Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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295 RICERCHE ARCHE

frammenti di stoviglie di tarda epoca micenea, ebbi
però a riscontrare molte ossa umane, che nella tomba
più grande, del diametro di m. 2,60 e dell' altezza
di m. 1,50, accennavano alla posizione originaria del
cadavere, disteso supino, coi piedi rivolti verso la
porticina del dromos.

Il villaggio, o il borgo, di cui la necropoli di Ca-
màres è la testimonianza, doveva essere un modesto
centro, abitato da boscaioli e pastori, e situato sulla
via che da Phaestos conduceva all'antro votivo di
Maurospilion ; credo perciò che non debba essere stato
in questo luogo, chiuso in una profonda gola rocciosa,
in fondo alla valle, che si prepararono quegli ele-
ganti prodotti di ceramica rinvenuti nella grotta e che
il Mariani riprodusse nelle sue tavole. Tale produ-
zione deve essere stata nel piano, presso o dentro
la città di Phaestos, che come dimostrano le scoperte
di H. Onuphrios, fu una sede di una civiltà primi-
tiva, e centro di commerci estesi a regioni molto lon-
tane (').

Nelle ricerche fatte dall' Halbherr e da me nel
fianco meridionale della bicipite acropoli (2), fu otte-
nuta una massa di materiale ceramico, accumulato in
uno scarico di un edificio, se pure non di molti edi-
fici, e nella quale si presentavano, in molteplici varietà,
i tipi di Camàres già descritti dal Mariani e dal
Myres, e siccome qui non si trattava di deposito vo-
tivo o funerario, ma di una massa di rifiuto, così
accanto ai vasi più fini, dalle esili e ben tornite
pareti, dalla cottura accurata ed ornati con diligenza
dalla duplice e caratteristica decorazione plastica e
pittorica rilevata a Camàres, vi erano frammenti di
grossi pithi, fatti di pasta grossolana, frammista di
pietruzze, ed imperfettamente cotta, pezzi di Xàq-
vaxeg, o cassette amplissime e, caratteristiche, certe
specie di bacini, dal fondo molto ampio e piatto e
dalle pareti poco alte e svasate, simili a certi vasi
veneziani ancora oggi di uso domestico. In questa
ceramica d'uso si riscontrarono le decorazioni a ri-
lievo, a cordoni ondulati e segnati a stecco, o a serie
di punti, o incise e graffite a denti di lupo, a

(') Evans, The sepulchral deposit of Ilagios Onuphrios,
ne.ar Pkaistos (nei Cretan Pictographs, p. 105 sg.).

(2) Una visita a Phaestos, che sarà edito nel Journal of
Archaeology, anno 1900.

LOGICHE CRETESI

fogliette ad intrecci ('), che si ravvisa negli esem-
plari di Cnosso, ma che è comune, come vedremo, in
tutti gli insediamenti primitivi dell'isola; nè man-
cavano decorazioni a fascie di colore smorto, rosso o
brano, sul fondo, o gialletto o roseo, che copriva la
superficie del vaso, e che dimostra una certa cura di
adornare anche il modesto arredo di casa.

Vasi di tipo simile a quelli di Camàres e di
Phaestos si rinvennero anche in alcune tombe tumul-
tuariamente scavate a Dibachi, e furono raccolti nel
museo di Candia; forse in quel punto, presso la foce
dello Xeropotamos, in un luogo ora rattristato dalle
febbri, era uno dei punti di sbarco per le navi dei
Phaestii; questo luogo però non corrisponde alla Aioail
che Strabone (X., pag. 734) e Stefano di Bi-
sanzio (ad v. (PatGTÒg) collocano nel distretto Phaestio
e che io pure ritengo fosse un luogo d' approdo situato
sul golfo di Metalla, o di Messarà, più a sud di Di-
bachi, in un luogo dove le colline del gruppo di
Phaestos giungono al mare, formando una biancheg-
giante scogliera, contro cui si infrangono le onde del
largo, e che appunto deve essere occorsa nella fervida
immagine del rapsodo omerico che descrive il paese
Phaestio (2).

Forse altri centri abitati, appartenenti al dominio
di Phaestos, potrannosi riscontrare nella regione colli-
nosa di Sivà, di Camilari, o fra i monti che formano
il promontorio di capo Lithinos, ai piedi del quale
sonvi, verso occidente, Matala, e verso sud, i « Buoni
porti nxaXóì Ai/xióvsg, ricordati da S. Paolo, e Lasea,
località fiorenti in epoca classica. Una mia escursione

(') Cfr. Mariani, 1. e, p. 196, fig. a- Fàbricius, Ath. Mitth.
XI (1886), tav. Ili, IV, p. 140 e sg.; Hausoullier, Rev. Archèol.,
voi. XL, tav. 23.

(2) Odiss. Ili, 293.

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Io ritengo che nei dintorni di Dibachi, scavando in epoca
di non grandi calori, ma già quando sono asciutti i torrenti,
si debbano trovare numerose traccie micenee; quando io passai
dalla regione, la Dea febbre ci aveva fatta la sua comparsa e
tutto il villaggio, compresi i gendarmi, ne era colpito ; sicché
trovandomi io pure in condizioni di salute poco buone non ho
creduto opportuno intraprendere una ricerca, per la quale mi
mancavano le braccia. Ma a questo luogo, non meno che ad
H. Onuphrios, rivolgo l'attenzione dei miei successori nell'esplo-
razione dell'agro Phaestio.
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