Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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IL SEPOLCRETO GALLICO

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Sappiamo poi che i Galli transalpini usavano essi
pure infiggere sui propri elmi in bronzo penne e
grandi prominenze, talvolta delle corna e protomi di
uccelli e di quadrupedi (').

L' uso di prominenze in forma di come imposte
sugli elmi risale ad epoca antichissima, come dimostrano
sia un esemplare di tipo greco pervenuto fino a noi,
siano gli elmi degli opliti sul celebre vaso miceneo (2).

Ritengo che tutti gli elmi rinvenuti a Montefortino
pervennero ai Galli per il commercio con gli Etruschi,
i quali ne furono i veri fabbricatori. In primo luogo
perchè la forma di tali elmi è del tutto diversa da
quella degli elmi greci ben noti sia per i monumenti
su cui sono figurati, sia per gli originali rinvenuti in
Grecia stessi (3). In secondo luogo gli elmi del nostro
tipo si trovano dapertutto ove hanno dominato gli
Etruschi, oppure si estese 1' influenza della cultura
etnisca. Per 1' Etruria propria mi basterà citare gli
esemplari simili prevedenti da Vulci, Perugia, Orvieto
e da Talamone (4), per il Piceno 1' elmo trovata a S. Gi-
nesio, quindici kilometri da Tolentino (5) e per l'Etruria
circumpadana quelli rinvenuti nella regione felsinea
e nel territorio di Lodi (6). Di tipo analogo benché più
arcaico è 1' elmo esistente ora nel Museo Brittanico
e che quale bottino tolto ai nemici fu dedicato ad
Olimpia dal re Gerone di Siracusa per la vittoria ripor-
tata nel 474 av. Cristo presso Cuma sopra gli Etruschi,
come indica l'iscrizione incisa sull' elmo stesso (7).

(') Diod. Sic. V. 30, 2. Si confrontino gli elmi sormontati
da corna e rotelle sull'arco di Orange {Daremberg et Saglio
1. c. p. 1428) e quello ornato di piume disposte a ventaglio che
porta il guerriero gallico sull' arco dei Giulii a S. Remy in
Provenza (Antike Denkmàler, d. deutsche archaeol. Instit. I voi.,
taf. 17).

(*) Baumeister, Denkm., n. 2250. Per il vaso miceneo, cfr.
Furtwangler e Loeschcke Mykenische Vasen taf. XLII p. 69
nota 1, nella qual nota sono ricordati altri elmi in analoga
guisa decorati.

(3) Baumeister, Denkm. n. 2208, fino a 2214.

(4) Da Vulci, Mus. Greg., voi. I, tav. XXI, n. 1 ; da Pe-
rugia, Notizie degli scavi di antichità, 1886, p. 221 e 1887,
p. 167 e seg.; da Orvieto: Conestabile, Pitture murali e sup-
pellettile etrusche scoperte presso Orvieto, tav. XII, n. 5; da
Talamone: il modello pubblicato dal Milani in Studi e Mate-
riali di archeologia e numismatica, voi. I, p. 140, fig. 47.

(5) Notizie degli scavi. 1886, tav. 1, fig. 2.

(6) Bull, di paletn. ital anno IX, tav. Vili, n. 16 ; Mon-
telius, La civilisalion primitive en Italie, pi. 64, n. 1.

(7) Friederich^, Kleinere Kunst, p. 226, n. 1018; Reisch in
Helbig-Toutain, Guide dans les Musée de Rome, voi. II, p. 322;
ROhl, Inscript. Graecae antiqu. n. 510. Saglio op. cit. voi. 11
p. 377.

Non ignoro che di simili ne furono trovati anche
a Pesto (') e nell' Apulia, e che qualche dotto pro-
pende ad attribuire tali fogge di elmi a fabbriche
della Magna Grecia, perchè si crede che il commercio
etrusco non sia mai arrivato nell'Apulia (2).

Ma osservo anzitutto che gli elmi usati dai guer-
rieri lucani, quali li conosciamo per dipinti del pe-
riodo ellenistico (3), hanno forma del tutto diversa da
quella dei nostri, cioè mancano di apice, hanno para-
nuca assai sviluppata e guanciali a forma di losanga
lavorati tutto d'un pezzo con la casside. Oltreciò
come ho già avuto occasione di notare altra volta (4)
gli oggetti metallici etruschi nel V secolo av. Cristo
arrivavano anche nella Grecia propria. Infine possiamo
e dobbiamo oggi nuovamente ammettere la domina-
zione degli Etruschi e la diffusione della cultura etnisca
nella Campania, dopoché dalla Campania stessa è
uscito un testo epigrafico scritto da mano etrusca ed
in lingua etrusca e che un autorevole archeologo, rinun-
ciando ad una antica sua opinione, con tutta lealtà
ammette ora che « non sono dunque una favola gli
Etruschi stabiliti in Campania » (5).

A questi argomenti storici ne aggiungo un altro
stilistico. L'elmo n. 2 della nostra tav. VI presenta
tutto intorno alla calotta due treccie stupendamente
incise a bulino. Una simile treccia, pure eseguita con
egual perfezione di lavoro, ricorre intorno al piede di
una oinochoe in bronzo ch'era nel sepolcro gallico di
Ceretolo, ed il cui manico è costituito da una statuetta
di Dioniso danzante (6). La figura per concezione e
stile è senza dubbio lavoro etrusco. Ora se la metallo-
tecnica etrusca era capace di produrre un vaso come
1' oinochoe di Ceretolo e la figurina bellissima che
vi funge da manico, ben poteva produrre anche degli
elmi eh' erano assai più facili a lavorarsi.

Nell'apprezzamento dei lavori metallici antichi si
è formata in questi ultimi anni una corrente troppo

(') Baumeister, Denkm., n. 2217.

(2) Bull, di paletn. ital., anno XI, p. 32.

(3) Annali dell' Inst. 1865, tav. d'agg. N; Baumeister,
op. cit., n. 2261.

(4) Notizie degli scavi di antichità, 1889, p. 295, nota 2.

(5) Von Duhn., Campano-etruschi in Rivista di Storia
antica di Pais e Tropea, anno V, p. 35.

(6) Gozzadini, Di un antico sepolcro a Ceretolo nel Bolo-
gnese (Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia Patria
per le Romagne 1879, p. 83, con una tav.) ; Montelius, La civi-
lisation primitive en Italie, pi. 113, n. 10.
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