Bullettino archeologico Napoletano — N.S.7.1858-1859

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BALLETTINO ARCHEOLOGICO NAPOLITANO.
NUOVA SERIE
A7.0 158. (8. dell’ anno VII.) Dicembre 1858.

Sull’imperatore Pupieno. Continuazione del n. 156. —Riscontro del tipo di una moneta di Traiano con le
statue di due Daci scoperte a questi ultimi anni in Romei, —Di alcune tPudé quali una
malamente di fuisìià.—Vna coincidenza mitologica.

Sull’ imperaloj, Pupieno. Continuazione del n. 156.
Ma prescindendo che un consolato surrogalo ad un
privato reputavasi troppo inferiore alla maestà impe-
riale, talché non se ne conosce altro esempio se non
quello di Nerone nel 68 riferito da Svetonio (Ner. c.
43): Consules ante tempus privavit honore , atque in
utriusque locum solus iniit consulalum, quasi fatale
essel non posse Gallos debellati nisi a se consule, e che
lo stile costante fu quello che ai nuovi principi si de-
cretassero invece i fasci ordinari dell’anno susseguente
alla loro esaltazione, il supposto dal Tillemont viene
smentito dal monumento , di cui ho fatto cenno sino
da principio. È questo il frammento di una lastra di
marmo opistografa della quale debbo la conoscenza
alla gentilezza del eh. cav. de Rossi, da cui fu rin-
venuta nel cimitero di Calisto, ov’era stata adoperata
dai fossori Cristiani per chiudere un loculo.

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Non ostante le sofferte mutilazioni è sicuro nel pri-
mo lato anche pel confronto colla parte avversa il sup-
plemento PuPIENI MAXIM! • C • V • COS • II ,
ove il titolo senatorio datissimi Viri ci assicura che
quel marmo fu inciso mentr’ egli era ancora in qua-
lità di privato, e che per conseguenza prima della sua
promozione all’impero il suo nome era già inscritto
replicatamente nell’ albo dei consoli. Ora è da porsi
ANNO Vii.

mente, che specialmente coll’avvanzarsi dell’impero,
in cui crebbero tanto i suffetli, gli iterati fasci furo-
no comunemente ordinari, ed anzi sappiamo da Dione
(L. 78, c. 13) che Macrino tolse anche l’abuso intro-
dotto da Plautiano di conteggiare gli ornamenti con-
solari come un vero consolato. Per lo che si avrà
una gravissima presunzione che il geminato onore di
Pupieno Massimo non debba essere stato preterito
negli antichi fasti che ci rimangono, benché niuno si
sia fin qui avvisato di riconoscervelo. Lo che essendo,
10 osserverò che nel 234 in compagnia di Urbano
essi registrano appunto un Massimo, che non si sa
affatto chi sia, ma a cui l’anonimo Norisiano, Idatio,
11 frammento Bucherano, Cassiodoro, Prospero, e i
fasti Greci maggiori e minori aggiungono concorde-
mente la nota della, ripetuta magistratura.
E avvertirò eziandio, che per assegnare quell’anno
a Pupieno all’ addotta concordanza dei fasti si unisce
eziandio la convenienza dei tempi. Apparisce dalla sua
vita che dopo i tre proconsolali pretori! della Bilinia
dell’Acaia e della Narbonese egli deve aver avuto un
consolato sufletlo per poter quindi conseguire la le-
gazione Augustale dell’Illirico, che per essere con-
finante coi barbari, e portando seco il comando di
un esercito non soleva affidarsi se non a chi fosse
stato già console. Lo stesso dicasi, ma con maggior
sicurezza, dell’altra della Germania , a cui fu poscia
traslatato, la quale sino dai giorni di Augusto fu costan-
temente consolare. Qual cosa adunque più verisimile,
o per dir meglio più consueta di quella, che le im-
prese da lui operate contro i nemici in quelle lega-
zioni, al ritorno che fece a Roma dalla seconda, fos-
sero premiale dall’ imperatore Alessandro colla ri-
petizione dei fasci ? Ma si ha pure un’ altra conside-
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