Bullettino archeologico Napoletano — N.S.7.1858-1859

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cerva è nell’ atto di ferirla : è presso di lui il nome
AAPE1OX. Un altro personaggio denominato ABPO-
KOMA$ siede in un carro tiralo da due veloci de-
strieri , e spinge il giavellotto contro un aizzato cin-
ghiale. Un altro XEISAM^s) assalta una fuggente
Chimera. Uu quarto ATPAMI$ sta percotendo un
corrente grifo. Un altro e inteso a dar comandi ad
un giovine donzello, il quale tiene colla catena un
vigoroso cane. Finalmente un ultimo personaggio
prende parte alla uccisione di un quadrupede ralte-
nuto da un cane, che gli è saltato sul dorso. 1 nomi
di questi due ultimi non si prestano ad una sicura
lezione. Cinque altre figure di un ordine secondario,
dipinte e non a rilievo, compiono la scena, a’due
estremi, prestando la loro opera nella caccia. Nel
fondo vedesi un albero di palma, due piante gigliacee
sopra ognuna delle quali poggia un piccolo tripode,
e finalmente due alberi di ulivo.
Il primo a dare una meno esatta notizia di questo
monumento fu il dott. Kruse di Stralsund, che ne
parlò sin dal 1841 ( Bu'letl. dell' lst. p. 108 seg. );
ma non ne presentò alcuna interpretazione. Ne fa-
vellò poscia il de Kòhne ( Bullelt. de la Soc. arch.
de St. Pélersbourg li p. 7 seg. ), il lahn ( Munchen
Vasensamml. Einleit. p. XXVIII e CC1X n. 1364 ),
il Neumann (Die Hellenen im Scylhenland I, 527),
il Curtius ( Corp. inscr. gr. n. 8489 t. IV p. 246 ),
ed il Raoul-Rochette ( Letlr. à m. Schorn p. 63 ed.
2 ) unicamente per quel che risguarda 1’ artefice
Xenofanto. Fu pubblicato nella grande opera, che
vede la luce in Russia Antiquités du Bosphore Cym-
mérien ( PI. XLV. XLVI. ) colla illustrazione dello
Stephani ( Tom. Il p. 3 segg. ). Altre osservazioni
furono pur presentate dal signor Duca de Luynes
( Ballettiti de 1’ Alhéneum Francis , 1856 ) , e dal
cav. Gerhard (Archaeol. Zeilung 1856 pag. 163
segg. ) che ne fece pure una novella pubblicazione
(lb. tav. LXXXVI-LXXXVI1 ). Tutti questi ar-
cheologi vi riconobbero un soggetto unico e locale.
I signori de Koehne e Stephani allontanarono la idea
da personaggi storici : supposero una caccia eseguita
nel Bosforo Cimmerio, e che i nomi persiani si fossero
ivi introdotti sotto la persiana dominazione. I signori

Ialin, Curtius, e Gerhard pensarono invece al mito
degli Arimaspi; ed immaginarono che i nomi segnati
sul vaso fossero tratti dall’ ’Api/xoaT7rs7a. del poeta A-
ristea. Finalmente il signor Duca de Luynes meglio
apponendosi sostenne che l’argomento del vaso era
isterico; ma suppose che il Dario ricordalo da Xeno-
fanto sia il figlio di Artaserse Mnemone, il quale tentò
una congiura contro la vita del suo padre, e peri vit-
tima de’suoi criminosi disegni. In questa ipotesi, va
riportando a quell’ epoca alcuni de’personaggi ram-
mentati nel vaso. Egli ritiene egualmente che l’iper-
boreo grifo e la chimera di Panticapeo accennino al
silo della caccia come simboli di Cherroncso e di
Panticapeo. Reputa poi la palma ed i tripodi oggetti
sacri ad Apollo.
In tutte queste spiegazioni non si è tenuto abba-
stanza conto de’varii simboli, che si mostrano nel vaso
di Xenofanto. E prima d’ ogni altra cosa, la Chimera
si è spiegata per simbolo particolare di Panticapeo
sol perchè nelle monete di quella antica città com-
parisce un mostro di quella forma. Comunque sia
alquanto variata dalla solita forma della Chimera ,
pure non può altrimenti determinarsi. Ora il vedere
in quella numismatica introdotta la Chimera non
pruova che sia simbolo della città. La idea di quel
mostro non può scompagnarsi dalla sede del mito a
cui si riferisce. Per lo che, se per tulle le tradizioni,
riportasi la Chimera alla Licia, non potrà essa sim-
boleggiare un’altra regione. Le due piante gigliacee
non furono riconosciute da alcuno. Esse evidente-
mente sorgono dal suolo, e così pure la pianta di
palma nella quale non può non riconoscersi un vero
albero ; come veri alberi sono le due piante di ulivo.
Non ammettendosi dunque la osservazione del sig.
Duca de Luynes , il quale riconobbe in quelle piante
sacre offerte, si troverà la pianta simbolica della Fe-
nìcia ed il giglio della calda Susiana nelle fredde re-
gioni della Scizia, la Chimera di Licia nel paese degli
Iperborei ; e quindi una strana contraddizione fralle
varie parli del monumento. Ed in quanto al Dario
immaginalo dal eh. archeologo francese, quel per-
sonaggio non offre alcuno interesse storico: e perciò
egli stesso, ed i satrapi che lo accompagnano, sareb-
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