Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi: Antichità del territorio Falisco: esposte nel museo nazionale romano a villa Giulia (Parte prima) — 4.1894 (1895)

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V.

DEI FITTILI SCOPERTI NELLA NECROPOLI DI NARCE

1.

Delle varie classi dei fittili.

Se sono esatte le conclusioni di cronologia che dallo
studio topografico nella necropoli di Narce abbiamo
desunte, a conclusioni consimili ci dovrà condurre l'e-
same degli oggetti, che dalla stessa necropoli tornarono
alla luce.

Con ciò siamo condotti dall'ordine stesso dei nostri
lavori a descrivere i corredi funebri, che nelle tombe
di quella necropoli a seconda dei sepolcreti si vennero
scoprendo ; la quale descrizione comprenderà anche il
catalogo del Museo, dove, per non affaticare inutil-
mente lo studioso con ripetizioni di cose conosciute,
furono esposti soltanto i corredi più notevoli, che si
distinguono tra loro per la varietà delle tombe donde
provennero, e pel modo vario con cui furono composti.
A renderne pertanto più chiara la descrizione, e fare
che più precisi ne discendano poscia i dati di cro-
nologia e di storia, è mestieri premettere alcune con-
siderazioni di ordine generale.

I corredi, come è notissimo, si dividono in due
grandi categorie. La prima è di quelli che formarono
l'ornamento del defunto, ovvero fecero parte delle ve-
stimenta con cui il defunto fu seppellito ; la seconda
ò degli utensili che unitamente al cadavere furono
deposti nella tomba.

Nella prima abbiamo tutto ciò che è strettamente
collegato con la persona ; quindi le armi per gli uomini,
gl'istrumenti del lavoro per le donne, ed i letti o di
legno o di metallo sopra cui i morti posarono. Nella
seconda tutto ciò che, quantunque intimamente colle-
gato coi bisogni della vita, secondo il costume vario
dei vari tempi, non fece parte integrale della persona ;
quindi il vasellame della mensa e talora i vasi da cu-

cina e da conserve, i candelieri, le profumiere e gli
utensili per la toletta, finalmente le bardature per i
cavalli e talora anche i carri.

Poiché questi utensili non formano la parte prin-
cipale del sepolcro, ma ne costituiscono una parte solo
accessoria, senza la quale, giudicando a primo aspetto,
la tomba potrebbe stare, parrebbe che per procedimento
metodico se ne dovesse parlar dopo. Ma volondo inco-
minciare dagli oggetti dell'ornato personale, la serie
delle nostre conclusioni resterebbe subito interrotta per
la mancanza del materiale archeologico, che, secondo
la varia forma delle tombe, potesse classificarsi. Infatti,
tra le tombe più vetuste, i sepolcri a pozzo raramente
raccolsero oggetti dell'ornamento della persona; e tra
le tombe meno antiche, le camere sepolcrali assai ra-
ramente ce ne conservarono esempì. Le tombe ricche,
come sono denominate queste tombe a camera nel lin-
guaggio degli scavatori, furono quasi tutte aperte e
spogliate in antico. Ne furono portati via i monili e gli
oggetti di oro e di argento, e spesso anche i bronzi, e
vi furono lasciati solo i vasi fittili, quasi sempre spez-
zati, i cui frammenti ebbero poi nuova offesa quando,
compiuta la depredazione, furono riempiti di sassi e
di terra i buchi delle volte donde i devastatori erano
discesi. Volle fortuna che in molte necropoli fossero
state neglette le tombe così dette povere, o le tombe
a fossa, perchè in generale prive di oggetti preziosi,
se si eccettuano le sottili brattee, a foglia di oro leg-
gerissime, le quali non bastarono a soddisfare l'avidità
di coloro che ci precedettero.

So quindi nelle tombe a pozzo od a cremazione
gli oggetti dell'ornato personale non potevano conser-
varsi, e nel vasto numero delle tombe a camera solo
in casi rarissimi questi oggetti medesimi sfuggirono
alle indagini di vecchi e recenti visitatori; è chiaro
che, fondando i nostri studi sulla prima categoria dei
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