Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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IL SEPOLCRETO GALLICO

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nico in bronzo di vaso, esistente nel Museo di Bologna,
e costituito da una figura femminile nuda con scarpe
ai piedi e torque al collo. A complemento di queste
notizie mi piace ancora ricordare quanto il Chie-
rici osservava in proposito di questi torqui fin dal-
l'anno 1882. « E proprio delle donne e dei fanciulli fu
l'uso della torque in Italia, come dimostrarono anche
gli scavi di Offida e come può vedersi in monumenti
dell' Etruria » (*).

Oltre quelle fatte a torque usavano le donne gal-
liche collane di altra forma, composte cioè di grani di
pasta vitrea e di ambra, alternati con ciondoli e bulle,
talvolta d'oro, più spesso di metallo dorato. Due saggi
di tali collane riproduce la tav. VII ai nn. 15 e 17.
Gli elementi costitutivi di tali collane, specie le bulle
circolari ed ovoidali ed i ciondoli a secchiello, sono
propri e caratteristici degli Etruschi ; epperciò non v'ha
dubbio che anche in queste collane le donne galliche
seguivano la moda etnisca. Probabilmente era una
bulla appartenuta a collana il ciondolo d'oro, lavorato
a basso rilievo con due figure raccolto a Serra S. Qui-
rico (2).

Collane fatte a fili di grani di vetro e di ambra
prive però delle bulle, si trovarono in due tombe gal-
liche dei predi Benacci e De Luca (3), e grani di vetro
per collane si ebbero pure dalle tombe femminili di
Piobbico (4). Anche i sepolcreti di Ornavasso hanno
dato collane formate di grani di pasta vitrea (5).

Oraoohini. — È notevole che questo ornamento, così
proprio della donna, si rinvenne in due sole tombe di
Montefortino e eh' esso mancava perfino nella ricchis-
sima tomba Giampieri, n. Vili. Similmente una sola
tomba dei sepolcreti gallici felsinei conteneva un paio
d'orecchini (6). Gli altri sepolcreti gallici scoperti
finora in Italia n'erano del tutto privi.

Siamo autorizzati a dedurre da questi fatti che
dapprincipio gli orecchini non erano punto usati dalle

(') Chierici in Bull, di paletn. ital., anno Vili, p. 124.
(2J Vedi sopra p. 644, nota 1.

(3) Brizio. Tombe e necropoli galliche della provincia di
Bologna, p. 469 e 484.

C) Notizie degli Scavi 1878, p. 88.

(5) Bianchetti, op. cit., p. 227 ; Ferrerò, Sul corredo dei
sepolcreti di Ornavasso. Atti della E. Acc. delle scienze di
Torino, 1896, p. 23.

(6) Brizio, Tombe e necropoli, ecc., tav. VII, n. 37.

donne galliche, e che neppure in seguito ebbero gran
diffusione fra esse.

A Montefortino mancano gli orecchini di tipo più
antico detto a baule, la cui origine si fa risalire alla
fine del secolo VII ('), ma il cui uso ha durato almeno
fino al V secolo, poiché se ne sono rinvenuti esem-
plari nello tombe della Certosa (2).

Dei due orecchini di Montefortino, l'uno, costituito
di un disco ornato di rosetta, dal quale pende una pi-
ramidetta fra due catenelle è di un tipo assai fre-
quente presso gli Etruschi. Talvolta dal disco pende,
in luogo della piramidetta, o un' anforetta oppure un
uccello, cigno o pavone, od un grappolo d'uva (3). In
orecchini di questo tipo trovati in Crimea ed al Cairo,
dal disco trasformato in rosetta, pendono anche vere
figure umane, un Amore alato ed anche Artemide
seduta sopra una cerva (4). In altro orecchino simile del
Museo del Louvre pende dal disco una piramide rove-
sciata, ornata all' ingiro da figure di Amori in rilievo.
L' orecchino di Montefortino, in causa del suo ornato,
che è una piramide, trattata con tutta la severità dello
stile geometrico, può annoverarsi fra i più antichi di
questo tipo.

L'altro orecchino della forma di un alato toro ma-
rino, la cui coda, rivoltata e ritorta, si aggancia con la
punta delle ali, sembra di età alquanto posteriore. Per
il concetto e più per la solidità con cui è lavorato,
ricorda gli orecchini a forma di dragone serpentiforme
che si morde la propria coda rinvenuti in Egitto e
dal Braun (5) giustamente riferiti all' epoca alessan-
drina. Altri orecchini simili, rappresentanti animali
fantastici con testa umana o di leone o di cane o
di lupo e con corpo finiente in coda attorcigliata,
furono pubblicati dal Martha e negli Antike Denk-
màler dell' Istituto archeologico germanico (,!).

(1) Martha, L'art etrusque, p. 567.

(2) Zannoni, Scavi della Certosa, tav. XLIU, sep. 86,
nn. 12, 13; Montelius; La civilis. prim. en Italie, pi. 102, n. 10.

(3J No8l des Vergers, UÉtrurie et les Étrusques, voi. Ili,
tav. XXXI; Martha, L'art etrusque, pi. I, n. 1, 3, 5, 7, 9, 10;
AntikeDenkmàlerd. kais.deutschearch.lnst. 1886, tav.XII,n.,7.

(-») Antiqu. du Bosph. Cimm. pi. 7. 6; Stephani, Compte-
rendu 1868 I, 6-9 p. 52; Schreiber, Die alexandrinische To-
reutik p. 306, fig. 36. Martha, op. cit., tav. I, n. 5 ; Baumeister,
Denkm. d. Mas. Altert., p. 1048.

(5) Annali delVIstit. 1854, tav. 24, p. 95. Schreiber, Die
alexandrinische Toreutik p. 305, fig. 29.

(6) Voi. I, tav. XII, nn. 6, 14, 15, 19, 22. Martha, op. cit.
tav. I, n. 13, p. 382, p. 570.
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