Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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RICERCRE ARCHEOLOGICHE CRETESI

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Questo (pqovqiov presenta molte analogie a quello
da me esaminato sull' acropoli di Gortyna, e sembrami
costrutto dopo una distmz:one della città, con mate-
riale frammentario, ma però con una certa regolarità
che ancora rammenta la tecnica romana; la disposi-
zione della muratura della torre, con rivestimento in
pietre disposte a riseghe, è caratteristica della età
romana.

Come è evidente da ciò che esposi qui sopra,
sfuggono alla osservazione superficiale i resti di quella
vetusta Lyttos che ricorda Esiodo ('), e che Plutarco (2)
dice fondata dai Tirreni-Pelasgi, l'alta antichità della
quale è dimostrata sia dal nome di Avxrog, dalla ra-
dice uguale a quella dell'altra città cretese Avxuarog
ed affine a quella di JCxriq, altro nome collegato ai
più antichi miti dell'isola, quanto da quello di Kag-
vrjaaónoXig, tratto forse dal nome di un fiume, l'Apo-
selemi, nome che, come opina il Mariani, avrebbe la
terminazione pelasgica -creo?, frequentemente usata pei
fiumi es.: «Ilissos», e che certamente risale al periodo
anteriore al prevalere degli elementi dorici, i quali a
Lyttos appaiono più solidi che in ogni altro punto
del centro dell' isola (3).

Però, a dir vero, non tutte quante le traccie di
epoca antica mi sono sfuggite. Nella località detta ffrd
fitoccXa, cioè « ai cocci », all' estremità nord-est del
colle, dove esso degrada verso il vallone di Askùs,
fiorente di vigneti, i contadini rinvengono numerose
urne e vasi, e la superficie dei campi è tutta quanta
sparsa di frammenti di ceramica di età greca e romana,
con traccie di ossa bruciate.

Ma rinvengonsi pure frammenti di ceramica più
antica, con decorazione micenea, o geometrica; un
frammento di grosso pithos, che portava in rilievo
oltre alle solite zone ondulate, delle borchie e delle
rosette di tipo miceneo, imitanti la lavorazione del
metallo, mi presentò, come altri vasi di Priniàs e di
Kerà sui Lassithi, analogia col pithos dato dal Pabricius
come proveniente pure da Lyttos (4).

(1) Tkeog., v. 477.

(2) De virtut. mul, Vili.

(3) Hoeck, II, 431 sg.

(4) E. Fabricius, Aherthumer aus Kreta (Athen. Mitth.
XI, p. 147). L'esplorazione di questa città, se sarà mai possi-
bile, sarà fra le più interessanti dell'isola: la città èvxTifxévij
di Omero, II. II, 647, e che secondo Polybio, IV, 5S, 54, V-VI, 54,

Se Lyttos ebbe nell' età micenea quel vasto dominio
che, per l'età classica, le è attribuito dagli scrittori,
si comprende l'importanza e la potenza della città,
già ricordata da Omero, (IL, II, 647) e che ebbe tanta
parte nella formazione della tradizione religiosa cre-
tese, avendo un cielo teogonico speciale, un gruppo
di leggende del mito di Zeus ed un complesso di culti
e di cerimonie orgiastiche, che già traspare nella poesia
esiodea ed è conservato per tutta quanta l'età clas-
sica ('). Giacché, se Lyttos comprese i territori di Mi-
latos, Oleros, Dreros e Minoa (2), ne risulta che ebbe
comando sopra tutta la regione dei Lassithi, intesa
nel più vasto senso, vale a dire sull' altipiano propria-
mente detto e sui due tratti più bassi di Mochòs e
di Viano, che quasi gradoni fronteggiano al sud ed al
nord il più elevato acrocoro (vedi la carta a fig. 1).
Considerando a tutta prima l'aspetto topografico del
territorio, parrebbe che il dominio di Lyttos non do-
vesse sorpassare, nel versante di nord, quella dorsale
montuosa, che staccandosi dal Monte Selena, sull'orlo
dell' altipiano, va a spingersi sino al Capo Joannis,
dividendo la pianura costiera di Milatos dal Mirabello,
e nel versante sud che dovesse arrestarsi ad ovest dello
scosceso contrafforte di H. Ilias, che dalla corona meri-
dionale dei Lassithi, precipita verso il mare, poco
lungi da Girapetra.

Ma dalle mie osservazioni e più ancora da quelle
interessantissime fatte dall' egregio A. I. Evans, pare
risulti che il dominio di Lyttos « micenea » fosse
esteso anche più ad est, e, ricchissimo di luoghi abitati,
congiunti da strade e da fortezze, comprendesse tutta
quella parte dell' isola, che va dalla bassura formata
dal piano Omphalio e dalle due valli dell'Anapodari
e dell' Aposelemi, sino alla sella di Oleros, dove l'isola

era la più antica dell' isola, sede di culti sanguinarii (Clemens
Alexandr., Cohortat. ad Gent-, p. 36 (ed. Potter), fu indubbia-
mente sede micenea; ma avendo essa avuta un'amplissima
colonizzazione dorica (Hoeck, p. 431 sg.) sarà interessante
osservare se qui si abbiano quei fenomeni di transizione tra
il miceneo ed il geometrico che si notarono in altri stanzia-
menti cretesi, come Anapolis, Kourtes etc, o se qui tale fatto
manchi e si abbia quell' hiatus tra il periodo e lo stile miceneo
ed il geometrico che tornerebbe tanto comodo a coloro che
sostengono essere la civiltà micenea il patrimonio di una schiatta
diversa dalla greca, per origine, lingua e costumanze.

(!) Hesiod. Theog., v. 477 sg.; cfr. Diod. libr. V, 70 sg.
Hoeck, Kreta, I, 13, 16, 408. II, 401, 431. HI, 302.

(2) Strabo, X, 734.
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