Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 1.1889

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NELLA PROVINCIA DI PARMA

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Quando si tenga conto di ciò, e si noti che non esi-
stono oggetti simili degli strati inferiori delle ter-
remare e che i terramaricoli non lasciarono alcun altro
segno di tentativo fatto nell'arte figurata, è credibile
che dal di fuori, e allorché la prisca loro civiltà toc-
cava la fine, ricevessero l'uso delle mentovate figure
che poi conservarono durante la prima età del ferro.

La mia opinione parmi avvalorata anche, dai ri-
sultati degli studi sulle figure somiglianti scoperte al-
l'estero, cioè nel sud-est della Spagna, nella Savoia,
nella Svizzera, nell'Austria, nella Carniola e nell'Un-
gheria (') provenienti tutte, ad eccezione delle spa-
gnuole trovate sporadiche, da abitazioni lacustri o da
stazioni non molto diverse dalle terremare. Che se poi
vogliamo spingere le ricerche verso l'Oriente, oltre ad
alcune di Rodi e di Cipro (2), le vediamo in Hissarlick
nella Troade, a Micene e a Tirinto (3). Queste delle
contrade orientali presentano spesso dello differenze con
quelle del continente europeo, tuttavia non si può esi-
tare a comporne un solo gruppo. E se ci studiamo di
classificare così quelle dell'Oriente, come le transal-
pine, coll'ordine cronologico indicato dagli oggetti di
altro genere insieme coi quali nei vari paesi si sco-
prirono, risulta che non ve ne ha alcuna la quale ap-
parisca coeva della pura età del bronzo delle terre-
mare, nessuna che scenda ad un periodo corrispondente
a quello cui il Chierici riferiva gli esemplari del Reg-
giano. Quello pertanto del Castellazzo deve apparte-
nere al chiudersi della età del bronzo o al comin-
ciare della prima età del ferro, rendendo così verosi-
mile che pure in tale terramara, come in altre, mentre
per gli elementi che penetravano in Italia dalle regioni

Soc. imp. des Antiq. de France, tav. Ili, 6 — Not. d. scavi,
1882, tav. V, 63 e pag. 25; tav. XIII, 13, c pag. 148, 178, 187

- Ghirardini, op. cit. pag. 174, 175, 176.

0) Siret H. e L. Los freni, dges du metal dans le S.-E.
de VEspagne, testo, tav. XVII, 1, 2, 3 — Itabut. Ilabit. lacus.
de la Savoie 5me. Alem. tar. XVH, 5 — Perrin, Etude prehist.
sur la Savoie, spec. à Vépoque lacus. tav. XX, 18,19 — Chantre.
Etud. paleoethn. dans le boss, du Rhóne, Age du bronze, atlante
tav. LXXI, 4, 5, 6 — Keller, Pfahlb. Rapp. V, tav. XV, 3 —
Desor, Le bel dge du bronze lacus. en Suisse, pag. 9, fìg. 17

— Gross, Les ProtohelvHcs, tav. XXVI, 65, 71 — Mittheil.
der anthrop. Gesell. in Wien, VI, tav. IV, 15-21 — Atti del
Congr. Preistorico di Budapest, II, tav. LXXI — Matér. pour
l'hist. cit. 1878, pag. 470-476, fìg. 232-237.

(2) Siret, op. cit. pag. 124 — Cesnola, Gyprus, tav. VI e
pag. 150.

(3) Schliemann, Ilios, pag. 560 ; Mycènes, trad. frane, fìg. 2-
11, 90-119, 161 ; Tiryns, flg. 77-96.

Monumenti antichi. — Voi. I.

orientali si sostituiva una nuova civiltà a quella detta
del bronzo, gli antichi abitatori non abbandonarono la
primitiva sede.

Taluni degli oggetti del Castellazzo sono di corno
di cervo {Tavola, fig. 6, 13, 16), cioè: una specie
di accetta (fig. 16) cui serve di manico il palco di
corno che vi si lasciò unito, un manico di lesina
o di punteruolo (fig. 13) e una piccola ruota (fig. 6).
Il primo sembra un utensile fin qui nuovo per le ter-
remare, e dai caratteri che presenta credo di non er-
rare giudicandolo della età del bronzo. Altrettanto
forse non è a dire del manico di lesina o di punteruolo,
e inclino a ritenerlo della prima età del ferro pei riscon-
tri che specialmente trova in alcuni scavati nella nota
stazione di Servirola. Non è improbabile che sia coevo
della figura fittile di animale descritta superiormente.

Quello però fra gli oggetti di corno cervino del
Castellazzo che merita particolare attenzione è la pic-
cola ruota (fig. 6), certamente usata come testa di
ago crinale, secondo le osservazioni mie di molti anni
fa (4). Ruote simili sono comuni nelle terremare del-
l'Emilia (5), e ne esistono tanto di corno di cervo
quanto di bronzo, cui si aggiungono quelle di bronzo
dello stazioni lacustri del Garda (fi). La circostanza
di trovarlo nelle dette stazioni lacustri come nelle
terremare dell'Emilia, e quella di non incontrarle mai
invece nelle palafitte lombarde e piemontesi, avvalo-
rano la conclusione cui siamo giunti esaminando i
manichi cornuti o lunati dei vasi fittili. Pure per esse
si dimostra che lo palafitte subalpine si dividono nei
due gruppi orientale e occidentale avente ciascuno spe-
ciali prodotti industriali, e che le terremare si colle-
gano col primo.

Ruote simili non mancano in taluni paesi tran-
salpini, e sono note quelle di bronzo e di stagno delle
stazioni lacustri della Svizzera ("), oltre di che credo

(4) Bull, di paletn., Ili, pag. 57 e seg.

(8) Coppi, op. cit. tav. VII, 6 ; LXXIX, 18 — Crespel-
lani, Marne modenesi, tav. X, 144, 145, 147; Scavi d. Mode-
nese 1882, estr. dagli Atti d. Deput. di st. pat. modenesi ecc.
ser. 3a, III, tav. II, 14 — Canestrini, Ogg. trov. nelle terreni, d.
Modenese, estr. A&WArch. per la Zool. ecc., IV, tav. V, 6 —
Gastaldi. Nuovi cenni sugli ogg. di alta antich. trov. nelle
torb. e nelle marn., tav. V, 5, 6 — Strobel, Av. prerom. cit.,
tav. II, 12, 13; IV, 23.

(6) Cavazzocca, Abit. lacus. d. Lago di Garda, tav. Ili, 3.

(7) Keller, Pfahlb. Rapp. VII, tav. Vili, 18, 19 — Gross,
op. cit. tav. XVIH, 30, 33, 36, 40,42.

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