Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 6.1896

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RELIQUIE DI FIRENZE ANTICA

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monete di Vitellio (Cohen 2 I, n. 39 seg.), di Vespasiano
(Cohen 222) (!), di Tito (Cohen 106, 243) e di Domiziano
(Cohen 23) ; dai medaglioni di Antonino Pio (Frohner,
Les médallions rom. p.49) e di Diocleziano (Cohen2 263,
cfr. anche le monete 264-267) ; dalle lucerne urbane
colla triade capitolina; non che da altri monumenti
plastici, a capo dei quali sta la insigne statua fìttile
di Luni da me divulgata (2).

Nel medaglione di Diocleziano non manca l'aquila
con corona nel becco alla destra del trono, solamente
sta ai piedi di Giove, anziché presso il trono. Vicino
al trono, come nella nostra statuetta, e con corona
nel becco, si nota nella gemma di Berlino in Muller-
Wieseler D. a. K.9- I, n. 10 a.

Il confronto con questa gemma è tanto più note-
vole, in quanto che quivi la disposizione delle gambe
di Giove corrisponde con quella della nostra statuetta.
Nelle altre immagini di Giove Capitolino la disposi-
zione delle gambe è generalmente invertita, cioè sporge
la gamba s. invece della d., ed è ritirata la d. invece
della s. (3).

Che l'aquila con corona nel becco sia propria del
culto capitolino e del Campidoglio romano, oltre che dal
medaglione di Diocleziano è dimostrato dall'acroterio ca-
pitolino del tempio di Trieste, edito dal Pervanoglu (4),
dove sta associata all'uccello di Giunone (pavone) e
all'egida e alla civetta di Minerva (5).

(') Un sesterzio di 'Vespasiano del Medagliere di Firenze
col tempio di Giove Capitolino feci riprodurre io stesso accu-
ratamente per frontespizio del Museo Italiano di Comparetti
(voi. I, pag. 90, nota lj.

(2) V. Milani, [frontoni di un tempio tuscanico ecc. in Mu-
seo Italiano, I, tav. Ili, p. 95. La statua fittile di Luni che l'eru-
dito autore dell'articolo lupiter in Roschers' Lexicon IV, voi. Ili,
mostra d'ignorare, e la più antica e più importante immagine
che possediamo di Giove Capitolino. Negli scavi del 1885 ebbi
la fortuna di trovare anche due frammenti della testa di questa
statua, con i quali si determina che era di tipo leonino e
barbata. Considerata 1' età repubblicana a cui risalirebbe que-
sta figura (an. 177 av. Cr. cfr. 1. c. p. 112), si dovrebbe presumere
che invece di esser copiata dalla statua imberbe del fastigio
capitolino, sia stata desunta dalla statua della cella; ma su ciò
dovrò ritornare. Intorno alle statue che decoravano il fastigio ca-
pitolino avanti e dopo l'incendio sillano e nei successivi ristauri
e risarcimenti vedansi le mie osservazioni ivi a pag. 95, nota 5.
Altre ne aggiungerò pubblicando di bel nuovo le scolture dei
frontoni lunesi, ora restaurate e messe al posto nel Museo di
Firenze.

(3) L'invertimento di posa nelle statue, copiate l'una del-
l'altra è frequente nell'antichità.

(4) Vedi lettera sul Museo civico di Trieste, 1886, p. 1-20.

(5) Quest'aquila stringe fra gli artigli la folgore come
l'aquila che nel fastigio capitolino stava sotto i piedi di Giove

III. Data del tempio di Giove
sua storia, suoi avanzi utilizzati in S. Giovanni
ed in S. Miniato.

Ora che conosciamo materialmente il maggior tempio
di Firenze romana e ne abbiamo dichiarati i ruderi
certi e gli avanzi probabili, vorrei concludere facendo
alcune osservazioni sulla data della sua costruzione e
intorno alla sorte toccata ai migliori avanzi del tempio
stesso.

Per fissare i limiti cronologici della costruzione
del tempio, conviene anzitutto tener conto delle monete
raccolte negli sterri per la fabbrica Simonelli e ne'luoghi
adiacenti al tempio Capitolino.

Ecco l'elenco di tali monete :

A tergo del tempio, circa al piano degli smalti.

N. 112. a) Gran bronzo bruciato dal fuoco, irrico-
noscibile, diam. 0,38, peso gr. 53,5. Per il peso ed il
segno del valore vicino al bordo mi pare un asse se-
stantale; solamente avrei dei dubbi a causa della forma
del bordo un po' rilevato.

b-é) Quattro assi repubblicani, resi quasi irrico-
noscibili per la subbollitura e profonda corrosione. Uno
solo, il più grande, lascia scorgere la traccia del Giano
bifronte: diam. 0,31 X 0,30; peso gr. 15,5 e gr. 15.

f) Asse repubblicano di simile aspetto, un poco
più piccolo: diam. 0,28 X0,27; peso gr. 14,5.

g) Asse onciale dimezzato e corroso: diam. 0.30;
gr. 16,2.

h) Asse onciale dimezzato, subbollito e corroso :
diam. 0,28; gr. 7,05.

i) Asse con testa incerta, il quale credo però
di poter riferire ad Augusto.

Le monete n. 112 b-h per la qualità della patina e
del tartaro mostrano di essere state trovate tutte in-

(v. il rilievo capitolino del palazzo dei Conservatori). La corona
che tiene nel becco mi pare di quercia; e di quercia, per quanto
è possibile di giudicare in rappresentanze così piccole, mi paiono
anche le corone dell'aquila nelle monete di Diocleziano e nella
citata gemma MUller-Wiescler, I, 10 a. La corona di quercia
portata dall'aquila di Giove nella cella del tempio capitolimi
alluderebbe alla distribuzione dei premi civili (corona trium-
phalis). La folgore portata dall'aquila capitolina corrisponde
invece al concetto puramente militare e legionare. Vedi a questo
proposito il mio scritto: Ermeneutica e Cronologia della pri-
mitiva monetazione romana in Rivista ital. di Num., 1891,
tav. Ili, p. 67. = 43 dell'estratto.
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