Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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monticeli*) che si vede nella fotografia qui riprodotta,
e che doveva esser prossimo al luogo che serviva da
focolare agli antichissimi cavernicoli, poiché vi ab-
bondavano i carboni.

Terreno moderno.........m. 0,12

Cenere e terra concotta.......» 0,40

Carboni............» 0,08

Avanzi vegetali (ginestre, felci ecc.) ...» 0,03
Rifiuti di pasti ed altri avanzi . . . . » 0,14
Strato di corteccia di quercia con ginestre,

felci ecc., che copriva la palafitta . . » 0,10
Totale, ovvero profondità a cui trovavasi la

palafitta..........m. 0,87

Un'altra trincea scavata alle spalle dell'altare,
nel fondo della grotta, benché i tagli vi riuscissero
poco precisi perchè s'incontrava subito una fanghiglia
molle, diede i medesimi risultati. Si potè quindi veri-
ficare la presenza della palafitta fino al fondo della
grotta, o meglio della prima camera, dove soltanto
si trova oggi terreno asciutto.

Finito lo scavo della grande trincea anteriore,
bisognava assicurarsi che la palafitta non si fosse
estesa anche nella parte alla quale oggi si limita il
letto del torrente; e per questo non restava altro
che deviare l'acqua. Fu improvvisata una diga, quasi
all'altezza dell'altare di S. Michele, ed aperto l'argine
si deviò il torrente sulla trincea, che in pochissimo
tempo divenne un lago. Allora io scesi ad esaminare
il letto del torrente rimasto asciutto, e vi raccolsi
cocci ed avanzi simili a quelli della trincea, e vidi
in posto, fin sotto la parete rocciosa, i pali ritti cor-
rispondenti a quelli dell'altro lato.

È quindi indubitato che la palafitta ricopriva tutta
intera l'area, nella prima camera dell'antro; ma su
ciò ritorneremo nel prossimo paragrafo, esaminandone
la costruzione nei particolari.

Prima di passare a questo esame dirò qualche
parola dei pochi avanzi di età storica rinvenuti negli
strati superficiali. I più antichi di essi, senza dubbio
di arte greca, sembrano essere due bronzi. L'uno è un
frammento di fibula ad arco rigonfio, lungo m. 0,07,
mancante di staffa e di ardiglione ; l'altro è un pezzo
di lamina delle dimensioni di m. 0,10 X 0,12, fuso e
poi lavorato a bulino a somiglianza di peli o capelli :

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per l'esiguità del frammento conservato non s'intende
bene che cosa potesse esprimere l'oggetto quando
era intero.

A questi frammenti di bronzi accedono frammenti
di vasi che furono verniciati e forse figurati, ma nel
terriccio umido si spatinarono interamente. Dalle forme
li giudico di età piuttosto recente, e dalla qualità
della creta piuttosto di fabbricazione italiota (secondo
ogni probabilità di Pesto) che greca genuina.

Il posto in cui questi materiali si rinvennero e
la loro scarsezza indicano che essi non poterono appar-
tenere ai primitivi frequentatori dell'antro, i quali,
come si vedrà in seguito, già da lunghi secoli lo
avevano abbandonato. Invece, fin dai tempi della col-
tura greca, quella caverna dovette esser la sede di un
culto, che si è poi nei tempi cristiani conservato, con la
mutazione dell' antica divinità in s. Michele Arcangelo.

PlG. G. 5:G

A ciò accenna senza dubbio la terracotta qui
riprodotta da fotografia (fig. 6). Anch' essa è comple-
tamente spatinata, e la modellatura ne ha conside-
revolmente sofferto. Sopra un piccolo plinto quadran-
golare sorge un gruppo di una divinità femminile
modiata o turrita e vestita di lungo manto, che regge
con ambe le braccia davanti a sè una figura virile
nuda e, a quel che pare, barbata e inghirlandata, in
atto di gettar le braccia indietro come per abbrac-
ciare la dea, col cui viso il suo viso, inclinato a de-
stra e volto a sinistra, viene quasi a contatto. Nella
ghirlanda del dio, che fa atto di tenerezza filiale
verso la dea madre, io riconosco pampini e grappoli.
E il miglior riscontro pel soggetto e per la compo-
sizione ci viene offerto dal celebre specchio etrusco

IN PROVINCIA DI SALERNO
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