Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 6.1896

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RELIQUIE DI FIRENZE ANTICA

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risarcimenti più antichi (cfr. Villani, XIII, 46) non
si può dubitare che sieno stati adoperati marmi tolti
dagli edifizì romani, andati a cercare e scavare do-
vunque, in Firenze e fuori. La prova certa di una
provenienza anche lontana l'abbiamo nella grande base
marmorea smezzata, che il Nelli per il primo osservò
in s. Giovanni e citò nella Spiegazione alla pianta
Aliati e Profili di detta chiesa, pag. xvn. Si trova
impiegata per parapetto sotto uno degli archi inferiori
del primo ordine dei ballatoi e reca, messa a rovescio,
una bella iscrizione dedicata all'imperatore L. Vero, la
quale nel contesto esprime la sua provenienza da

Ostia (2). Il Nelli la citava molto a proposito in appoggio
ad alcune sue giuste e notevoli critiche architettoniche
intorno alla fabbrica di s. Giovanni, la quale egli tro-
vava composta di rottami e di avanzi di edifizì diffe-
renti, da doverne inferire che fosse fatta in tempo
che nella città e forse nell' Italia non esistevano la-
voranti di marmi, nè architetti (3). La provenienza da

(') Villani Vili, 8, parla dei « pilastri dei gheroni di marmi
bianchi e neri per l'arte di Calimala che prima erano di ma-
cigni ». / pilastri dei gheroni fatti nel 1293 sono quei pilastri
o rimpelli marmorei degli angoli dell'ottagono, non le incro-
stazioni marmoree delle pareti riportate, credo, a torto a questo
tempo dal Cinelli, Bellezze di Firenze p. 27 e da altri.

(2) V. G. I. L., voi. XIV, n. 105. L'iscrizione è dedicata al-
l'imperatore anzidetto da parte del collegio dei carpentieri di »
Ostia (COLLEG ■ FABR • T1GN • OSTIS).

(3) Le parole del Nelli sono riportate dal Lami, Le-
zioni p. 136 sgg. Il Lami ivi riporta anche il giudizio che il
Mei in una lettera al Borghini faceva intorno all'architettura
di s. Giovanni : « Se Vostra Reverenza vuol giudicare, secondo
" me, senza passione, le bisogna riguardare un poco come le
« sue colonne e le basi loro e i capitelli e l'architrave si con-
" facciano bene insieme.... che paiono, come suol dirsi, zoc-
« coli scompagnati ".

Ostia di questa iscrizione mostra che per costruire e
decorare questa loro chiesa non erano bastati ai Fio-
rentini i marmi degli edifizì di Firenze romana, e che
per l'amicizia dei Pisani, d'altronde attestata dalle sur-
ricordate colonne di porfido, per la via dell'Arno altri
ne ottennero di quelle che i Pisani andarono a scavare
espressamente ad Ostia per la costruzione e decorazione
della propria cattedrale ('). Così è da credere che non
tutte le lastre marmoree con cui nel medio evo fu ese-
guito il paramento delle chiese di s. Giovanni e di
s. Reparata provengano senza eccezione dagli edifizì di
Firenze romana, ma certo la maggior parte (2).

Le più grandi specchiature marmoree del paramento
esterno di s. Giovanni, io sarei per credere che sieno
state segate dalle colonne del tempio capitolino di Fi-
renze. Per lo meno le loro misure in larghezza, variabili
da m. 1,23 a 1,27, ben corrispondono coi diametri
delle maggiori colonne del detto tempio (cfr. sopra) (3).

Una poi di queste lastre di rivestimento esterno,
a destra della porta settentrionale in basso, larga
m. 0,46, alta m. 0,50, mostra un' iscrizione, finora

(1) V. a questo proposito le osservazioni di Ghirardini in No-
tizie degli scavi 1892, p. 150. Cfr. i titoli ostiensi murati nel
Duomo di Pisa (CI. L. XIV, nn. 9 e 287).

(2) Nel ristauro di s. Maria del Fiore, or non è molto, si
rinvenne un bel frammento di sarcofago del sec. I, con 1' espia-
zione di Oreste a Delfi, il quale stava murato in modo da presen-
tare il lato liscio di tergo, servendo come semplice lastra di
rinvestimento. Tale rilievo conservasi nel Museo dell'Opera del
Duomo (v. Catalogo a stampa N. 47).

(3) Tre soli lastroni hanno la larghezza massima di m. 1,27
(lato di mezzodì); gli altri stanno generalmente fra in. 1,23 e
m. 1,24; molti sono rappezzati ab antico perchè risultati di mi-
sura scarsa.
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