Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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TANTALICA

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il massimo esemplare, lungo cm. 27 (fìg. 9), è a corpo
piatto, e tutto ciò costituisce una caratteristica di
molta antichità. In talune, così dritte, che curve, un
filo doppio o semplice, ricorrente nel mezzo od ai
margini non è ottenuto a punta, ma nella fusione
stessa; e fuso talvolta insieme alla lama è il mani-
chette, ed imitato in fusione anche il chiodetto, nella
gran maggioranza mobile, che fissava il manico di
legno o di osso ; rari questi ultimi, di cui ci perven-
nero pochissimi avanzi (fig. 9 di avorio); in un esem-
plare (fig. 17) abbiamo un chiodetto d'oro, che ricorda
le lame xQvff0 e(l ÙQyvQÓsXoi del poema omerico.

Svariatissima è la serie delle forme lanceolate,
per lo più con base curva e senza codolo, come può
vedersi dalle fig. 1-17 della tav. VII; così quelle curve
ad un sol taglio, le quali per lo più hanno la sola
punta piegata indietro, ma il filo retto, e solo in
poche veramente serpeggiante. L'associazione delle
une colle altre dimostra in ogni modo che se le prime
ad apparire furono le lanceolate, traduzione metallica
del coltello in selce, non tardarono ad esser seguite
dalle altre, o per lo meno dalle più antiche tra esse.
Su codeste due foggie di coltello, ma specialmente
sulla prima, si è scritto ormai tanto, che io debbo
limitare le mie osservazioni alla Sicilia ed ai paesi
che presumibilmente furono con essa in relazione. Del
primo tipo se ne ebbero a Cassibile (esemplari 5) e nella
necropoli ancora non illustrata di Badia presso Granmi-
chele (e. 6), sincrona alla prima ; in ambedue le quali
prevalgono però i coltelli a fiamma. Non un solo
esemplare si ebbe dalle necropoli costiere, dove invece
si hanno daghe e spade fortemente carenate; i due
esemplari poi di Monteracello {Bull. Pai. IL, XXIV,
tav. XXII. 7, 18) sono ancora più antichi sia perchè
in rame, sia perchè associati a numerosi coltelli silicei.
Questi gli unici esemplari di provenienza accertata
e databile che io conosca per la Sicilia, trascurando
pochi altri esemplari sporadici non derivanti da scavi
regolari. Su questi dati noi possiamo con ogni atten-
dibilità affermare, che tali lame apparse in esemplari
di rame sul finire del periodo eneolitico (I per. sic.)
hanno la massima diffusione nell'età del bronzo (II per.
sic), con qualche traccia ancora nei primordi dell'età
del ferro (III per. sic). Alle stesse conclusioni sono
arrivati gli studi fatti perìl continente italiano, dove
esse appariscono sopratutto nelle palafitte orientali e

nelle terremare dell'età del bronzo; quivi in fatto esse
sono assai diffuse con le numerose loro varietà (').

Per le scoperte fuori d'Italia i più recenti studi
sono stati fatti dal Naue (2); le lunghe statistiche
da lui istituite portano a dimostrare che i più antichi
esemplari sono in rame, quasi piatti, e difatto in tal
metallo si hanno nello strato iberico dell' Italia, così
bene illustrato adesso dal nostro Colini (3). Ma sono
di gran lunga più numerosi gli esemplari in bronzo
diffusi nell' Europa Centrale e Meridionale ; secondo
il Naue tali forme deriverebbero da una fonte comune
nell'Asia Minore, secondo altri nell'Asia Anteriore (4),
donde avrebbero assunto lievi variazioni a seconda
delle varie correnti di diffusione. A noi interessa qui
rilevare come il Naue abbia trovato un certo numero
di tali coltellucci in tombe muliebri, e poiché lo stesso
si può affermare con certezza per Pantalica, ne con-
segue che essi non erano piccole armi, ma stronfienti
pei molteplici bisogni della vita quotidiana, anche
donnesca. Che poi il lor centro di diffusione sia stato
l'Asia Minore può essere vero in parte ma non esclu-
sivamente ; oltre che Cipro, la terra del rame, e
l'Egitto (5), conviene almeno per il bacino occidentale
del Mediterraneo tener conto di un paese ricco di
miniere antichissime, e troppo negletto dagli archeo-
logi, cioè la Spagna; il Sud-est di essa, e sopratutto
la necropoli di El-Argar, ci ha dato una serie abbon-
dantissima di coltelli a foglia d'olivo in rame, per lo
più senza codolo (f)); qui abbiamo altresì pugnaletti
con chiodi in metallo nobile (7), e 1' oro vi era per
tempo conosciuto, ma più l'argento, perchè ambidue

(') Canestrini, Oggetti trovati nelle terrem. del Modenese,
tav. V, 1-4; Strobol, Avanzi prerom. nelle terrem. dell'Emilia,
tav. II, 34, IV, 35; Gastaldi, Oggetti di alta antichità delle
torbiere e marniere d'Italia, tav. I, 1, IV, 19, 10. Ma sopra-
tutto veggasi: Pigorini, Le abìtaz. lacustri di Peschiera, pag. 12
e Monum. Antichi dei Lincei, voi. I, pag. 148 e seg. Il Ca-
stelfranco, (Bull. Pai. It. 1879, pag. 79-80), pur consentendo
nella indicata cronologia, dimostrò come perdurassero anche
nei primordi della la età del ferro.

(2) Die Bronzezeit in Oberbayem, pag. 68-81.

(3) Il sepolcreto di Remedello - Sotto nel Bresciano e il
periodo eneolitico in Italia (tav. 9 e 13).

(4) Hoernes, Urgeschichte der bildenden Kunst in Eu-
ropa, pag. 308.

(5) Pinza; Le civiltà primitive del Lazio, pag. 157.

(°) Siret, Les premiers dges du métal dans le Sud-est de
VEspagne, tav. 29 e 37.

(7) In argento a Zapata (o. e, tav. XX, 1,11), ad El-Argar,
XXX, 575 etc).
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