Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi: Antichità del territorio Falisco: esposte nel museo nazionale romano a villa Giulia (Parte prima) — 4.1894 (1895)

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DEGLI SCAVI DI ANTICHITÀ NEL TERRITORIO FALISCO

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giungere un piede, donde il numero delle coppe con
alto piede, delle quali abbiamo detto, così ai piatti
avveniva assai facilmente di aggiungere un sostegno ;
e quindi la serie numerosa dei piattinetti a fondo più
o meno cupo, con orlo piano e sporgente, i quali co-
minciano a comparire nei più antichi corredi delle
tombe a fossa, e non mancano nei corredi delle tombe
a pozzo. Nascono dalla imitazione dei piattinetti di
lamina, ai quali abbiamo accennato (p. 223), e sono

frequentemente tra quelli a copertura bianca con or-
nati di rosso. Nei piatti a copertura rossa abbiamo
talvolta la particolarità che l'orlo non è perfettamente
tondo, ma presenta alcune appendici con intaccature a
punta, come nell'esempio che qui si aggiunge (flg. 118).
Proviene dalla tomba 18 del secondo sepolcreto a
sud di Pizzo Piede (fig. 3 I, tav. Ili I; N. XLV, 15).
La tomba era a fossa con grande loculo sepolcrale, e
ne fu data la pianta nella fig. 59.

Uno piccolo, di fattura rozzissima, fatto dalla stessa
mano idiota che formò le coppe con piede, delle
quali superiormente fu detto, uscì dalla medesima
tomba 8 del quinto sepolcreto a sud di Pizzo Piede,
ed è rappresentato nella tav. VII, fig. 6 (N. XXXVII,
11). Trovossi unito ad un piatto con piede, lavorato
alla ruota, coperto di rosso ed ornato di bianco. Questa

Fig. 117 a.

1:4

Fig. 118. 1:4

per lo più eseguiti nella rozza arte locale ; anzi sono
uno dei prodotti più comuni di quest'arte e durano
fino alle ultime manifestazioni di essa. Compariscono
pure tra i prodotti dell'arte nuova o delle figuline
precorinzie, e ritornano in alcune necropoli della bassa
Etruria tra i buccheri grossi, per avere poi il maggiore
incremento nelle figuline etrusco-campane tra il III
ed il II secolo avanti Cristo.

Uno di tali piattinetti, eseguito nella rozza tecnica,
fu scoperto nella necropoli di Narce, ed è qui rap-
presentato (fig. 117 a). Proviene dalla tomba a camera
segnata col numero 38 nel sepolcreto di Monte Cerreto
(fig. 3 M, tav. III M; N. LIV, 1), ed è degno di par-
ticolare riguardo pel fatto che ha il piede con una
iscrizione grafììta, il che è documento della tarda età
fino a cui la rozza arte locale si mantenne. Di piat-
tinetti simili nella categoria dei fittili a copertura
rossa non si ebbero esempì, e rari furono in questa
stessa categoria i piatti con piede, mentre ne ricorrono
spesso tra i fìttili rossi con ornati di bianco e più

tomba a grande loculo sepolcrale, più volte citata da
noi, e rappresentata nella fig. 58, ci dimostra così
per la sua costruzione, come per gli altri oggetti del
corredo funebre,ache questi lavori rozzissimi furono in
uso nel tempo in cui il commercio fenicio grande-
mente fioriva.

Numerosi esempì di piatti con e senza piede di
proporzioni varie si trovarono tra i corredi rituali
delle tombe a pozzo e delle tombe a fossa, o sem-
plici, o con loculo votivo. Sovente furono ornati con
cerchietti impressi, ad imitare gli ornati degli ori-
ginali metallici.

Altri vasi metallici, unitamente ai piatti, entrarono
nel nuovo costume della mensa, e diedero origine ad
altri fittili del corredo funebre, eseguiti così nella
vecchia tecnica, come nella nuova del vasellame a
copertura rossa. Intendo dire delle ciotole di lamina,
baccellate, che in considerevole numero tornarono
alla luce dalle nostro tombe e dalle altre necropoli
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