Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi: Antichità del territorio Falisco: esposte nel museo nazionale romano a villa Giulia (Parte prima) — 4.1894 (1895)

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Vili.

DELLE TOMBE DI NARCE E DEI LORO COMEDI

Gli studi di topografia ci condussero a stabilire
alcuni dati cronologici assai importanti per la storia
della città, e questi dati trovarono la loro conferma
nello esame degli oggetti, che dalle tombe ritornarono
alla luce. Si riconobbe che a seconda dell' incremento
che ebbe la città, quando uscita dalla cerchia di Narce
si estese sulle colline prossime, si estese anche la ne-
cropoli, spartita in vari sepolcreti per un raggio che
muove dalla Petrina, e, tendendo verso mezzogiorno, si
ripiega a settentrione su vasta area.

Diremo adunque di tali sepolcreti a seconda di
questo svolgimento storico, incominciando dal più an-
tico che finora abbiamo scoperto. Desideriamo nondi-
meno che preceda la considerazione seguente.

E stato esposto (p. 166) che la buona fortuna
ci assistè, allontanando per lo innanzi gli scavatori
dalle tombe da essi dette povere, cioè dalle tombe a
pozzo ed a fossa, le quali si riferiscono all' età più
antica, e serbarono documenti preziosissimi per noi.
Bisogna intendere che non tutte queste tombe fu-
rono ovunque rispettate, e che le stesse ricerche per
trovare le tombe a camera o le tombe ricche, produs-
sero danni grandissimi sulle tombe minori. E ciò av-
venne anche nella nostra necropoli di Narce, dove
nuovo danno fu cagionato da scavi clandestini in questi
ultimi tempi.

Ciò a parte dei danni causati lentamente dalla
lunga azione del tempo, essendo queste tombe per lo
più sulle alture, e scavate a poca profondità ; per cui
nel corso dei secoli per lo scoscendimento della terra
si perdè sovente tutto lo strato, nel quale le olle coi resti
del rogo nelle tombe a pozzo più semplici furono de-
poste, ed in molte tombe a fossa gran parte dello
strato superiore venne a mancare.

Aggiungasi una nuova serie di danni derivati dalle

opere agricole, massime in questi ultimi decenni, quando
gran parte della bassa Etruria e del Lazio fu messa
a cultura. E tutto ciò che a questo riguardo abbiamo
esposto intorno agli scavi della necropoli di Monte
s. Angelo ci dispensa da ulteriori dilucidazioni.

A

Sepolcreto della Petrina.

Le tombe della Petrina costituiscono tre sepolcreti;
il primo sull'altura ultima presso il Treia ; il secondo
in basso, sotto la rupe, e poco lungi dal torrente ; il
terzo sull'alto, nell' ultimo scaglione, prima di salire
sull'altipiano (fig. 3 A, B, C ; tav. Ili A, B, C).

Nel primo si scoprirono tombe a fossa ed a pozzo,
distribuite secondo la pianta che qui se ne offre
(fig. 182).

Tomba 1. Fossa profonda m. 2,70, lunga m. 3,
larga m. 1,90. Sarcofago di tufo a coperchio testudi-
nato, lungo m. 2,10, largo m. 0,85, alto col coperchio
m. 1, 20 ('). In una delle pareti lunghe aprivasi il
loculo pel vasellame di corredo (fig. 54).

Dentro il sarcofago: frammenti di una lancia in
bronzo, e di un'altra in ferro.

Dentro il loculo : frammenti di vasellame di im-
pasto artificiale a copertura rossastra.

(') È questa la misura che ricorre nei sarcofagi di tufo
di queste tombe a fossa più antiche, fatta naturalmente la ecce-
zione per le tombe dei bambini. Non ripeteremo quindi le mi-
sure comuni, e daremo soltanto le eccezionali.
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