Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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DI MONTEFORTINO PRESSO ARCEVIA

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filellenica, la quale ha la sua base sia in un precon-
cetto di scuola, sia in una inesatta conoscenza del ma-
teriale etrusco. All'arte ed all'industria etnisca si potrà
contrastare 1' originalità, ma non certo una straordi-
naria abilità nella metallotecnica e l'intensità e la
diffusione dei suoi prodotti nel mondo greco-italico.

Pochi sepolcreti gallici hanno come questo di Mon-
tefortino fornito un sì grande numero di elmi, ai quali,
come spettanti pure ai Senoni, debbonsi aggiungere i
due di ferro ricuperati dal sepolcreto di Serra S. Qui-
rico (') e quello in bronzo di Monte Eolo S. Vito sul
Cesano (vedi sopra a pag. 643). Al contrario due soli
elmi di bronzo si ebbero dal sepolcreto gallico felsineo,
che pure comprendeva una sessantina di sepolcri (2).
Gli elmi mancavano poi del tutto nei sepolcreti di
Piobbico, di Marzabotto, di S. Maria di Cazzano, di
Saliceta S. Giuliano, e, cosa ancor più notevole, nelle
tombe gallo-romane della Lombardia e di Ornavasso,
quantunque, come fu detto, queste ultime raggiunges-
sero il numero di trecento (3).

Non saprei proporre di tale differenza una spiega-
zione soddisfacente. Senza dare importanza alla notizia
di Silio Italico (4) sulle galeae Senonum, mi limito
od osservare che il sepolcreto di Montefortino, come
il più antico fra gli analoghi finora scoperti, risale
al tempo della grande potenza e floridezza dei Galli,
epperciò in esso trovansi non soltanto in maggior
numero gli elmi, ma anche maggior varietà e dovizia
di oggetti, che non negli altri sepolcreti gallici spet-
tanti ai tempi più tardi, in cui la potenza di quel

(>) Notizie degli scavi, 1891, p. 307.

(2) Un olmo in ferro ornato di due borchie di bronzo e
dello stesso tipo del n. 21 della nostra tav. VI, si rinvenne
1' anno 1882 a Monterenzo nel Bolognese, insieme con una lancia
di ferro lunga oltre sessanta cm. (tipo tav. VI, n. 14.) e con
una spada di ferro, raccolta in frantumi (Notizie degli scavi, 18S2,
p. 432). Forse appartenne esso pure a sepolcro gallico. Altro
elmo di ferro, identico, anche negli ornati, ad uno di Serra
S. Quirico, fu trovato presso Riolo nell' Imolese e conservasi
nel Museo d'Imola (Notizie degli scavi, 1891, p. 307).

(3) Non cito gli elmi di Lozzo e di Pozzale, ricordati dal
Ghirardini (Notizie degli scavi, 1883, pp. 69 e 72) perchè non
ho un concetto esatto della loro forma. Di un tipo del tutto spe-
ciale è pure l'elmo in ferro trovato presso Varenna e pubblicato
dal Garovaglio (Rivista archeolog. della prov. di Como, n. 34,
tav. I, fig. 9) e dal Montelius, La civilisation primitive, ecc.
pi. 64, n. 2.

(<) Pun. I v. 627.

popolo aveva subito parecchie sconfìtte per parte dei
Eomani.

In ogni caso la copia straordinaria di questi elmi
a Montefortino (diciassette sopra una ventina di tombe
maschili) dimostra che, nei tempi più remoti ('), i
Galli usavano combattere con il capo difeso dall' elmo,
e che, per conseguenza, le notizie degli antichi scrittori
accennanti ai Galli combattenti a capo scoperto ed i
monumenti che appunto così sempre li rappresentano,
debbono essere le prime accolte ed i secondi osser-
vati con grande circospezione (2).

Sondi. — Oltre gli elmi non si è trovata nessuna
altr' arma difensiva, neppure un avanzo di scudo,
quantunque, a fondarci sopra le notizie degli antichi
scrittori e più sui monumenti d'arte, quasi non si
possa concepire un guerriero gallico senza lo scudo.
Comprendo che questo essendo di legno potè andar con-

(!) Il modello di elmo che faceva parte del ripostiglio di
Talamone e che per tipo corrisponde interamente agli elmi di
Montefortino ed a quelli del territorio felsineo, è una prova che
anche alla battaglia di Talamone i Galli combattevano col
capo difeso dall'elmo. Imperciocché ritengo molto probabile
l'opinione del Milani (Studi e Materiali di archeol. e numis.,
voi. I, p. 143) che quel ripostiglio rappresenti un' offerta sim-
bolica in memoria della battaglia di Talamone.

(2) Dionys. Halicarn., lib. XIV,' cp. 13; Dion. Cass.
lìb. XXXVIII, cp. 50. Per quanto riguarda i monumenti, non
conosco nessuna rappresentazione greca di Galli con elmo. Nel
fregio di Civita Alba, il quale, quantunque di esecuzione
etrusca, tradisce però, come concezione, un prototipo greco,
perfino il duce fuggente su biga, manca dell' elmo. Già per
questa ragione anche nella statua napoletana del Gallo mori-
bondo (Mon. Inst., 1870, tav. XX, n. 4; Annali, 1870, p 304)
la testa coperta di elmo dev' essere un' aggiunta moderna. La
statuetta in bronzo di Talamonaccio, pubblicata dal Milani
(.Museo topografico dell' Etruria, p. 92) non può rappresentare
un Gallo, quantunque abbia lo scudo ovale. Solo nell'arco dei
Giulii a S. Piemy ed in quello contemporaneo di Orango, i
Galli sono rappresentali con elmi, i quali per essere sormon-
tati da penne, da rotelle, da corna di ariete e di altri animali,
concordano con la descrizione che di tali elmi ha lasciato
Diodoro Siculo (veggasi più sopra p. 741, nota 1). Ma bisogna
considerare l'età relativamente tarda di quelle sculture ed il
loro indirizzo artistico, che è quello realistico romano, non più
quello greco-ideale, come il Mommsen ha supposto (Le Pro-
vincie romane, traduz. De-Euggero. p. 110). Il eh. Bertrand
è d'avviso che i guerrieri rappresentati sull' arco di Orango
non siano Galli, ma Cimbri, le cui armi dai Eomani della fine
della repubblica e del principio dell'impero erano considerate
come armi galliche. « Les vieux Celtes, les Celtes du Celticum,
avaient un autre armement » egli dice. (Revue archéolog. 1894,
I, p. 169). Si confronti però Hubner in Jahrhuch 1889, p. 29;
Antike Denkm. d. arch. Inst., voi. I, tav. 16 e 17; Daremberg et
Saglio, Diction. des antiq, voi. 11, p. 1438, fig. 3431-3433).

Monumenti antichi — Voi.. IX.

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