Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 6.1896

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thapsos

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S e p o 1 c r o 6. Gli uniti zinchi danno la veduta pro-
spettica (fig. 5) e la sezione (fig. 6) di questo ragguarde-
vole sepolcro, formato di due stanze a tholos (diam.
m. 3,00 e 2,05), ambedue invase da breccia, sabbia ed

menti: quattro crani alla periferia con le ossa lunghe
nell'interno fanno pensare anche qui a scheletri o se-
duti o distesi a ruota. Di vasi il bacinetto ad altis-
simo gambo, riprodotto alla tav. IV, 7, è degno di ogni

Fig. 6.

acqua marina. Malgrado ciò, già nella prima camera,
riconobbi ancora a posto cinque scheletri, circondati da
piccoli frammenti di bronzo e dai vasi seguenti : tre olle
ad anse acuminate, di cui una eguale all'esemplare

Fig. 7.

di Cozzo Pantano (o. e, tav. II, 14); una scodella ad alto
manico (tav. IV, 6) che ricorda forme già note del primo
e secondo periodo (Melillì e Castelluccio, o. e, tav. V, 24
e 27 ; Plemmirio, o. e, tav. XI, 6), alcune scodellette a
calotta, ed il manico trapezio qui riprodotto (fig. 7), che
vedremo anche nel sep. 26, non nuovo nella ceramica
sicula ('). Nella stanza interiore, nello strato superiore
di terre, però sotto la linea dei ciottoli trainati dal-
l'alta marea, raccolsi una ventina di dischetti in bronzo
(vedi tav. V, 21 e 23), coperti di un forte involucro
di ossido; sono simili a monete, portano ìa sbavatura
di fusione, pesano da gr. 5,5 a 3,3, nè oso pronun-
ciarmi sul loro uso ; un' altro eguale apparve nel
genuino strato siculo del sep. 14. Sul fondo della stanza
la primitiva deposizione aveva sofferto pochi turba-

riguardo, perchè tracciata a punta porta la più antica e
fin qui unica rappresentanza grafica della figura umana
nell'arte sicula; è una figura proprio scheletrica, col
corpo filiforme ; nella sin. sembra tenere per la punta
una spada ed insiste sopra un oggetto, che sarei in-
clinato a credere tentativo di rappresentazione di una
barca con alta prua ricurva e due remi a poppa (');
in complesso la figura, sebbene trattata con altra
tecnica, ricorda da lontano i tipi del Dipylon. Volle
con essa lo stovigliaio siculo riprodurre rozzamente
l'imagine di naviganti che approdavano a Thapsos, o
dei Siculi stessi coi loro deboli legnetti da costa ?
E imbarazzante la risposta, e noi staremo paghi di
aver qui la prima rappresentanza antropoide dovuta
a modesti vasai siculi. — V era ancora in questo se-
polcro una capeduncola ad alta ansa in forma di M

(!) La stessa forma di ansa apparve negli Scarichi del
villaggio siculo di Castelluccio (Bull.paletn. ital., 1893, tav. V,
29, 30, pag. 43).

(') La nave ha l'aspetto di una ò(>9óxpcaQog, cioè nave mu-
nita di corna; raffronti con navi del Dipylon sono fuori luogo,
tranne che per il doppio remo di cui spesso ne è munita la
prora {Monumenti dell'Istituto, 1872, tav. XXXX, fig. 3). In-
vece nella forma della popa trovo una decisa rassomiglianza
con una navicella fenicia espressa su di un vaso di Cipro (Perrot,
Ilistoire de l'art dans l'antiquité, III, fig. 530), e nelle galere
fenicie ovvie sulle monete dei re di Sidone (Reinach, Bull.
Corresp. Ilellénique, 1891, p. 294, tav. XV), con che non oso
ancora affermare che l'artista abbia voluto esprimere un legno
fenicio. Di navi micenee possediamo un unico saggio sopra
un coccio prodotto dallo Tsountas (Mvxìjvaimv nciXuiotxóg,
p. 230); esso pure ha la prora munita di alto corno, e due
remi ad ogni estremità; è dunque simile alla nave fenicia, nè
ciò fa meraviglia, perchè i Micenei che facevano concorrenza
ai Fenici nelle navigazioni e nel commercio, devono anche
averne imitati gli agili legni.
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