Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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PANTELLERIA

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Nella penisola iberica non mancano nuovi elementi
di contatto, specialmente nelle regioni del sud-est;
quivi però è inutile cercare costruzioni simili ai Sesi
ed ai dolmens ; i terreni friabilissimi, la mancanza di
dure roccie impediva così di costruire i tumuli di
massi (Sesi, dolmens), come di scavare nel vivo le
stanzette funebri ; ma i numerosi villaggi dell' età
eneolitica esplorati dai benemeriti fratelli Siret (taluni
con tracce languidissime di metalli) da me replicate
volte citati, presentano le stesse fortificazioni in muri
a secco, le stesse capanne rettangolari o curvilinee di
Mursia; sovente anzi nell'interno vasi ed altri oggetti
fittili che hanno la più toccante simiglianza con quelli
di Pantelleria. In Spagna però la cultura di quel po-
polo salì rapidamente ad un grado rispettabile per la
presenza e lo sfruttamento di abbondanti giacimenti
metallici. Ma se noi ci volgiamo ad altre parti della
vasta penisola, troviamo che i suoi abitatori, portati
in ambiente acconcio, furono in grado di svolgere pie-
namente le loro attitudini di costruttori in pietra;
lasciando anche i pochi dolmens di Millares e le
grotte funebri quivi scoperte, per metà artificiali, per
metà naturali ('), sono le isole Baleari quelle che ci
hanno conservato i più mirabili avanzi di quelle genti
iberiche, studiati così bene dal Cartailhac. Qui, in
Maiorca sopratutto, villaggi fortificati da cinte mega-
litiche (2), e grandiose costruzioni simili a torri, dette
talayots (op. cit., p. 23 e segg.), le quali, per quanto si
rannodino, attese le dimensioni colossali, meglio ai
Nuraghi, che ai Sesi, presentano non di meno con
questi non dubbi rapporti nella forma circolare, nello
andamento a scarpa delle pareti, nella tectonica delle
gallerie e delle celle a massi aggettanti ed a tholos.
Chi veda, a mò d'esempio, le imagini fotografiche dei
talayots di Torre Nova de Lozano (op. cit., tav. 35), di
s. Augustin (tav. 36), di Benicadrell (tav. 40), fatta
astrazione dalle dimensioni, potrà benissimo confon-
derle con quelle di grandi Sesi. Colle Navetas poi, il
cui uso funebre è ora accertato (op. cit, p. 33 e seg.),
noi abbiamo già comparato taluno dei nostri Sesi. Nè
credo sia mero caso, da passar inosservato, che in

(!) Siret, L% Espagne prchistoriqua (Bruxelles, 1893) p. 37-42.
(2) Cartailhac, Los inonumcnts primitifs des Baléares
(p. 14 e segg.).

queste stesse isole abbiamo grotticelle artificiali ('),
sotto taluni rispetti analoghe alle siciliane, altre delle
quali appariscono sulle coste iberiche opposte, cioè
nel Portogallo (Palmella nell' Estremadura) (2).

Abbiamo dunque su tutta la penisola iberica dif-
fuse manifestazioni archeologiche e monumentali, varie
a seconda delle regioni, ma che presentano un fondo
comune con quelle dell'Africa settentrionale, di Pan-
telleria, della Sicilia e della Sardegna, perchè derivano
dalla stessa larghissima emigrazione.

Per conchiudere, e terminare questa lunga perie-
gesi, io dovrei toccare brevemente dei dolmens diffusi
dalla Francia meridionale ai mari del nord; monu-
menti, che a seconda dei paesi, hanno anche preso
forme determinate; ma è comune a tutti il concetto
rituale e tectonico fondamentale di preparare una cella
per i cadaveri inumati, coprendola di massi e di terra;
anche il contenuto di codesti dolmens, malgrado la
distanza di tempo e di luogo, ha conservato un fondo
comune (fittili, bicchieri) ; onde io, tenendo anche nel
debito conto la esistenza di grotte funebri artificiali
neolitiche nel mezzodì della Francia, non posso non
aderire alle conclusioni a cui altri, e con più minute
analisi, è da tempo arrivato, che tutto ciò « palesa
popoli di comune origine, riti nati alla medesima
sorgente » (3).

Sintesi paletnologica.

Il popolo dei Sesi e di Mursia è certo un mani-
polo di quelli antichissimi Ibero-Liguri, forse meglio
Iberi, che in uno dei molteplici passaggi dall'Africa
alla Sicilia, prese dimora a Pantelleria. È per noi
un prezioso anello etnico fra Africa e Sicilia, e quindi
fra l'Africa e l'Europa occidentale circum-mediterranea,
avendo servito queste due isole, come Creta e Cipro
nel Mediterraneo orientale, di ponti di passaggio fra i
due continenti. La migrazione di antichissime genti
africane nelle isole del Mediterraneo occidentale, od
anche nelle regioni costiere ad esso limitrofe, è vecchia

(!) Ididem (p. 39 e segg., flg. 29, 32, 33 di Covas, ta-
vole 47-49).

(2) Cartailhac, Les dges préhistoriqucs de VEspagne et du
Portugal, p. 118 e seg., fig. 152-154; Leite de Vasconccllos,
Religioes da Lusitania, voi. I, p. 230 e seg.

(3) Pigoriui, Bull. Paletn. hai., Vili, p. 35 ; Rcndic. dei
Lincei (Classe di Se. Fil. Mor., 1892, p. 428.
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