Bullettino archeologico Napoletano — N.S.7.1858-1859

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BALLETTINO ARCHEOLOGICO NAPOLITANO.
NUOVA SERIE
N.° 164. (14. dell’anno VII.) Marzo 1859.

Dichiarazione delle pitture di un greco Vaso inedito del Museo Santangelo.—Intorno ad alcuni dolii di ter-
racotta rinvenuti vicino il Sarno. Continuazione del n. 161.—Scavazioni di Cartagine.

Dichiarazione delle pitture di un greco Faso inedito
del Museo Santangelo (tav. IX).
Parte anteriore o principale del vaso.
Nel centro di questo grandioso dipinto veggiamo
un bel giovinetto eh’ è posto sì fattamente a giacere
da parerci senz’altro che dorma. Nè vi si scorge pur
segno di ferita o di sangue ; talché sarebbe difficile a
riconoscervi il cadavere di Adone, se non ci soccor-
resse una simiglinole pittura di altro ellenico vaso,
che fa parte della collezione di Amati (1), in cui
l’immagine del giacente garzone vien dichiarata dal-
1’ appostavi scritta AAiìNIX.
L’infelice figliuolo di Mirra è spirato nel fiore de-
gli anni (2); ed il suo funebre letto era poco anzi nu-
ziale; chè non fu già furtivo amore (come volgar-
mente si crede) che lo avea unito a Venere, ma sa-
gro imeneo (3).
Accostandosi Erote al femore dello estinto giovi-
netto e tenendovi fiso lo sguardo, è presso a lavarne
la mortale ferita, conforme leggesi in un luogo dello
Epitafio di Adone (4), che sfuggì al eh. De Witle
(1) Di questa importante raccolta si_ha un succinto ragguaglio,
dettalo dal eh. Brunn, nel Bullett. dello instit. arch. rom. 1853,
pp. 160 e 161.
(2) Secondo Teocrito (Zch'l. XV, v. 129), cessò di vivere nella età
di 18 o di 19 anni.
(3) 'Iepòv yapwv rettamente lo dice il eh. Prof. Ahrens nelle
critiche sue osservazioni al carme di Bione sulla morte di Adone
da lui ristampato in Hanovera nel 1851. Veggasi la pag. 71 di que-
sto pregevole libriccino.
(4) Verso 85, ov’è da leggersi, col testé citato Prof. Ahrens,
[xrpòv in luogo di che si ha nelle precedenti edizioni, ri¬
tenendo bensì la voce Xoóu eh’ egli vorrebbe a torto mutare in
lOtviìl.

quando inconsideratamente scrivea essere Amore qui
in atto di presentare una fiala al già morto sposo di
Afrodite (I).
Accorto, bensì, e sagace si mostrò lo stesso archeo-
logo ravvisando Cerere con Proserpina nelle due fi-
gure che stanno a capo del talamo : se non che, in
luogo di aver per lustrale quel ramo eh’ è in mano
alla regina delle ombre, dovea egli riguardarlo come
funebre offerta, facendosi ciò manifesto da tre simi-
lissimi ramicelli che giacciono a piedi del letto.
I costumi da caccia e la veste succinta delia gio-
vane donna, eh’ è di contro a Proserpina, non che il
turcasso sospeso ai suoi omeri, non si addicono ad
altra greca deità che a Diana-Ecate, la quale ha pur
qui una face in ambe le mani, com’è descritta da ta-
luni poeti (2) e si vede in più monumenti (3). E, ram-
mentandoci che, secondo Apollodoro (4), fu Adone,
vittima dello sdegno di questa implacabile dea, abbia-
mo da opinare eh’ ella si appressi al suo letto di morte
per godere di un’appagata vendetta.
Si ha da Bione che, a deplorare la sventurata fine
di quello assirio garzone, accorsero non pure le Orea-
di ma le Grazie ancora e le Muse (5). E siccome nei
vasi greci dipinti non incontransi mai le imagini delle
ninfe dei monti, dobbiamo così riconoscere le figlie
di Mnemosine e le compagne di Venere nelle sei mu-
liebri figure che stanno innanzi al funebre letto. Ab-
(1) Annali dello instit. arch. rom. t. XVII, p. 409.
(2) Sofocle, Trach., v. 208; Aristofane, Rane, v. 1406. Va pur
letta su di ciò la egregia nota dello Spanheim al v. 11 dell’Inno
a Diana di Callimaco.
(3) V. Meyer, De Diis, Deabusque taediferis, pp. 13 e 14.
(4) L. HI, c. 14, §. 4.
(5) Jìpitaf. di Adone, vv. 19, 93, e 96.

ANNO VII.
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