Bullettino archeologico Napoletano — 2.1843-1844 (1844)

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BULLETTINO ARCHEOLOGICO NAPOLETANO.

N-° XX (3- dell'anno II) — i Gennaro i844

Gli articoli, che non /tanno alcuna sottoscrizione, sono dell'editore cav. Francesco M. Avellino.

Osservazioni sul vaso col mito di Tereo ( continuum
unguentario con iscrizione , altre graffite sotto
altri oggetti — Bibliografia, Riccio , met

»

Osservazioni sul vaso di lìuvo col mito di Tereo :
continuazione e fine dell' articolo inserito nel nu-
mero precedente.

Avendo ragionato della forma delle antiche ceso-
je, che sono state trovate negli scavi ercolanesi e pom-
peiani, e di quelle che veggonsi nel vaso di Ruvo mes-
se nella mano di Tereo, crediamo ora dover aggiugnere
che queste cesoje non sono nò pur oggi fuor d' uso >
poiché per tagliare le tele, i panni, e precisamente per
tosar la lana ancor oggi si adopera quello strumento
che per altro col nome di forbicia , forbice , e forbici
cosi è diffinito nel vocabolario della Crusca: strumento
di ferro da tagliare tela , panno, e simili, fallo
di una lama di ferro ripiegala nel mezzo, la qual
ripiegatura , detta calcagno , fa ufficio di molla , e
le due parti rappresentano due coltelli , che si ri-
scontrino col taglio , e stretti insieme mozzano ciò
che vis' interpone. Lo stesso vocabolario al contrario
parlando delle cesoje riconosce in esse uno strumento
composto di due pezzi di ferro imperniati nel mezzo:
di modo che standosi a queste autorità le due voci ce--
soje e forbici non sarebbero prettamente sinonime , e
la seconda , non la prima di queste , corrisponderebbe
agli strumenti antichi da noi illustrati. Del resto gli
stessi scavi pompejani ci hanno teste fatti sicuri, che
non mancò nè pure presso gli antichi l'uso delle forbici,
simili in forma assolutamente a quelle che oggi usia-
mo. Un pajo di queste in ferro è slato nel corrente anno
i84.3 scavato appunto in Pompei , la cui lunghezza ec-
cede un palmo e mezzo , e di cui dovette quindi farsi
uso certamente per alcuna manifattura, e probabilmente
per tagliare lamine metalliche. Brevi ha quindi le due

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ione e fine ) — Scavi in Cuma, Pozzuoli, e Bufa :
i piedi di alcuni vasi , iscrizioni latine , ed
laglia restituita della famiglia Plauzia.

lame in confronto del doppio manico, che finisce non in
anello, ma in punta rivolta in su , appunto perchè mag-
giore fosse la forza di quelle due lame nel recidere.
Panni evidente che a così fatto istrumento vada dato il
greco nome conservatoci nelle antiche glosse di Filos-
seno vLotpnivos y^x'Xy.èxs, ch'esse spiegano appunto
forfex. Vedi le note del Jungermanno a Polluce lib. X
segm. 1.4.9.

Ma non crediamo che questo stesso istrumento debba
credersi espresso nel monumento mitriaco di Ostia
( Zoega Abhandlungen tav. V fig. 16), come par che
opini il eli. sig. Lajard ( annui, de l instit. del iSi-i
pag. 211), poiché la forma ivi rappresentata è piutto-
sto quella della tanaglia (forceps) che suole in tanti al-
tri monumenti trovarsi presso al martello, appunto come
è ancor ivi. Di uno di tali forcipi di ferro recentemente
scoverto in Londra, e di insolita figura , abbiamo Ietta
la notizia nel bullellina dell' istituto archeologico del
1843-pag. 79,

Probabilmente forbici simili a quelle che veggonsi
nella nostra tavola e nelle mani di Tereo, aver dovea il
simulacro di Giunone , di cui parlano Codino ( c/e 0/7-
gin. Constanlinop. pag. \!\ ) e Suida ( v. "Hp« ), se-
condo i quali erano le forbici di bronzo simbolo di pu-
rificazione, poiché usavansi a purgar da1 capelli il cor-
po , e perciò convenivano a Giunone (1' aria ) che tutto
purifica.

Ci sia or permesso dall' argomento principale di que-
ste osservazioni circa la forma dell1 istrumento che Te-
reo ha nelle mani, passare a qualche altra dilucidazio-
ne, concernente pure a questo importantissimo dipinto.

Della presenza di Apate introdotta nel vaso di Ruvo

assai dottamente hanno ragionato i signori Roulez e

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