Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 3.1893 (1894)

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GOBTYNA

SECONDA EPOCA

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farsi se il giudice pronunzi che uìxiog non sia
veramente il marito ; mentre intendendo, come
senza sforzo naturalmente si deve, dei cinque
stateri, s'intende anche chiaramente che se il
marito non risulta ai'xioc, non deve darli. La
forma semplice di giudizio {òfivévra xqivsv) che
si stabilisce se il marito nega, mostra che trat-
tasi di un fatto facilmente constatabile qual'è
se il divorzio sia stato promosso da lui o da lei,
non di quella questione per lo più intricatis-
sima, se la colpa sia di lui o di lei. Va notato
che un simil dono di congedo viene imposto dalia
legge all'adottante quando disdica l'adozione;
col. XI, 14 sgg.

Col. II, 1. 53, rag x^qsvtiiog Q x^qsvovGa a col. Ili,
45, 53, IV, 9 indica, non lo stato di vedovanza,
come nell'uso comune, ma lo stato di donna di-
vorziata; talché vediamo che xrfda dovette si-
gnificare ad un tempo la donna separata dal
marito per morte o per divorzio. Di quest'uso,
che dovette esser certamente proprio dei tempi
più antichi, non c' è altro esempio ; nei monu-
menti letterari più antichi a noi pervenuti manca
1' occasione a darne saggio, non parlandosi in
quelli di divorzio. La glossa Hesychiana %x)qa
■fj filerà yàfxov f.irj avvoixovGa àvóqC, non si rife-
risce al divorzio, ma a casi come quel di Pe-
nelope e simili; cfr. il ted. Stroliwittwe.

L'idea prima espressa dalla voce, "l'esser
vuoto, privo di q. c. „ spiega quest' uso, che ha
raffronto nell'uso, per la stessa ragione simil-
mente largo, della voce vidua presso i Romani
negli antichi tempi; cfr. Big. 50, 16, 242, 3;
Macrob. Sat. I, 15, 17.

Col. Ili, 4, avróv neutro qui e poi, lin. 5, 12; non
sappiamo se fosse usato anche avrò. Si potrebbe
pensare ad avimv per avxwg, come troviamo
avriv per avxig, ma dispensa dal ricorrere a tal
supposizione l'uso simile ben noto di xavxór,

TOIOVXOV, TOGOVXOV.

1. 8 Sg., rtàq A/.ivxXaìov, rxàq ràv ToxGi'av, a
torto BZ. e gli altri han pensato al tempio di
Apollo Amykleo, quasi il giuramento dovesse
esser prestato colà dinanzi all' imagine di Arte-
mis coli'arco. Nelle iscrizioni cretesi dove sono
segnate forinole di giuramento vediamo nomi-
nate più divinità, non mai il tempio ove si doveva
giurare. In ogni caso, questo giuramento di cui
qui si tratta doveva essere prestato piuttosto
nel tempio di Artemis, della cui esistenza in
Gortyna abbiamo notizia da Corn. Nep. Hann. 9.
Che a Gortyna, colonia di Amyklei, si trovasse
un tempio di Apollo Amykleo è possibile, ma

non sappiamo; rileviamo invece da una iscri-
zione Gortynia meno antica, pubblicata dal-
l' Halbherr (Mus. ital. III, p. 71G n. 1G7) che la
città cretese di Amyklai ricordata da St. Byz.
trovavasi nel territorio che circonda Gortyna.

Se si trattasse del tempio si aspetterebbe iv
0 èri AiivxXcdy (cfr. irci xo> vcaò col. I, 42) op-
pure rtàq AfivxXmoì (cfr. rràq xm óixuGxà VI, 30
rtàq xà flaxqì VIII, 51). Ilàq Coli'accusativo,

senza moto, non può qui significare che accanto a
(cfr. l'uso avverbiale di ndq o nana in Omero).
Senza dubbio è qui indicata una triade di di-
vinità affini delle quali Artemis è la principale,
le altre due sono associate ad essa quasi come
S-soì rràqióqoi. Se il giuramento dovesse essere
prestato da un uomo, a capo della triade sta-
rebbe forse Apollo ; essendo una donna, vi sta
Artemis, alle cui saette si attribuivano le subi-
tanee morti delle donne C'Aqxtiug txxa, fiàX^'Aq-
Tf/iug ìoxeaiqct Hom.) come ad Apollo per gli
uomini. Sono tre divinità affini, tutte saettatrici
e mortifere, minacciose per gli spergiuri; sono
inoltre, come nazionali e specialmente cretesi
o gortynie, sommamente venerande. Artemis è
specialmente venerata dai Cretesi, "Aqxsut Kqy
xàwv nóxvia xoi-oifóqcov, ap. Schol. II. x, 1 ;
Apollo Amykleo pei Gortynii, colonia di Amy-
klei, è rcaxqoìog 0 àq%aytxag. La terza divinità
indicata col solo epiteto di Toxai'a, non può
essere, come altri ha pensato, identica con Ar-
temis; dev'essere Britomartis, il cui culto è es-
senzialmente cretese e specialmente Gortynio

{roqxvn'ócc vé[ig>r]V, èXXoijóvov, Bqixó/iaqxiv Cal-
imi. Hymn. in Diari. 190); questa divinità andò
poi confusa con Artemis, ma ne rimane di-
stinta, benché prossima, in questo antico tempo.
Tó'Siog è formato come £t'viog, Sqxiog ecc., epiteti
di divinità, e con simil valore.

Per l'assenza dell' articolo nel secondo nome
cfr. col. II, 21, 22, e le serie di nomi divini dei
giuramenti nelle iscrizioni cretesi posteriori.

Formalità pel giuramento qui prescritto, tro-
vansi indicate in un articolo supplementario a
col. XI, 46 sgg.
1. 9-12, BZ. e altri con loro intendono questa
disposizione come relativa a un possibile in-
ganno, che cioè altri porti via in luogo della
donna e per lei, talché questa possa liberamente
e senza tema di spergiuro affermare giurando
che non portò via, caso che trovasi preveduto
nelle leggi romane (Z. p. 124). Questa furba in-
terpretazione è affatto impossibile ; àTxo/ioGdraai
non vuol dire " che sia per giurare „ nò " che
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