Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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di una pittura vascolare riferibile al mito di laocoonte

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tuazione che nel dramma probabilmente precedeva il
terribile avvenimento (').

Il modo invero come è rappresentato questo figlio
di Laocoonte colpisce chi osserva la nostra pittura va-
scolare. Già nel descriverlo osservai come egli ci si
presenta come una statua, dritto immobile, nessuna
resistenza oppone ai due grossi serpenti che 1' avvin-
ghiano, nessuno sforzo fa per liberarsene, insensibile
non abbandona nemmeno gli oggetti che ha fra le mani.
Ed ò certamente un problema per chi interpreta que-
sto dipinto come abbiamo fatto noi, la spiegazione
della immobilità del giovinetto.

Si può credere che con essa l'artista abbia voluto
esprimere l'istantaneità fulminea con la quale il fan-
ciullo è stato avvinto dai due serpenti. Ma questa
spiegazione, per quanto in suo sostegno si possa citare
l'osservazione fatta intorno all'altro fratello (2), con-
fesso che non mi soddisfa troppo; poiché credo di
dovere, nel sovrapporsi delle spire dei due serpenti,
l'uno dei quali ha già divorata la sua vittima, di-
stinguere una successione di momenti diversi la quale,
quando non si voglia ammettere una spensieratezza del
disegnatore, cosa non molto rara invero, difficilmente
mi sembra compatibile con la supposta istantaneità.

Si potrebbe anche pensare che nel disegnare
questo figlio di Laocoonte come ministro del sacri-
ficio eseguito dal padre, il pittore, servendosi d' un
tipo familiare all' arte in simile uso (3), non abbia
saputo adattarlo abbastanza alla situazione particolare.
Comunque sia di ciò, non credo che questa difficoltà
valga ad infirmare la spiegazione del soggetto da noi
esposta.

Prima di abbandonare il nostro dipinto vascolare,
dobbiamo dare uno sguardo al rapporto nel quale esso
si trova con gli altri monumenti figurati che furono

(') Robert, op. cit., p. 200.
(?) V. sopra col. 197.

(3) Archàologische Zeitung, 1845, tav. XXXV seg. ; ib. 1853,
tav. LV; ib. 1807, tav. CCXXVI, 1; Compte-rendu de la Corn-
mission archéologique, 1868, tav. VI; Elite céramogr. II,
tav. CVIII; Gerhard, Auserl. Vasenb.,tsw. CLV, n. 1; Raoul-
Rochette, Mon. inéd., tav. XXXIV.

riferiti alla medesima versione del mito di Lao-
coonte.

Il Forster (•), sebbene con molta riserva, riporta
la congettura d'un amico il quale vorrebbe nei fram-'
menti di una lekythos attica trovata a Tanagra ri-
conoscere la versione di Quinto Smirneo, e vi scorge
un sostegno non disprezzabile dell' opinione, secondo
la quale il racconto di Quinto Smirneo ha fondamento
in una più antica poesia.

Basta però uno sguardo alla tavola che il Forster
dà de' frammenti, per convincersi dell' impossibilità
di questa attribuzione, poiché la presenza di un solo
fanciullo inseguito da un solo serpente, non ci autorizza
certamente a pensare al mito di Laocoonte. D'altra
parte, anche a voler ritenere che la civetta ed il
tumolo siano un simbolo di Athena dalla quale se-
condo Quinto Smirneo sono inviati i serpenti, sussi-
sterebbe nondimeno in questa rappresentazione una
patente discordanza col racconto di Quinto Smirneo,
perchè in essa il figlio di Laocoonte è rappresentato
fuggente, mentre Quinto Smirneo dice che all' apparire
de' serpenti i Troiani fuggirono, ma Laocoonte tXsimo
Sè fiovvoq anuìds u^ia naiGC' ntdi]<JE yàq ovkotut'vrj
Kt}q xcà Osò? (12, 472-74).

Non minore incertezza, come è noto, regna intorno
al kantharos Pourtalès ora nel British Museum (2),
nella cui rappresentanza il Klein (3) crede di ravvisare
la versione sofoclea del mito di Laocoonte. Ma le diffi-
coltà che si oppongono a tale interpretazione, sono
state già da altri notate

E così, se la sovra esposta spiegazione regge, il
nostro frammento è il solo ad offrirci l'esempio di
una pittura vascolare ispirata dalla versione sofoclea
del mito di Laocoonte, ed al tempo stesso la rappre-
sentanza più antica del mito che finora si conosca.

Michele Jatta.

0) Forster, op. cit., p. 300 seg. ; Jahrb. des kais. deutsch.
archàolog. lnstit. 1891, p. 189 seg.

(2) Raoul-Rochette, Mon. inéd., tav. 40; Panofka, Cab.
Pourtalès, tav. 7.

(*) Arch. Zeit., 1880, p. 189.

0 Robert, op. cit., p. 210 segg.; Forster, op. cit., p. 306.
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