Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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CAMARIN A.

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compagno in costume militare leggero; egli consegna
al giovinetto una spada, come ricordo e pegno. Questa
la scena di carattere nobile ed elevato, certamente
inspirata a qualche tragedia; molto probabilmente
l'addio di Antìarao che parte per Tebe, e che presago
della sua tìne lascia al figlio Alcmeone il compito di
vendicarlo, uccidendo la madre Erifile, che lo aveva
spinto all'impresa fatale; di questa fitjTQoxrorta e
delle sue terribili conseguenze s impadronì 1' epopea
tebana, e più tardi Sofocle ed Euripide ne fecero ma-
teria al loro Alemeone ('). Il momento grave e so-
lenne della partenza era stato rappresentato nella
cassa di Cipselo (Pausania V, 17, 7), in un cratere
ceretano (Berlino 1635) ed in altri monumenti ar-
caici, ma in forma diversa; l'influenza dei tragici e
sopratutto di Euripide modificò alquanto la scena,
accentuando il distacco e V ordine della vendetta. La
tragedia di Euripide venne rappresentata in Atene
sotto 1' arcoutato di Glaucino (439-438), e ad un' epoca
di pochissimo posteriore (440-430 circa) deve appar-
tenere il nostro cratere, ciò che è confermato dalla
forma di esso, dal costume delle ligure, dallo stile
solenne e grandioso, dal disegno sobrio e corretto, non
meno che dal carattere drammatico del soggetto, in
voga appunto in queir epoca (-). La scena al tutto
nuova nella pittura vascolare merita perciò uno studio
più ampio e diffuso che non sia il presente cenno.
13) Scena erotica; un giovinetto coperto di mantello
che gli lascia nuda una spalla, coronato d' ellera, te-
nente un bastone ed uno skyplios, risponde all' invito
di seguire due uomini barbuti, che a lui si rivolgono,
coperti di mantello, e tenenti due bastoni ed una
tazza.

L'esame di cotesti pochi vasi ci mette pertanto
in grado di fissare la cronologia della necropoli di
Scoglitti dalla fine del secolo VI alla tìne del V;
ma se essa si estenda al di là di tali due estremi
non ci è dato di affermare.

(') Per il mito cfr. Eoscher, Lexikon, I, pag. 242, 294-295.
Mi corre l'obbligo di ringraziare il eli. prof. Fed. von Duini,
dell'Università di Heidelberg, il quale eolla sua cortese spon-
taneità, a me privo di adeguati mezzi librari fornì una quan-
tità di preziosi suggerimenti per la retta interpretazione di
questo raro soggetto.

(2) Winter, Die jungere attische Vasen, pag. 69-71.

Necropoli Orientale.

A molta distanza dalla precedente un' altra vastis-
sima necropoli divisa in più gruppi si stende sullo
amene colline che sorgono a levante della città fra i
due fiumi ; io non dico cosa esagerata affermando die
la estensione di questa necropoli supera i tre ehm. q.,
ed è in essa sopratutto che gli antichi violatori hanno
fatto in tutti i tempi le prede migliori.

a) Gruppo Pace.

Lo denomino così dalla villa dei sigg. Pace di Co-
ntùso e dai loro circostanti possessi; i gruppi princi-
pali di sepolcri si stendono a sud della ruotabile Ca-
merana — S. Croce, ed è in queste terre che mercè la
cortesia dei proprietari ho potuto eseguire le prime
ricerche. La coltura dei terreni messi a viti, mandorli,
carubbi ecc. ha contribuito alla distruzione dei sepol-
cri, della quale si hanno segni evidenti, ed è dovuta
principalmente all' opera di un certo massaro Ingrante,
fido ed attivo compagno per quasi mezzo secolo alle
imprese del Lappouieddo.

Sep. 1. Fossa aperta nella sabbia compatta, dire-
zione E-O, di m. 1,60 X 1,08 X 0,80, coperta di tego-
loni rotti, essendo stata la tomba frugata ; vi si rac-
colsero piccoli cocci di vasi grezzi ed attici ed un
insignificante frammento di bronzo.

Sep. 2. Nella arenaria compatta semirocciosa fu
aperta una fossa con risega, prof. m. 1,80; lo sche-
letro che conteneva fu per intero consumato, fatto che
osserveremo con grande frequenza nelle necropoli ca-
mariuesi; alla estremità 0 della fossa erano rac-
colti i seguenti vasetti: due piccole lekythoi aribal-
liche col corpo a reticolato (come fig. 55), di fabbrica
cumana, una lucernetta discoidale ombelicata, una pic-
cola lekane con coperchio striato, puro cumana, una
pyxis stamuiforme della stessa fabbrica, rottami di
vasi grezzi e di uno skyphos attico nero (').

(') Avverto sin d'ora che per la determinazione del mate-
riale vascolare italioto, molto frequente a Camarilla, ini valgo
dell'eccellente opera del Patroni, La ceramica antica delVIta-
lia meridionale, Napoli 1897, alla quale, se un lieve appunto
deve farsi, è di non aver portato sufficiente larghezza di esame
e di disegni al piccolo vasellame delle fabbriche italiote e so-
pratutto campane, che, almeno in Sicilia, è il più diffuso,
mentre sono molto rari i grandi vasi.
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