Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi: Antichità del territorio Falisco: esposte nel museo nazionale romano a villa Giulia (Parte prima) — 4.1894 (1895)

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DEGLI SCAVI DI ANTICHITÀ NEL TERRITORIO FALISCO

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guito molto facilmente, considerata la natura dello
strato ultimo del monte, strato assai friabile ed incoe-
rente, come è stato detto.

L'opera artificiale si manifesta maggiormente negli
orli del ripiano. Si volle che questo avesse un limite
non frastagliato ; e quindi ne fu rettificato il peri-
metro, rimuovendo le masse che soverchiamente si avan-
zavano fuori della linea più regolare. Tali masse sono
indicate nella fig. 5 con le lettere E, F, G. Le parti
poi che rimanevano sinuose, per corrosioni prodotte
dal corso delle acque piovane, furono colmate mediante
riempitura di sassi, cementati con la terra, come è
indicato nei punti A, B, C, D della figura 5 sopra
citata.

ture del colle al livello della superficie, ma erasi formata
e compiuta la scarpata anche fuori di queste insenature ;
il che provava che in origine il muro continuava da
per tutto nella periferia superiore, ove era stata neces-
sità di preparare un forte sustrato ad un argine di
difesa. Perocché in alcuni altri punti (tav. II, fig. 1 i)
si riconosceva che su questo rialto che circoscriveva
l'area superiore del colle, si costruiva un vero e proprio
aggere, internamente composto con scorie, e nella super-
ficie con un potente strato di scaglie battute, così che
si avesse un forte conglomerato che offrisse per la difesa
la solidità e la resistenza maggiore.

Una sezione di questo aggere è riprodotta dalla
figura 6 che qui si aggiunge.

Fig. 6.

Ad opera artificiale dovevasi parimenti attribuire
il taglio della scarpata, eseguito in modo che alla
sommità fosse lasciata ima base abbastanza alta, cir-
condata inferiormente da una zona di ripiano, in forma
di scaglione, la quale potrebbe considerarsi come un
pomerio. Questo taglio fu interrotto a nord ed a sud
(fig. 5 L, M), nei siti ove si aprirono due porte.

Da per tutto in somma sulla cima di Monte s. An-
gelo erano avanzi di opere antichissime, che ci indi-
cavano un luogo munito, e chiuso da recinto; ed a
maggiore intelligenza di questi avanzi del recinto ci si
offrivano i resti di altra cerchia fortificata nella col-
lina sottostante verso mezzogiorno (fig. 4 C ; tav. II,
fig. 1 C). Quivi in alcuni tratti conservavasi una scar-
pata di sassi informi, cementati con la terra ; e fatta
non pel solo proposito di portare il livello delle insena-

Eravamo adunque innanzi alla sede di un antico
centro abitato, al quale doveva appartenere il sepol-
creto in cui, a poca distanza, erano stati scoperti vasi
di tipo Villanova ; ed essendo munito questo luogo in
una maniera certamente più antica di quella con cui
furono munite Narce e Falerii, e presentando tombe
a pozzo con ossuari più antichi di quelli che nelle
tombe simili in Narce ed in Falerii si erano scoperti,
inoltre essendo sull'altura che domina la valle del
Treia in cui Narce e Falerii fiorirono, era naturale
che i dati archeologici offerti da questo colle si rife-
rissero al periodo più antico della civiltà che lungo
il corso del Treia si venne svolgendo.

Inoltre, se lo studio di quanto ci si rivelava alla
superficie del suolo, bastava a farci ammettere che
dall'alto di Monte s. Angelo ab antico fossero discese
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