Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 8.1898

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DI UN NUOVO SARCOFAGO

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ionica, come nel fregio di Assos, in tripodi ed in altri
utensili di bronzo ('), fra cui ricordo principalmente
un lebete del Museo Britannico, dove trovasi il gruppo
d' un uomo e d'una donna giacenti al banchetto, e la
donna pure con scarpe puntute, come nei sarcofagi ce-
retani (2). Importante per questo riguardo è anche il
riscontro con un bel cratere corinzio, ora nel Museo
del Louvre, parimenti trovato a Cerveteri, nel quale
è espressa una serie di letti con coppie di uomini e
di donne giacenti in modo similissimo (3).

Ma vi ha di più. Alcuni monumenti, come p. es.
il sarcofago licio di Dereimis ed Aischylos (4), ed il
ciprioto di Golgoi (5), ci dimostrano che nel ciclo del-
l' arte greca non era inusitata una simile destinazione
funebre del tipo in parola, se non nella maniera stessa
dei monumenti ceretani, cioè in figure di tutto tondo
adagiate sopra il coperchio, almeno a guisa di rilievo
decorante le pareti di un sarcofago. A chi non si accon-
tentasse di questi esempì a causa delle altre varianti,
che vi si osservano, sia nel genere, sia nell' aggrup-
pamento delle figure (fi), potrei ricordare la terracotta
trovata in una tomba ateniese, colla rappresentanza
di un uomo e di una donna, giacenti in modo affatto
analogo alla coppia espressa sopra i sarcofagi cere-
tani (7).

Un artista greco adunque, il quale avesse avuto
l'incarico di eseguire sarcofagi di questo tipo, non aveva
nemmeno da creare nulla di nuovo ; egli doveva sol-
tanto riprodurre in grande un tipo a lui familiaris-
simo e in pari tempo perfettamente rispondente alla

(') Cfr. Monumenti dei Lincei, 1. cit., p. 349 e p. 363 sg.;
e il bronzo di Atene in De Ridder, Catalogne des bronzes de
l'Acropole, n. 758.

(2) Furtwangler, Olympia, IV, p. 147, n. 918.

(3) Pottier, Vases ant. du Louvre, E 629, tav. 46. L' uomo
tiene talvolta un corno potorio, la donna una phiale. Il letto è
somigliantissimo a quello del nostro sarcofago.

(4) Benndorf und Niemann, Heroon von Gjolbaschi, p. 226
sgg., tav. I e II.

(5) Reme archéol., 1875, tav. II; Perrot-Chipiez, Histoire
de Vart, III, p. 617, flg. 420.

(6) Nel primo si vedono coppie di soli uomini come nel
fregio di Assos; nel secondo le donne sono sedute sopra il
letto come di solito nei rilievi del così detto « banchetto fu-
nebre ».

(7) Stackelberg, Gràber der Hellenen, tav. LXVIII, p. 45 sg.
Accanto alla kline è 1' oinochoos, come nei rilievi sopra citati.
Terracotta colorata probabilmente del IV sec. a. Cr. Da una
tomba fuori la porta « Hypate ».

moda etrusca, che 1' aveva accettato. E l'accettazione
nel caso nostro è così piena e completa, che nei detti
sarcofagi vediamo conservati tutti i più minuti parti-
colari del costume greco-orientale, persino quello della
barba rasa attorno alla bocca.

Tutto pertanto ci induce ad assegnare all' arte io-
nica la lavorazione dei sarcofagi ceretani, mentre ad
attribuirla ad etruschi artefici nulla ci consiglia, nem-
meno il tipo delle teste, che abbiamo veduto essere
solo convenzionale e che se fosse veramente etnico
dovrebbe ricorrere specialmente nei monumenti etru-
schi più progrediti, dai quali invece è diversissimo (').

Ma allora a quali Greci 1' assegneremo ? Potrebbe
invero pensarsi che sarcofagi di questo genere fossero
fabbricati da Greci nella loro stessa patria per essere
poi esportati in Etruria, come i vasi e gli altri og-
getti dell'industria ellenica; nè a ciò contradirebbe
la difficoltà del trasporto, quando si ponga mente, che
non sono d'un pezzo solo, ma smontabili in parecchi
pezzi. Se non che più naturale e più verosimile mi
sembra l'idea che siano stati lavorati in Etruria stessa
da artisti greci, i quali abbiano quivi impiantato le
loro officine.

Dopo che gli Ioni di Focea ebbero stabilito i primi
contatti tra il mondo ellenico e l'Etruria, era aperto
il varco all' immigrazione, tanto per i commercianti,
quanto per gli artisti greci. L'Etruria era un paese
troppo ricco e promettente, perchè alcuni di questi
non si sentissero tentati a profittare delle frequenti
relazioni esistenti tra essa e la Grecia per venire in
queste regioni a lavorare e guadagnare al servigio
degli opulenti Etruschi (2). La stessa leggenda di
Demarato, che viene da Corinto a stabilirsi con tre ar-
tisti a Tarquinii, non può non avere un fondo di verità,
qualunque sia il senso da darsi ai loro nomi. Importa
notare che essi ci vengono rappresentati come gì' in-
troduttori dell' arte plastica in Italia, di queir arte
cioè che venne coltivata con speciale successo nelle
città litoranee della bassa Etruria, fra cui un posto
principale occupa Caere, che è il luogo di provenienza

(') Il Murray, Monumenti Piot, voi. IV, fase, 1, p. 26 sg.
dell' estratto, crede ancora che i sarcofagi ceretani siano opere
etnische, seguitando a riconoscere nelle figure un tipo pura-
mente etrusco.

(2) Cfr. Martha, L'art étr., p. 307 ; Murray, Encyclopaedia
Britannica, Vili, p. 640.
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