Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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DI MONTEFORTINO PRESSO ARCEVIA

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quale è un po' maggiore, in tutto il resto sono simili
alle altre spade di ferro raccolte intatte, e queste ul-
time, alla lor volta, sono identiche alle spade che si
estraggono dai sepolcri etruschi, onde etnische e non
galliche debbono esse denominarsi.

Tale quistione fu già ampiamente discussa dal Goz-
zadini a proposito della spada rinvenuta nel sepolcro
di Ceretolo, ed io per quanto riguarda l'etruscismo di
essa spada, non di quel sepolcro, mi associo intera-
mente alle sue osservazioni e conclusioni. Tanto più
che agli esempì, già da lui allora ricordati, di spade
simili trovate in Etruria, posso aggiungere quelle rin-
venute negli anni 1886 e 1887 in sepolcri di Perugia
e del tutto identiche (').

Non voglio porre del tutto in dubbio la notizia,
poiché essa è riferita da tanti scrittori antichi, che i
Galli possano in un tempo assai remoto aver adope-
rato una spada ricurva, senza punta, e che al primo
colpo si piegava. Ma è un fatto che spada siffatta non
si è mai rinvenuta in nessun sepolcreto gallico e nep-
pure in quello di Montefortino, che fra tutti è il più
antico (2). È poi del tutto inverosimile che i Galli, gente
dedita alle armi, che anzi ne facevano professione, una

(') Notìzie degli scavi, 1886, p. 221 e 224; 1887, p. 167
e 169. Non si conosco la maniera come i Senoni portassero queste
spade, cioè se pendenti da cintura legata intorno ai fianchi, op-
pure da balteo a tracolla. Quest' ultima maniera sembra la più
probabile, sia perche era quella usata dai Greci e dagli Etruschi,
sia pure perchè a Montefortino non si è trovata alcuna di quelle
catene ad anelli di ferro rinvenute nei sepolcri gallici di Bo-
logna, Marzabotto, Ceretolo [Brizio, Tombe e necropoli galliche,
tav. VI, nn. 4, 5, 20 ; tav. VII, nn. 15-20 e 43, 44), nella stipe Ba-
ratela (Ghirardini, Notizie degli scavi, 1888, p. 164) e nelle
tombe gallo-romane di Lombardia (Castelfranco, Bull. d. paletn.
ital. XII, tav. XII, fig 58 e 59, pp. 241-243, e 248) le quali
catene, in causa specialmente dei loro ganci, giustamente ven-
gano interpretate come cinture, da cui dipendevano le spade
eh' erano sempre con esse catene. Anche negli antichi monu-
menti i Galli sono spesso rappresentati con cintura di corda
intorno ai fianchi {Mori. Inst. 1870, tav. XX, n. 3 = Baumeister
Denkrn., fig. 1411; Notizie degli scavi 1897, p. 297, fig. 12-16),
da cui si può credere siano poi derivate quelle a catena, cioè
fatte ad anelli. Ma la mancanza assoluta di tali cinture fer-
ree a Montefortino attesta dell'età relativamente tarda in cui
esse vennero usate dai Galli. A catene di ferro o di bronzo,
con le quali i Galli Transalpini tenevano sospesa al fianco
destro ed obliquamente la spada, accenna anche Diodoro Si-
culo (lib. V, 30, 3).

(2) 11 prof. Milani ha creduto di poter riconoscere tale spada
in un modello del ripostiglio di Telamone, da lui pubblicato
nei suoi Studi e Materiali, ecc. voi. I, p. 136, fig. 30, il quale
modello perù è puntuto.

volta riconosciuta 1' inferiorità della propria spada, ab-
biano continuato a servirsene per secoli, senza mai pro-
curarsene altra migliore dagli Etruschi, con i quali
erano in sì strette relazioni di commercio, e che ancora
alla battaglia di Telamone (226 av. Cristo) non ne
possedessero altra, come pretendono Polibio e gli altri
scrittori, i quali più o meno hanno ripetuto le sue
parole.

Intorno le invasioni dei Galli in Italia e le loro
guerre con i Romani, si era formata una specie di leg-
genda, non soltanto per ciò che riguarda la parte po-
litica, come ha già dimostrato il PaLs ('), ma anche
per ciò che riguarda i costumi, come risulta dal con-
fronto fra le notizie degli scrittori stessi e la suppel-
tile raccolta nei sepolcri gallici.

Lance e pili. — La deficienza nel racconto di Po-
libio risulta anche da questo fatto eh' egli non attri-
buisce altr'arma ai Galli fuorché la spada, e non fa
menzione né delle lance, nò dei giavellotti o pili, quasi
fossero ad essi del tutto sconosciuti.

Più autorevole, per questo riguardo, è la fonte a cui
attinse Diodoro Siculo (lib. V. 30, 4) il quale riferisce
che i Galli usavano lance, le cui cuspidi di ferro aveano
la lunghezza di circa un cubito, uguale a quaranta-
quattro centim. ed una larghezza di quasi due palmi,
circa quindici centim.

È ben vero che Diodoro allude ai Galli Transal-
pini, di età relativamente tarda, ma dalle scoperte
archeologiche è provato che anche i Cisalpini e quelli
di parecchi secoli più antichi, già usavano le mede-
sime armi. Difatti dai sepolcri di Montefortino o dalle
altre necropoli galliche è risultato ad evidenza che la
lancia, era, insieme con la spada, l'arma più frequente
e più adoperata così dai Galli Senoni, come dai Boi.

Le lance rinvenute a Montefortino sono diciannove
ed in alcune tombe (nn. 2, 6, 13, 18) ve n'erano due,
una più grande, l'altra più piccola, delle quali si
può avere un' idea dagli esemplari pubblicati nella
tav. VI, nn. 6, 9, 14 e tav. IX, n. 10.

La lancia n. 14 della tav. VI misura in lunghezza
m. 0,70. Due di queste lance si rinvennero eziandio
piegate.

Quattro lance si ebbero dal sepolcreto di Serra
S. Quirico, una delle quali lunga m. 0,50, le altre

(') Storia di Roma, voi. I, parte 2a, p. 78 e segg.
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