Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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PANTELLERIA

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tanza dovette avere per i naviganti dell' antichità,
visibile siccome essa era, a tempo chiaro, così dai
monti della Cabilia, come dall' Erice ; importante so-
pratutto per le traversate dall'Africa alla Sicilia, pe-
rocché le avventurose navigazioni verso le colonne
d'Ercole si dovessero tentare costeggiando le spiaggie
africane; importante ancora perchè, se i grossi piro-
scafi moderni non trovano oggi approdi di sorta a
Pantelleria, i piccoli legni antichi potevano bene en-
trare e trovare un rifugio comunque nel suo portic-
ciuolo ; questa antica importanza marittima è per ul-
timo conservata dal breve cenno di Scillace, il più
antico relativo all' isola, che ne fissa la distanza dal

formanti sfondo al pittoresco anfiteatro, ai cui piedi
si adagia la piccola capitale.

A giudicare dalle mine archeologiche la città an-
tica solo in parte rispondeva a quella di oggi ; lo
esigenze militari richiedevano che si tenessero delle
forti posizioni in alto, dominanti la città, inespugna-
bili anche in caso di uno sbarco, e dalle quali fosse
sempre possibile una ripresa offensiva. Con tale in-
tento si occuparono e poderosamente si munirono le
colline gemelle di s. Marco e Polveriera (s. Teresa) ;
mentre la città, non certo grande ed aperta, si sten-
deva sulle ridenti pendici a nord-est di esse; e giù
al mare v' era un proasteion col quartiere marittimo

Fig. 41.

promontorio Ermeo in Africa in un giorno di naviga-
zione.

Il contorno frastagliato e rupestre dell' isola pre-
senta due soli appoggi alle navi, quello di Scauri e di
Pantelleria borgata ; il primo piuttosto aperta rada a
riparo dei venti di settentrione, il secondo modesto
e non troppo riparato porto, ma in ogni modo l'unico
dell' isola, intorno al quale era naturale sorgesse
il principale ed anche il più antico abitato storico.
Tanto più che alle opportunità marittime si aggiunge-
vano buone condizioni e risorse per una stazione di terra.
In fatto la plaga che si stende a rovescio del borgo
è oggi ancora tra le più fertili e ridenti dell' isola ;
dal mare un declive non violento conduce alle colline
della Cudia Bruciata, di s. Elmo, Polveriera e s. Marco,

attorno al piccolo porto. Completamente disabitata,
siccome asprissima ed arida, rimase la Cudia Bru-
ciata, vulcanello spento, che chiude a maestro il pas-
sagio.

L'Acropoli.

Il m. s. Elmo (fig. 43), distante un due chilom. dal
mare, vasto alla sua cima, quanto è più di s. Mauro
e di s. Teresa assieme, domina queste e tutte le cir-
costanti alture, lanciandosi colla sua punta gemina
o coi suoi ertissimi fianchi sino a m. 245. A tutta
prima la si direbbe la posizione la più acconcia per
un' acropoli, perchè la vista ed il dominio dal se-
maforo attuale sono grandiosi ed il luogo imprendi-
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