Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi: Antichità del territorio Falisco: esposte nel museo nazionale romano a villa Giulia (Parte prima) — 4.1894 (1895)

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DEI FITTILI SCOPERTI NELLA NECROPOLI DI NARCE

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6.

Dei vasi di bucchero.

Benché in questi ultimi tempi sotto la denomina-
zione di bucchero siano state comprese varie produ-
zioni fittili, pure è da tutti accettato che quella parola
indichi specialmente un vasellame a copertura nera
proprio delle tombe etnische. In fatti quei medesimi,
che con tale denominazione abbracciarono tutto il va-
sellame nerastro, distinsero col nome di bucchero
italico, il vasellame più antico, e col nome di buc-
chero etrusco quello che in grande copia ci fu resti-
tuito dalle necropoli di Etruria, e che molti non du-
bitano di attribuire alle officine dell'Etruria stessa. Ma
cominciano subito i disaccordi se si considera che tale
vasellame, benché in minore quantità, si trovò pure
e si trova anche fuori deH'Etruria ; e se non si vo-
gliono citare le necropoli delle prossime città laziali,
non può dimenticarsi che buccheri, simili agli etru-
schi, si scoprirono nelle tombe di Megara Hyblaea, di
Siracusa e di Selinunte (cfr. Orsi, Megara Hyblaea in
Monum. antichi, 1,4, p. 384,385). Nè si trovarono buc-
cheri soltanto in Italia ed in Sicilia, ma se ne sco-
prirono anche nelle tombe dell' isola di Rodi (Pot-
tier, Bull, de corresp. hellén., 1888, p. 501), e nelle
coste dell'Asia Minore (Virchow, Abhandlungen oler
Berliner Gesellschafi filr Etimologie, Urgeschichte
iind Anthropologie, 1882, p. 49); e tanto somi-
glianti a quelli delle tombe etnische da far parere
naturalissimo il supporre che dall'Etruria vi fossero
stati importati. Non mi fermo a riassumere le discus-
sioni che si fecero intorno a ciò, nè a ricordare i fatti
storici che si addussero in sostegno di quella tesi.

La ipotesi della esportazione del bucchero dal-
l'Etruria, per quanto facilmente spiegabile, trattandosi
del bucchero scoperto in Sicilia, lasciava molta in-
certezza per riguardo al bucchero delle isole dell'ar-
cipelago e delle coste dell'Asia Minore; e però qualche
anno fa si fece strada una nuova opinione, quella cioè
che il bucchero così detto etrusco fosse venuto dalle
officine ceramiche della Sicilia e dell'Oriente (Purtwàn-
gler in Berliner Philologischer Wochenschrift, 1888,
p. 1454). Mancava per altro anche a questa opinione

il saldo appoggio; per cui il eh. Orsi, nel suo la-
voro su Megara Hyblaea ora citato, non esitò di rite-
nere più che ipotetica la fabbricazione del bucchero
nero in Sicilia, attesa la quantità assai scarsa con cui
si presenta; parendogli invece possibile una derivazione
da Rodi, poiché importazioni rodie sono anche affer-
mate da molte statuette fìttili dei sepolcri. Se non che
si accorse subito il prof. Orsi delle obbiezioni che a
questa ipotesi avrebbero potuto farsi, e conchiuse di-
chiarando parergli più verosimile una genuina ori-
gine etnisca.

Veramente diciannove anni fa la tesi era stata
posta dal eh. prof. Helbig in modo più cauto e più
giusto; e forse o l'avremmo oggi risoluta, o saremmo
assai più vicini a risolverla, se si fosse tenuto più
stretto conto dei dati di fatto che allora furono rac-
colti.

Osservava il prof. Helbig (Bull. List., 1875,
p. 98 sg.) che vasi di bucchero si erano trovati in
Cuma (Museo Nazionale di Napoli, Raccolta Cumana,
n. 1048), in Selinunte (Bull, della Commissione di
antichità di Sicilia, n. V, tav. IV, fig. 2, p. 15;
n. VI, p. 15), ed in Camiros nell'isola di Rodi, se-
condo che gli aveva fatto sapere il prof. Dumont; e
quindi gli pareva che, specialmente i più antichi di
tali vasi non fossero di manifattura etrusca, ma fos-
sero stati importati nell'Etruria. D'altra parte non gli
appariva verosimile che. importata in Etruria una co-
tale merce, non si fosse cercato quivi di imitarla nel
progresso che indubitatamente fece l'arte ceramica in
quella regione ; tanto più che le condizioni locali erano
favorevoli all'incremento di quella industria; e ricor-
dava il prof. Helbig essere stato perfino riferito che in
Corneto si fosse scoperto uno strato di argilla, con la
quale potevano essere lavorati siffatti vasi (Abeken,
Mittelilalien, p. 360).

Ora, lasciando quest' ultima parte ricavata dal-
l'Abeken, la quale non ha riscontro nel vero, in quanto
che non vi è un'argilla speciale con cui si lavori il
bucchero, dopo questi dati offerti, sarebbe stato utile
di studiare se e quali differenze si avessero tra i buc-
cheri deH'Etruria e quelli di fuori; e se gli stessi
buccheri etruschi formassero una categoria sola, e fos-
sero da attribuire al medesimo tempo.

Vero è che fino da allora lo stesso prof. Helbig,
ben valutando alcune considerazioni del eh. Gramur-
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