Bannister, Henry Marriott [Editor]
Monumenti vaticani di paleografia musicale latina (Testo) — Lipsia, 1913

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I

DESCRIZIONE DELLE TAVOLE

Le tavole di neumi, cioè le descrizioni della loro forma, sono rarissime nei
trattati manoscritti di musica, giacché i neumi si presupponevano ben noti, per
noi invece hanno una grande importanza.

La tavola di neumi più comunemente nota e copiata nel medioevo consi-
steva in una serie di versi mnemonici, la quale variava per lunghezza e pel
cominciamento. L'abbate Martino Gerbert pel primo pubblicò nel suo De Cantu et
Musica sacra (2 voi. S. Blasien, 1774) Voi. II, tav. X, n. 2 1 da un ms. di S. Blasien
del sec. xiv, i versi che cominciano: (i) « Scandicus et salicus, climacus, torculus,
ancus », con le figure di 40 neumi sopra il loro rispettivi titoli. Il P. L. Lambillotte,
S. J., pubblicò, in fine del suo Antìphonaire de St. Grégoire (Paris, 1851), un capitolo
sulla Clefdes mélodies grégoriennes con (pp. 35-37) una tavola dei neumi di S. Gallo,
e nell'Appendice, p. 9, una tavola (2) di 55 neumi coi loro segni, quali si trovano
in un ms. di Ottobeuren del sec. xn, passato di poi a Meersburg, la quale comincia:
« Punctum, bipunctum », ecc. 2 e nella p. 10 due tavole di 17 neumi, le quali comin-
ciano: « Epiphonus (Eptaphonus), Strophicus, » ecc. [cf. tav. 16], da due mss., uno
di Murbach (3) e l'altro di Tolosa (4). C. E. H. de Coussemaker, L'histoire de l'har-
monie au moyen dge (Paris, 1852), a pp. 180, 181 cita la tavola di Gerbert e le tre
tav. del Lambillotte e nella tav. XXXVII (5) riproduce una tavola di Monte Cas-
sino (sec. xi) di 36 neumi con nomi diversissimi e stranissimi;3 e nella tav. XXXVIII
tre altre tavole, delle quali il num. 3 (6) consiste in alcune linee prese dal ms. 838
(sec. xin) di Douai: « Tonus, ditonus », ecc., il num. 4(7) Nomina notarnm dal ms.
Palat. 1346 (sec. xm) «Eutaphum, strophicus», ecc., il num. 5 (8) da un ms. di
S. Marco di Venezia del sec.xv: « Eptaphonus, strophicus », ecc. F. F. Fétis, Histoire
générale de la Musique (Paris, 1874) voi. IV, pp. 198-203 riprodusse (1) (3) (4) e (7) e
pubblicò (9) da un ms. che sembra della prima metà del sec. xi un altro esempio
dell' « Eptaphonus ».

La Biblioteca Vaticana offre tre frammenti preziosi con forme di neumi che
noi mettiamo insieme nella tav. 1: cioè (a) Palat. 235, f. 38v di massima importanza
sul valore dei neumi e (b) e (c) Palat. 78, f. 137r e Palat. 1346, f. 17v, versi mnemo-
nici e figure, per mala fortuna, dello stesso tempo e provenienza.

N° 1. Tav. ia Palat. 235, f. 38\

Pel ragguaglio di questo ms. veggasi N° 191, dove si vedrà che la terza
parte, ff. 3Ór-47v, contiene: ff. 3ÓV-38V, degli estratti dal De ratione tem-
porum del ven. Beda per mano di copisti del sec. xi, uno dei quali riempì
dal principio del f. 38v sino alla metà del f. 39/ con una notizia di com-
puto e con un trattatello importantissimo, citato la prima volta nel 1889
dalla P. M. I, p. 102, nota 1, la quale ne riporta le prime parole, e fa
notare specialmente il ragguaglio sulla derivazione dei neumi dagli accenti:
« De accentibus toni oritur nota (figura) quae dicitur neuma ». Il trattatello

fu pubblicato in extenso dal Dr. P. Wagner in Rassegna Gregoriana III

(1904) , col. 481 sg. e nel suo Neuìnenkunde (Freiburg (Schweiz) 1905),
pp. 2i4sgg. con versione in tedesco e commento, dove dice che esso è
l'unico (fra gli antichi trattati) che ci dia un'esposizione sistematica del
significato ritmico dei neumi; in seguito Don R. Baralli (Rass. Gregor. IV

(1905) , col. 59sgg.) fece rilevare parecchie difficoltà che s'incontrano nel
testo. Parte di esso fu riprodotta in zincotipia dal P. Gietmann nel Santa
Cecilia (Torino, Aprile 1905) e nel Kirchenmusicalisches Jahrbuch (1905),
p. 70 con commento di cui rilevò l'inesattezza il P. Beyssac in Rass.
Gregor. VI (1907), col. 520-522. * Il Prof. Gastoué, Les origines citi chant
romain (Paris, 1907), pp. i68sgg. ristampò parte del testo da « De accen-
tibus toni > sino ad « Euge serve bone », 5 con versione francese.

La scrittura é certamente tedesca e della prima metà del sec. xi
(la P. M. I. c. l'attribuisce al x o xi). Nessuna traccia di provenienza
appare in codesta parte del ms. (cf. descrizione N° 191), ma le ricerche fatte
da Don Beyssac sui Graduali, ecc., che contengono gli esempi citati,
potranno gettar nuova luce su questo.

Si è fatta questione se i neumi siano del primo amanuense. E certo
che alcuni di essi appariscono più neri di altri, p. e. quelli della 1. 6,
sopra « brevi et gravi et subposito », ma lo stesso si verifica di quelli
del margine, p. e. del trig. e del segno su « jan » nella linea che precede
il « Quid est cantus?». D'altra parte i neumi del margine sembrano dello
stessissimo colore del testo, e con ogni probabilità la nerezza si deve alla
recente provvista d'inchiostro nella penna.

Poiché questo nostro lavoro ha per iscopo di studiare le forme della
scrittura neumatica e non di darne l'interpretazione, non intraprenderemo
qui il commento del trattato, la cui esegesi sarà data dal P. Beyssac,
bensì richiameremo l'attenzione sui neumi stessi come illustrazione con-
temporanea del testo. Questi neumi non furono rilevati dal Wagner e sono
stati del tutto fraintesi dal Gietmann; Gastoué ha riprodotto (con una
inesattezza, vedi infra) quelli del testo, ma ha lasciato da parte quelli del
margine ; questi ultimi invece sono di eguale importanza e comportano
una spiegazione più larga di quelli sul testo, benché talvolta il loro pre-
ciso significato non sia chiaro. La loro forma particolare qui non ha per
noi speciale importanza, e verranno indicati semplicemente secondo la suc-
cessione numerica con cui si presentano nella tavola dei neumi.

1 Ristampata in General history of music del Dr. Charles Burney, 1776-1789, Voi. II,
p. 44; e in Geschlchte der musile di A. W. Ambros (Leipzig, 1881), II, p. 73.

2 Ristampata in Origine Bysantine de la Notation Neumatique de l'Eglise Latine
del P. J. Thibaut (Paris, 1907), p. 90.

3 Thibaut, 1. e, p. 91.

4 II foro della pergamena che sviò il P. Gietmann, si vede chiaro nella tavola, mar-
gine sinistro poco al disopra dei primi neumi.

5 Egli ha omesso e nel latino e nel francese la frase : « Et quando reversi... Valeat
falanx nostra ».
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