Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi: Antichità del territorio Falisco: esposte nel museo nazionale romano a villa Giulia (Parte prima) — 4.1894 (1895)

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DEGLI SCAVI DI ANTICHITÀ NEL TERRITORIO FALISCO

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Questa gente era andata lassù non per cercarvi
luogo inaccessibile e munito, ma per profittare dei van-
taggi che potevano essere offerti del traffico, sul pas-
saggio di una strada che scavalcava il monte, per met-
tere in comunicazione uno dei diverticoli della via Clodia
verso Anguillara con la via Cassia, prima che questa
discendesse nella valle di Baccano (tav. II, fig. 11, u).

Di tale via romana si possono seguire le tracce
per un buon tratto, specialmente dal nostro altipiano
fino alla Cassia, sopra l'antica arginatura che tuttora
si conserva e che designa un limite comunale. Sono
manifesti gli antichi tagli; ed in vari punti appari-
scono gli avanzi del selciato.

Quindi il nuovo vico o pago non si costituì sulle
alture, e dentro le aree difese dagli antichi recinti, ma,
come spesso avveniva, quasi lateralmente alla strada.

E della poca importanza di esso, ed anche della
poca sua estensione ci porge argomento il breve spazio
occupato dai rottami e dai detriti, senza dire del
piccolo numero delle tombe povere che quivi presso
si scoprirono, e che per mezzo della suppellettile fu-
nebre ci dimostrano appartenere all'età fra il termi-
nare della repubblica ed il cominciare dell'impero. Ora
tutto ciò non ha altro rapporto col nostro tema se non
in quanto ci si presenta come una delle cause che con-
tribuirono alla distruzione delle reliquie vetustissime.
Del resto nessuna relazione di successione tra le fa-
miglie primitive e queste ultime genti le quali, pro-
fittando del traffico a cui la strada romana dava ori-
gine , formarono quivi un piccolo vico, con case
che per breve tratto seguirono 1' andamento della
strada.

Delle antichissime vie che mettevano questi nostri
centri abitati in comunicazione tra di loro, e quindi
con abitati prossimi, rimangono pochissime tracce.

Verso nord, uscendo dalla porta del primitivo re-
cinto, e superato Monte Casale, costeggiando il Treia,
si comunicava senza ostacoli col centro abitato di Narce,
e quindi di Falerii, per una strada della quale si no-
tano ancora alcuni tagli nelle rocce tufacee lungo il
corso del fiume.

A nord-ovest era anche naturalmente aperta la più.
facile comunicazione coi centri italici di Monte Luc-
chetti e quindi di Monte Calvi.

Ad occidente restano visibili i tagli della via che,
scendendo dall'alto di Monte s. Angelo, metteva in

comunicazione il vecchio col nuovo abitato, e, prose-
guendo lungo il lago di Martignano, scendeva poi
nella conca sabatina.

A sud, dalla porta meridionale del centro anti-
chissimo, superato il colle ove primieramente crebbe
l'abitato (tav. II, fig. 1 C), corre una strada che pie-
gando poi ad ovest, si dirige all'agro ceretano. Lungo
il suo percorso appariscono molte corrosioni che accen-
nano alla frequenza dell'antico transito.

A sud, dopo il distacco della strada sopra citata,
corre altra via, che, rasentando i colli delle necropoli,
tendeva all'agro veientano.

Da est ad ovest attraversa il monte un tratto di
via romana che è un diverticolo della Cassia, e che
passava pel vico, di cui si è detto.

Altro tratto di via romana deve riconoscersi nell'in-
cassatura a nord di Monte s. Angelo, nel lato che
divide questa cima dell'alto di Monte Casale.

9.

Ai diversi strati archeologici che avevamo potuto
determinare con le nostre indagini nelle varie parti del
colle, riferibili a tre ordini di abitazioni ed a tre periodi
di tempo, dovevano corrispondere i sepolcreti.

La più antica necropoli, nella quale ebbero le loro
tombe quelli che costruirono i vetusti recinti, e vis-
sero con le loro capanne entro di essi nel primo pe-
riodo della storia del luogo, occupava tutto il contraf-
forte meridionale, ai piedi della collina del secondo re-
cinto (fig. 4 F ; tav. II, fig. 1 F).

Che fosse questa la necropoli più antica ci era stato
indicato dai cinerari di tipo Villanova, i quali poco
prima che si facessero i nostri studi, in occasione di
lavori agricoli, erano stati rimessi all' aperto. Quale
ne fosse stata la estensione lo mostravano i rottami
dei cinerari fittili di rozzo impasto nerastro, onde è
cosparso il terreno sul dorso del citato contrafforte,
dal punto del suo distacco quasi ai piedi della collina
fino alle falde dell'ultimo poggetto meridionale.

Al di là di questo punto di distacco, verso nord,
cioè nella zona che successivamente fu abitata, non si
incontra avanzo alcuno di tali frammenti.

Ad est e ad ovest i limiti dell'area destinata alle
tombe sono tracciati dalla natura stessa del terreno.
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