Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi: Antichità del territorio Falisco: esposte nel museo nazionale romano a villa Giulia (Parte prima) — 4.1894 (1895)

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DEI FITTILI SCOPERTI NELLA NECROPOLI DI NARCE

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ottenuta eoa l'impiego di sostanze alcaline, mediante
la quale il fittile divenne impermeabile e terso.

Costituiscono una varietà di questa classe i fittili
di argilla figulina ad imitazione dei vasi dipinti della
Grecia propria, ma lavorati nelle officine della Sicilia,
della Lucania, dell'Apulia, della Campania e dell'Etru-
ria. Si distinguono dai vasi greci per la qualità del-
l'argilla, generalmente meno compatta, meno depurala
e di colore giallognolo, e per la minore perfezione
delle vernici. Furono principalmonte in uso quando
finì il commercio con la Grecia propria, dopo la ca-
duta di Atene nel IV secolo avanti Cristo.

Un' altra varietà di questa classe medesima è co-
stituita dai vasi di argilla figulina, simili in tutto ai
precedenti per quanto riguarda il procedimento tecnico,
salvo la differenza che invece di essere rivestiti con
una copertura a vernice nera lucida, sono ricoperti da
una incamiciatura biancastra, sopra la quale furono
applicati degli ornati a solo bianco e talvolta a bianco
e rosso, naturalmente dopo la cottura.

Essendo questo vasellame fatto ad imitazione dei
vasi di argento con ornati a rilievi, si distingue col
nome di vasellame argentato, anche perchè fu talvolta
ricoperto di vera e propria argentatura, da non con-
fondere per altro colle alterazioni del rivestimento
vitreo onde molte terrecotte sul finire della repubblica
ed il principio dell'impero furono ricoperte. Esso rappre-
senta una varietà nelle produzioni dell'industria etrusco-
campana, e venne in uso quando, cessata la moda dei
vasi dipinti, si incominciarono a fabbricare fra noi
vasi a copertura nera lucida con rilievi, i quali, imi-
tando come si è detto le forme e le rappresentanze
dei vasi di argento, era naturale che più tardi ne
cercassero di imitare anche il colore.

Ma l'arte dei vasi argentati, dei quali numero-
sissimi esempi ci offrirono le tombe del territorio vol-
siniese e del territorio falisco, durò pochissimo, es-
sendo succeduta la moda dei vasi a rilievo a coper-
tura corallina, che, condotta alla maggiore perfezione
nelle officine di Arezzo, diventò l'industria comune
in tutto il periodo dell'impero.

6. La classe sesta è dei buccheri, o dei così detti
buccheri etruschi. Appartengono alla ceramica nuova
od alla ceramica perfetta, se si considera la materia
con cui sono composti, essendo formati di argilla pura
Monumenti antichi. — Voi. IV.

figulina, e lavorati al tornio col procedimento me-
desimo con cui furono modellati e torniti i vasi delle
isole dell'arcipelago e quelli della Grecia continen-
tale; inoltre cotti, benché a grado leggerissimo, nelle
l'ornaci medesime ove furono cotte le altre figuline.
Appartengono per altro alla ceramica vecchia se si
considera il carbone triturato od il nerofumo unito
all'argilla per dare al recipiente il colore nerastro;
inoltre se si tiene conto della rivestitura con cui dopo
la cottura fu ricoperto, consistendo in uno strato di
cera che nei lavori meno perfetti fu levigato a stecca
adoperata a mano, nei lavori più perfetti con stecca
adoperata alla ruota.

Questo lavoro di levigatura a stecca ò manifesto
specialmente presso il collo ed i manici delle anfore
di bucchero, le quali riproducono il tipo dell'anfora
nicostenica. Vi si vede in maniera chiarissima che
al di sotto dei manici, ove non fu possibile penetrare
con la stecca, la superfìcie rimase opaca.

Non è chi non vegga come nella stessa enuncia-
zione di queste classi, determinate dalla sola ragione
del procedimento tecnico, sieno tracciate le linee prin-
cipali della storia dell'industria.

In fatti ai mezzi primitivi, coi quali procedè la
rude arte del vasellame ad impasto artificiale nerastro,
succedettero i mezzi meno imperfetti, coi quali il va-
sellame a copertura rossa si potè ottenere; quindi i
mezzi anche migliori onde le stoviglie di argilla figu-
lina furono lavorate e cotte nelle isole dell'arcipelago,
finalmente la maggiore perfezione industriale ed ar-
tistica, di cui i vasi dipinti della Grecia propria ci
danno l'esempio.

Necessita nondimeno tener ben fermo che male
si giudicherebbe di quest'ordine di progresso, ammet-
tendo che, iniziato un nuovo procedimento industriale,
la vecchia industria fosse da per tutto immediatamente
cessata. Per contrario, massime nelle città nostre, e
nelle altre che furono abbastanza lontano dai centri
commerciali più floridi, nè anche dopo che il com-
mercio delle isole greche fu assai diffuso, l'industria
primitiva locale ebbe totalmente a cessare. E pos-
siamo aggiungere, senza tema di errare, che nè anche
oggi, dopo tanti secoli e dopo tante vicende, tale in-
dustria sia intieramente cessata, essendovi dei vil-
laggi nella parte montuosa della Komagna e nel centro

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