Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi: Antichità del territorio Falisco: esposte nel museo nazionale romano a villa Giulia (Parte prima) — 4.1894 (1895)

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DEGLI ORNAMENTI PERSONALI, DELLE ARMI E DEGLI UTENSILI

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portata di mano, secondo che superiormente fu no-
tato (').

Altre armille sono di lamina tirata a martello, ed
accartocciata, e coi capi soprapposti come le prece-
denti. Una di esse è rappresentata nella tav. X, fìg. 16,
unitamente alla fìbula da cui pendeva, e fu scoperta
nella tomba 18 del sepolcreto di Monte lo Greco
(N. XXXII, 1). Esempi simili si ebbero in altre tombe
a fossa della stessa necropoli di Narce (2).

Degni di speciale riguardo sono i braccialetti a
due fili, uno di bronzo ed uno di ferro, avvolti a fune,
e con capi appianati, soprapposti l'uno all'altro, e te-
nuti fermi con ribattitura di chiodo. Uno di essi è
rappresentato nella tav. X, fìg. 21, e proviene da una
tomba a fossa, segnata col n. XLV nella serie delle
falische.

Si trovarono in altre tombe anche frammenti di
braccialetti simili; il che dimostra che non trattasi
di fatto puramente isolato.

Non è però certo che fossero braccialetti veri e
propri; anzi è assai più probabile che servissero da
anelli per pendagli. Ne abbiamo esempì in quello rap-
presentato nella tav. XI, fìg. 14, a cui è appeso un
gruppo di catenelle. Proviene dalla tomba a camera
con sarcofagi di quercia, segnata col n. XL nella serie
delle falische.

Qualche volta per questo uso trovammo due anelli,
messi l'uno dentro l'altro, e tenuti assieme da una pic-
cola fascia di rame (3). Quelli rappresentati nella ta-
vola XI, fìg. 13 provengono dalla tomba 17 del se-
polcreto di Monte lo Greco (fìg. 3 D, tav. Ili D ;
N. XXX, 14).

In alcune tombe se ne trovarono più di due, ed
ugualmente fatti con filo attortigliato, e di diametro
assai differente, sicché non potevano combaciare l'uno
nell'altro, ma erano tenuti fermi mediante una pic-
cola fascia che li abbracciava tutti.

f1) Hanno riscontro cogli esemplari più comuni venuti in
luce per gli soavi della cosi detta fonderia di Bologna (cfr.
Zannoni, La Fonderia, tav. XLIII).

(2) Somigliano a quelli provenienti da sepolcri arcaici di
altre necropoli (cfr. Gozzadini, Scavi Arnoaldi- Veli, pag. 85,
tav. XI, fìg. 4; Helbig, Ann. Inst, 1883, p. 287; Man., voi. XI,
tav. LIX, fìg. 10; Zannoni, La Fonderia, tav. XLII).

(3) Un esempio identico ai nostri più comuni è quello sco-
perto nella necropoli di Vetulonia (cfr. Falchi, o. e, tav. XVI,
fìg. 17).

Monumenti antichi — Voi. IV.

Appartengono all'ornato personale le grandi lamine
per cinture di donna. Sono robuste, e di forma ellit-
tica, con orli un poco rovesciati in fuori, e sono compite
da una parte con gancio mediante ripiegatura della
lamina stessa, e dall'altra con una specie di ala rettan-
golare. Questa ha superiormente i margini arricciati in
dentro collo scopo di farvi entrare uno dei capi della
cintura di cuoio o di tela, la quale veniva ad essere
maggiormente fermata per mezzo d'inchiodature ri-
badite. La decorazione di queste fascio è assai fine,
ed ha molta somiglianza con quella delle cinture con-
simili trovate nelle più antiche necropoli italiche.
Una di esse fa parte del corredo della tomba falisca
segnata col n. XVIII, e fu superiormente rappresentata
(fìg. 99 s). Un'altra è riprodotta nella tav. X, fìg. 31,
e proviene dalla tomba XVII della stessa necropoli di
Falerii (')•

La parte di mezzo è generalmente sbalzata a di-
stanze regolari con file di bottoni emisferici, ai cui
lati, sulla linea della fila di mezzo, ripetesi un bottone
circondato da cerchi e triangoli sottilmente graffiti e
disposti radialmente rispetto al bottone. Piccoli circoli
e fascie obliquamente striate circondano ancora cia-
scun bottone del gruppo centrale ; e pel rimanente del
campo ed attorno agli orli ricorrono sottili bulinature
di fascie divise da tratteggio obliquo e da piccoli denti
di lupo. Per lo più gli esemplari raccolti nelle necro-
poli di Narce e di Falerii presentano presso l'ala ret-
tangolare, a cui univasi la cintura di cuoio o di stoffa,
una figura granita o di animale o di oggetto qualun-
que, che non teneva luogo di decorazione, ma a nostro
parere serviva per una specie di cifra di riconoscimento,
oppure era un segno di superstizione. Infatti un esem-
plare tarquiniese porta incisa la figura di tartaruga (2) ;
un altro proveniente da Narce la figura di serpe ; l'altro

(l) Lo fascie metalliche trovate nella necropoli felsinea
hanno forma identica a queste delle necropoli di Narce e di
Falerii (cfr. Zannoni, Gli scavi della Certosa, tav. CXLVIII,
fìg. 28, 29 e 30). Anche la fonderia di Bologna restituì molti
frammenti di lamine che appartennero a fascie simili (cfr.
Zannoni, La Fonderia, tav. XLVI, fìg. 1 e segg.). Somigliano a
queste anche le tarquiniesi illustrale dal Ghirardini {Notizie,

1882, p. 159 segg., tav. XIII, flg. 19) e dall'Helbig {Ann. Inst.,

1883, p. 286; Mon., voi. XI, tav. LIX, fig. 4 ab; tav. agg. E,
flg. 2). Per l'enumerazione di queste fascie trovate in molte parti
d'Italia, cfr. Ghirardini {Notizie, cit., p. 157 segg.) e Orsi (7 cen-
turoni, ecc.).

(*) Notizie, 1882, tav. XIII, fig. 19.

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