Bannister, Henry Marriott [Editor]
Monumenti vaticani di paleografia musicale latina (Testo) — Lipsia, 1913

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D. NOTAZIONE A PUNTI.

I. - Punti misti.

a) Di Nonantola.

N° 269. Tav. 54 £ Roma, Bibl. Vitt. Em., 1565 (Sess. 96), f. 316/

Ff. 321 (f. 7\bis)\ 28 x 18 cm„ 11. diverse di numero. a B-D8

e8(-3, 4, 5, 6, 7) f.m8 | n_t8 tj8(-8) (j53) | a.c8 ef8 g4 (304) ||

AA-NN8 (308) Il aa5 (313) a AAA8 (~ 7) (320).

Volume miscellaneo, composto di due diversi mss. : (A) (ff. ir-204v)
Commentarti di S. Girolamo sull'epistole di S. Paolo, scrittura longobarda
del sec. x, e (B) (ff. 205r-3o8v) parte di una Bibbia del sec. ix e due qua-
ternioni incompleti, cioè: (a) ff. 30c.l-3i3v (253 x 178 mm.): Omilia in nati-
vitate septem fratrum, del sec. ix, e (b) ff. 3i4r-320v, quaderno di 8 ff. di
cui manca il penult. (252 X 168 mm., i 7 lin.) : Ufficio (diverso da quello
in Hartker e nell'ordinamento e nel contenuto) e Missa per la festa di
S. Benedetto; ff. 3i4r-3i8v; 12 e ff., Ant. da ad vesp. fino ad magni-
ficat; f. 318V : Messa per 12 Kal. Apr. (prima le parti cantabili, poi le
« Orationes », ecc., fino al Prefazio, dove si trova una lacuna) ; i ff. 32or,
320v, hanno diverse Benedizioni. Il f. 318V col principio della Missa fu
riprodotto in P. M., II, tav. 11. Soltanto l'ultima parte interessa a noi;
non vi sono indicazioni di provenienza, ma la notazione musicale, segna-
tamente per la melodia sillabica, prime tre 11. della P. M., I. c. è così spic-
catamente nonantolese che il frammento, con ogni probabilità, fece parte
di qualche Breviario-Graduale di quell'abbazia. Nel catalogo ms. (seguito
dal Loew, Studia Palaeographica, Sitzungsberichte der K. Bayerischen
Akad, ecc., 1910, p. 45), viene assegnato al sec. ix, in P. M., al sec. xi/xii;
il primo sembra troppo presto, il secondo troppo tardi ; a rigor di ter-
mini parrebbe che la sua data fosse il sec. x e prò babilmente la seconda
metà di esso. 1

Il f. 3i6rha la fine del 1$. «[Ante sextum uero...] dolore fatigari »
(Hartker, p. 131) col f. « Cumque > ; il 1$. « Sexto namque die» e il f.
« Erectis » (in Hartker, p. 13T, con varianti di testo, p. e., « exspiravit »
per « efHavit », e in parte in Respons. Solesm., p. 331), ed un 1$. finale « O
beati uiri > con f. « Cui uiuere » con lungo Melisma per un Prosellus o
Verbeta ; V Ant. « ad Magnificat » nei primi vespri, « Recessit igitur »
(Hartker, 129, Pesp. Sol., 320), V Ant. «super Venite», « Preoccupemus »
e il principio del Venite exultemus (j° modo).

Il testo si vede spazieggiato appositamente per i neumi, cf. lin. 1,
a...d e fine della 1. \ \,co...n. La notazione vien descritta in P. M., l.c.
come: « i°composèe de lignes perpendiculaires partant de la syllabe et
montant plus on moins selon la hauteur de sons; 2° des ligatures;
30 de points détachés». Questa descrizione è molto precisa; nondimeno
le legature in realtà sono accenti e perciò la notazione porterà il titolo
di « mista ». La diastemazia n'è perfetta, il primo membro di ciascun
neuma parte dalla vocale di ogni sili, e ascende o anche discende sotto

la parola a distanza esattamente rispondente all'altezza o profondità del
suono che si vuole rappresentare ; questo primo membro è invariabilmente
una vèr. 5, o almeno una linea verticale che porta un piccolo episema a
sinistra della sommità, C 3*, per segnare il punto preciso nella scala
invisibile ; quando la sili, è liquescente, tal vir. diventa vir. liq. 3*, cioè una
vèr. obliqua con testa arrotondata ricurva un pochetto a destra (1. 2, primo
neuma; ma il ceph., in quanto fl.liq., ha un «cappio» alla sommità, C 4*.
1. 7, « in ».

La fi., A 5*, consiste in due linee che s'incontrano ad angolo, la
prima delle quali arriva al punto del primo suono e l'altra cade sul
secondo (1. 3, seconda sili, di «die» e ult. neuma; si noti il primo neuma
nella 1. 15, dove il secondo membro va a finire sotto la linea). La fi. com-
parisce pure in forma di vir. seguita da pun. a mo' di virgola a un grado
un poco più basso, A 6*, p. e., due volte nella 1. 2 e tre nella 1. 5 ; con-
frontando Hartker e la posizione ritmica della sili, accompagnata da questo
neuma, vien fatto di dubitare alquanto che si tratti di una fi. lunga. 2 La fi.
resup., b 8*, apparisce nella terza sili, di «fatigari» (1. 1); la direzione del
primo membro, come nella notazione italiana, dipende dalla posizione del
neuma precedente; cosi in P. M., II, pi. 11, esso è a forma d'or, sulla
seconda sili, di « Vitam » nel R. G. <c Domine preuenisti », perchè sullo stesso
grado del neuma precedente.

Il pes è rappresentato sempre con una vir. posta verticalmente sur
un'altra, I 1* (p. e., 1. 1, secondo neuma); quella di sopra in certi casi
porta un piccolo epis. I, 2* (1. 12, prima sili, di « Christus »); una volta (1. 9,
seconda sili, di « Sancta ») ambedue le vir. hanno l'epis., I 3*. Nello scan.
ed altri neumi ascendenti, il primo membro che parte dalla vocale è
sempre necessariamente una linea verticale, il secondo è, per solito, un
semplice punto, cf. 1. 1, seconda sili, di «usque», 1. 3, prima sili, di «nam-
que », scan. d 12*; dove lo scan. è preceduto da vir., p. e., 1. 6, ult. sili, di
« discipulorum », esso piglia la forma ordinaria, d 3.

Il clim. ha il pun. più basso in forma di virgola, E 8 ; cf. a metà del
lungo neuma di «que»,lin. 2 e il principio del neuma di «ad», lin. 1 (in
Hartker, pes subbipun.) e lo stesso s'avvera della vir., ecc. subbipun., 1. 5,
prima sili, di « muniuit » ; se o l'uno o l'altro neuma fosse resup., allora la
nota finale è rappresentato con la vir. solita usarsi dallo scriba (1. 5, se-
conda sili, di «muniuit»). Il modo di rappresentare il clim. (o, per parlare
più esattamente, quello a tre subpun.) si vede chiaro nel melisma della
1. 13, dove il pun. più elevato è una linea curva che pende verso destra.
Il pes fi. non è mai rappresentato come neuma legato, ma sempre come
vèr. seguita da fi. o della forma ordinaria, K 7* (1. 5, seconda sili, di « sa-
cramenti » ) o della forma descritta nel prossimo paragrafo, K 8*.

Questa notazione di Nonantola pare che abbia una figura neumatica
tutta sua particolare; nella sua forma più semplice si mostra alla fine

' Quanto ad ortografìa notisi : « dileccio ». « oracionis >, e quanto alla scrittura, Va, Ve
in due forme, specie Ve tinaie di. 1, 15), ilg- e il cf (1.9;.

- Questo modo singolare di esprimere la fi. indurrebbe a pensare che questa nota-
zione nonantolese più propriamente dovrebbe dirsi una notazione mista.

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