Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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PANTALICA

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necropoli preellenica di tutta la Sicilia ; ma 1* errore
suo, e, ben si può dire, di tutti quanti scrissero in-
torno a Pantalica, consiste nel grosso equivoco di
aver preso per abitazioni quelli che sono sepolcri (')•
Pantalica è stata visitata per quattro secoli di
seguito da antiquari, pittori, touristi, storici, filologi, etc.
a titolo di curiosità, ma non di ricerca scientifica ; e
se le descrizioni che ne vennero date sono vivide ed
esatte, non hanno valore scientifico di sorta i giudizi
che le accompagnano ; ma oltre che da dotti e curiosi
Pantalica fu disgraziatamente, e troppo spesso, visi-
tata e frugata da cercatori di fantastici tesori e da
violatori di sepolcri, che soprattutto nell'ultimo mezzo
secolo, a sentire persone attendibili di Sortino, ne
trassero ragguardevoli materiali soprattutto di vasel-
lami, barbaramente distrutti per la patita disillu-
sione di non trovarli colmi d'oro, o dispersi nelle
case; per fortuna alcuni pezzi considerevoli vennero
salvati nel Museo di Siracusa, ma il più andò per-
duto. Io fui il primo, in una mia visita nel gennaio
1889, se non ad avvertire l'importanza della im-
mensa necropoli, a riconoscere l'urgenza di esplorarla
con buon metodo ; corse un buon lustro prima cho io

(') Ecco la bibliografia di Pantalica. Il Fazello (De rebus
Siculis, Dee. I, 10) visitatala nel 1555, ne scriveva, pieno di
entusiasmo : « Pantalica urbs deserta in rupe undique praecisa,
« speluncis infinitis referta, fluminibus circumsepta et natura
« munitissima; erat autem ea urbs magna et specubus exca-
« vatis, iisque mirandis, habitata; quarum numerosa multi-
" tudo hucusque miratu est dignissima ». Egli fu il primo ad
identificarla colla Herbessus di Polibio (I, 18, 9j e di Livio
(XXIV, 53).

Don Andrea Gurgiullo, parroco di Sortino, descrive in un
raro opuscolo (Saggio storico critico, su di Erbesso, città an-
tica di Sicilia, Siracusa, 1793), non senza cura e diligenza, le
antichità di Pantalica, dandone anche una pianta prospettico-
topografica, che, se non altro, ha il merito di indicare qualche
monumento, scomparso nell'ultimo secolo.

Bourquelot, Voyage en Sicile (Paris, 1848), pag. 164 e segg.,
descrive alquanto diffusamente Pantalica.

Cavallari P. S., Raccolta dei monumenti di Sicilia. In
questa rarissima opera, tirata a soli 24 esemplari, dà una ve-
duta fotografica (tav. XXIV) ed un cenno descrittivo (pag. 16).

Idem. Le città e le opere di escavazioni in Sicilia ante-
riori ai Greci (Palermo, 1877). Opera fondamentale pel con-
cetto, ma errata in molti particolari, in quanto sono giudicate
preelleniche molte opere di escavazione di età greca tarda e
della bizantina. Su P. vedi pag. 10-11.

Orsi P., Pantalica (Herbessus?) In Bull. Paletnol. Ital
1889, pag. 162-188.

Altri cenni su Pantalica sono contenuti in Grass, Sicili-
sche Reise (1815), voi. II, pag. 340-45; Dennis, Handbook for
travellers in Sicily (London, 1864).

potessi superare le molteplici difficoltà che incontrava
T organizzazione di una spedizione scientifica, e 1' ac-
campare nonché rifornire una ventina di operai, in
un sito senza abitazioni di sorta e lontano dalle bor-
gate di Sortino e San Paolo. Tutto fu vinto mercè
la mia costanza, e la generosità dei nobili signori
fratelli Nava di Siracusa, proprietari, il cui nome ri-
cordo qui a titolo di onore e di riconoscenza; una
prima campagna, della durata di un mese, ebbe luogo
nella primavera del 1895, e fu seguita due anni ap-
presso (giugno 1897) da una seconda più breve. Le
balze di Pantalica vennero allora da me e dalle mie
squadre percorse in ogni senso e pazientemente esplo-
rate; nè una sola volta io ed i miei bravi operai
rischiammo la vita per raggiungere sepolcri che pa-
revano inaccessibili. Ora, ad opera compiuta, raccomando
in questa monografia il risultato delle mie ricerche,
le quali, per quanto tardive, hanno sfatate le leggende
fantastiche e fatta parlare la immane sfinge del monte,
sul quale era passata silenziosa l'ala di tanti secoli.

Gli avanzi monumentali di Pantalica sono di due
maniere ben distinte, per età e per forma ; monumenti
cioè preistorici, preellenici o siculi, e monumenti di
età storica. Lasciando per ora la questione, se Pan-
talica risponda o meno all' antica Herbessus, comincerò
con un rapido cenno distributivo, che serva di guida
al lettore ed eventualmente al visitatore scorrendo lo
schizzo fig. 2.

Del vastissimo abitato dell' età sicula non resta
traccia veruna, perocché, come ormai è risaputo, i
Siculi dimoravano, salvo casi eccezionali di caverne
adibite a ripari temporanei, in capanne circolari, elit-
tiche e più tardi quadre, di leggerissima costruzione,
in legno, canne e paglia, erette sulle alture montane,
nei cui fianchi aprivansi invece le necropoli ('). Pan-
talica, fortissima per sito, ricca di acque salubri che
scorrono nei suoi valloni (-), circondata, siccome allora

0) Siculi abitanti in caverne ho fin qui riconosciuto per
il periodo più antico a Grotta Lazzaro, nella Cava omonima,
a Grotta Calafarina presso Pachino e nelle grotte di Barriera,
presso Catania. Tracce di capanne si ebbero a Cannatelo (Gir-
genti), Monteracello e Barriera. Le indicazioni bibliografiche
di questi luoghi trovansi lungo il corso della monogr.ifia.

(2) Oltre i fiumi, sempre ricchi di acqua, Pantalica al piè
delle rupi della necropoli NO ha una fonte perenne, abbondante
ed eccellente, che alimenta l'acquedotto greco ancora in atti-
vità per Siracusa.
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