Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 6.1896

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RELIQUIE DI FIRENZE ANTICA

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il Barnabei ora classifica e spiega come derivati dai
vasi di rame tirati a martello in un sol pezzo (').

La forma triangolare dell'ansa, per quanto posso
vedere, non ha altri esempì nelle ciotole che sogliono
coprire i più antichi ossuari del tipo Villanova, men-

Fig. 11.

tre non mancherebbero invece riscontri nelle stoviglie
più sviluppate, come ad esempio la ciotola della ne-
cropoli visentina, da me edita nelle Notizie 1894,
pag. 132, fig. 16, e le tazze falische ad alto piede
in Mori. ani. IV, p. 194 seg.

Nel Museo di Firenze esiste inoltre una ciotola

(!) V. Barnabei, Mon. ant. IV, p. 235 sgg. La teoria del
Barnabei è fondata su osservazioni tecniche, le quali sono de-
bile della più alta considerazione e allo quali io, in massima,
sottoscrivo.

In favore di tale teoria, posso intanto citare un importante
saggio di stoviglie a copertura traslucida di color rosso cupo,
le quali provengono direttamente da Cipro (dono Colucci, tro-
vate presso PaphosJ e che mostrano evidente la imitazione dei
vasi di lamina di rame (/aXxòg xvnQiog), tirati a martello
di un sol pezzo. Alcuni di questi vasi, decorati con motivi se-
micircolari rilevati, ritraggono l'opera a sbalzo.

Tali stoviglie, finora affatto sconosciute, e che io dovetti
studiare di recente per esporle in una nuova vetrina del Museo,
mentre da un lato, per taluni tipi caratteristici (oinochoe sfe-
rica a becco d'uccello, poculo con tre piedi) e per la tecnica si
ricongiungono con le stoviglie dei più profondi strati d'Hissarlik
(2°-6° strato Diirpfeld), dall'altro lato, appunto per la tecnica,
per taluno forme tìpiche (ciotole emisferiche, poculi di varie
foggie, oinochoe a lungo collo cilindrico) e per la decorazione
a rilievo, stanno in relazione strettissima con la classe dei buc-
cheri a copertura rossastra, propri specialmente dell' Etruria
meridionale. •

L'importanza di tale raffronto per la provenienza dei tipi
vasai etruschi vorrei non isfuggisse.

emisferica con ansa triangolare identica alla nostra,
la quale proviene direttamente da Cipro (n. 190 coli.
Colucci), ed appartiene alla classe dei vasi di terra
gialla a vernice delle isole dell'Egeo con decorazione
primitiva lineare.

Degli oggetti deposti con la cenere nell'interno del-
l'ossuario in parola sono rimasti solamente una fettuc-
cia di bronzo, e un piattello ovale della stessa mate-
ria contornato di graffiti (fig. 12). largo m. 0,09 X 0,07,

Fig. 12.

il quale spetta ad una fibula di grandi dimensioni del
tipo denominato a scudetto o a disco. L'arco mancante
di questa fibula non era lavorato tutto d'un pezzo col
piattello, come nelle più comuni fibule di questo tipo
uscite dai sepolcreti italici di Corneto, Bisenzio, Vaici,
Vetulonia, Quercianella; ma era innestato e attaccato
al piattello con due punte là dove sono i fori per ciò,
come nell'esemplare Visentino che a scopo dimostra-
tivo'qui riproduco (fig. 12 a) (').

Dato il carattere di quest'ultima tomba e la di-
stanza non grande che la separa dal gruppo del Gam-
brinus, è forse lecito presumere che essa facesse parte
del medesimo sepolcreto. Invece la considerevole di-
stanza, che, come ho detto in principio, separa la
tomba n. 1 dalle tombe nn. 2-5, e il tipo relativa-
mente^ sviluppato degli oggetti che compongono le
tombe nn. 2-5 in confronto con quelli della tomba
n. 1 (cfr. l'osservazione fatta intorno la tomba n. 2)

autorizzano la congettura che codesti due trovamenti
• p

(') Delle varie fibule a disco o a piattello ovahj, che pos-
sediamo nel Museo di Firenze, due sole visentine, appartenenti
alla tomba 3, da me descritta in Notizie 1894, p. 127, e una
vetuloniese (scavi 1889) offrono la particolarità tecnica dell'arco
ornato di ambre, innestato o attaccato con bullette o punte al
relativo piattello.
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