Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Hrsg.]
Monumenti antichi — 9.1899

Seite: 27
DOI Artikel: DOI Seite: Zitierlink: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/monant1899/0022
Lizenz: Freier Zugang - alle Rechte vorbehalten Nutzung / Bestellung
0.5
1 cm
facsimile
^ft ' aiÉliw in'

27 SOPRA I VASI

delle mosse ; lì tutte le ligure hanno ancora gli occhi
a mandorla e senza indicazione delle palpebre. In-
vece il vaso con il sacrifizio (tav. I) è di un di-
segno più libero e senza alcuna reminiscenza arcaica.
Esaminando minutamente la fanciulla volta a destra,
a nessun attento osservatore potrà sfuggire la sua
somiglianza con la Medea e la Melite della celebre
coppa di Codro; se ne direbbe una sorella maggiore.
Dico maggiore perchè la posteriorità della coppa di
Codro, viene assicurata dal trattamento delle pieghe,
che lì con leggiadra ondulazione cincondano i corpi,
mentre presso Polignoto formano linee dirette e verti-
cali. Per conseguenza Polignoto ci si presenta come pre-
decessore e forse maestro dell'artista della coppa di
Codro. Ultimamente il Botho Graef, sottoponendo questo
vaso ad un esame fine ed avveduto (') ha attribuito
allo stesso pittore anche la coppa con la nascita di
Erictonio e quella con Egeo e Temide, ambedue nel
Museo di Berlino (Furtwangler 2537, 2538). Or bene,
confrontiamo la figura di Egeo con quella di Eneo
sopra il nuovo vaso di Polignoto, e troveremo fra
essi una simile relazione come fra la Medea e la
donna sacrificante.

Nella stessa memoria il Graef impugna la mia
opinione sopra l'epoca della coppa di Codro, che
avevo creduta posteriore alle sculture del Partenone (2),
con argomenti tanto convincenti, che non posso fare
a meno di dargli ragione. Debbo anche concedere al
eh. Reisch (3), che gli indizii mitologici che m'in-
dussero a supporre una data più recente per la coppa
Berlinese con la nascita di Erictono erano illusori.
Mi sento sì perfettamente convertito da questi due
dotti, che ora voglio aggiungere io stesso un altro in-
dizio che conferma 1' origine più antica delle due coppe
in questione. È questa la forma particolare dell' elmo
di Codro, il quale è munito di frontale discendente
fin ai sopraccigli e di guanciali mobili. Questa specie
di elmo, lo porta anche il Ceneo di Polignoto (vedi
tav. II), lo portano il Giasone sopra il cratere degli
Argonauti, copiato da una pittura di Micone ( Mon. di
Inst., XI, 38, 39), alcuni giganti sopra il cratere di

(') Jahrbuch des Kaiserl. Doulschen arckaeologiscken In-
stituts, XIII, 1898, p. 65.

(2) Marathonschlacht in der Poikile, p. 75.

(3) Reisch, Jahreshefte des osterreich. archaeolog. Imtituts,
I, 1898, p. 84.

DI POLIGNOTO *°

Altamura (v. p. 25, n. 11), Demofonte sopra l'uno
e Neottolemo sopra l'altro cratere dell' Iliuperside
(p. 25, n. 12 e p. 24, n. 1), Achille sopra il bel vaso pub-
blicato nei Monumenti dell' Instituto, X, 9, tutti vasi
fabbricati nei primi decenni dopo le guerre Persiane.
Ma non mi rammento di averla mai trovata sopra
monumenti dell'epoca della guerra Peloponnesiaca.
Sembra essere proprio l'elmo della pentacontaetia.
Se però il Graef, spingendo la cosa più avanti, vuol
avvicinare il vaso di Codro per quanto possibile allo
stile severo, io debbo protestare altamente. Impe-
rocché fra questo vaso ed i suoi compagni da una
parte, e gli ultimi rappresentanti dello stile severo
dall'altra, si interpongono Polignoto, Ermonacte e
gli altri pittori di starnili, s'interpone anche tutto
il gruppo dei vascolari polignotizzanti (v. p. 24).
Posto che, come vuole il Graef, la coppa di Codro
fosse contemporanea di quei vasi che imitano diret-
tamente le pitture parietarie della scuola Poligno-
tea come i noti crateri di Orvieto e di Bologna,
resterà però sempre impossibile di ascriverla alla
stessa epoca come il vaso di Sant'Agata e le opere
di Polignoto e di Ermonacte. Tutta una generazione
di artisti separa il vaso di Codro da Gerone e Brigo,
Duride ed Onesimo. Così la data proposta dal Graef
pare affatto inammissibile. Dovremo piuttosto ritor-
nare a quella raccomandata dal Milchhòfer ('), cioè
poco avanti il 445.

Diciamo finalmente ancora una parola sopra l'ul-
teriore sviluppo del tipo di Ercole combattente un
solo centauro. Ottimamente il Walters ed il Furtwan-
gler, l'uno parlando della idria riprodotta a p. 21, fig. 4,
1' altro del vaso di Sant' Agata (2) hanno osservato che
questo medesimo tipo è stato imitato dall' artista del
frontone occidentale di Olimpia nei due gruppi cor-
rispondenti allato della figura centrale di Apolline.
Fra le modificazioni introdotte dallo scultore, la più
importante è quella, che ha trasportato la figura dell'eroe
combattente dal rovescio del centauro al lato rivolto
verso lo spettatore. Assai visibile è l'influenza di
questo tipo anche nel bel quadro Ercolanese, dipinto

(') Jahrbuch des Deutschen archaeologischen Instituts, IX,
p. 72.

(2) Roscher, Mythologisches Lexicon, I, p. 2230.
loading ...