
fare per esaudire le preghiere della sposa infelice e solo,

(1) 848-861.

(2) V. pag. 149.

(3) Ovidio, Metani. XI, 410 e segg.

(4) 573-581.
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