Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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più piccole; quattro pure si estrassero intere dal se-
polcreto di Piobbico, tre delle quali lunghe in media
m. 0,35, la quarta lunga m. 0,51; una ventina di
lance e tutte piccole, cioè della lunghezza oscillante
da m. 0,30, il massimo, a m. 0,14, il minimo, furono
raccolte nel sepolcreto di S. M. di Cazzano ed in
circa della stessa forma e lunghezza sono le dodici
cuspidi di lancia provenienti dal sepolcreto gallico di
Marzabotto ('). Una lancia piegata, lunga m. 0,42
conteneva il sepolcro di Ceretolo e cinque se ne ebbero
da quelli felsinei, tutte di forma diversa, tre delle
quali hanno una lunghezza media di m. 0,45. La
lancia di Monterenzo, già ricordata a p. 753, nota 2
e che credo provenga da sepolcro gallico, misura
m. 0,56, pur essendo un pò rotta alla base. Pre-
sentano la stessa varietà di forma notata in quelle
felsinee le ventidue lancie raccolte nel sepolcreto di
Ornavasso, la più lunga delle quali però misura
soltanto m. 0,44 (-). Per le lance della Lom-
bardia, rinvenute per lo più insieme con le spade, tra-
scrivo le parole del Castelfranco (3) : « Le lance di
ferro a cartoccio della Valsassina sono molto varie di
forma, ma generalmente lunghissime ». Siccome però
le più lunghe non eccedono la lunghezza di m. 0,40,
così si possono confrontare con quelle di Ornavasso.

Kisultando dimostrata da questa statistica la diffu-
sione della lancia presso i Galli, a cominciare dal-
l' epoca più antica fino ai tempi più recenti, reca sor-
presa il fatto che l'arte ellenica abbia sempre rappre-
sentato quei barbari combattenti soltanto con la spada,
non mai con la lancia, quasi fosse ad essi sconosciuta.

Non solo sulle sculture della scuola pergamena,
ma anche nel fregio di Civita Alba e sulle urne
etnische (4) e sul sarcofago di Vigna Annuendola e
perfino nei rilievi romani dell'arco dei Giulii a S. Kemy,
i Galli appaiono sempre combattenti con la spada ed
i loro avversai! con la lancia (5). Per questa parte gli

IL SEPOLCRETO GALLICO ?60

artisti antichi procedevano di pieno accordo con gli
scrittori, i quali, quasi tutti, come abbiamo notato (•),
si diffondono a rilevare 1' inferiorità della spada dei
Galli e non fanno mai menzione delle lance che questi
pure adoperavano.

Di queste lance come abbiam visto, alcune erano
lunghissime, altre più brevi a guisa di giavelotti. Alle
prime, che in seguito andarono in disuso, spetta il
nome di hastae longae ; alle seconde il nome di gaesa.
Tito Livio difatti quando ricorda le cinquantamila
lance che la città di Arezzo s'impegnò di fornire alla
fiotta di Scipione, contrappone alle hastae longae i
gaesa, le aste piccole, le quali doveano probabilmente
lanciarsi a mano, come i giavelotti (2).

Da questi gaesa debbono aver tolto il loro nome
i Galli Gaesati (3) quantunque Polibio (4) riferisca
ch'essi così chiamavansi perchè truppe mercenarie. Ma
la parte che Polibio stesso loro assegna nella battaglia
di Talamone, induce a credere che i Gesati fossero
un corpo di lanciatori corrispondenti in circa ai veliti
romani. Difatti essi, per adoperar meglio le proprie
armi, che Polibio non dice quali fossero, si spoglia-
rono delle vestimenta e pugnarono nudi, ponendosi
nelle prime file. La qual cosa molto bene si com-
prende se si tratta di combattenti a distanza e di
lanciatori di giavelotti, perchè, nudi, erano più liberi
e più energici nei loro movimenti.

In secondo luogo è notevole eh' essi non solo com-
battevano a distanza, ma contro i lanciatori romani.
Difatti, dice Polibio, dappoiché essi si videro nell' im-
possibilità di resistere ai nemici in causa della di-

(') Brizio, Tombe e necropoli galliche, ecc. p. 531.

(2) Bianchetti, / sepolcreti di Ornavasso, p. 19.

(3) Bull, di paletn. ital., anno XII, p. 231.

(4) Per l'amichevole cortesia del prof. Korte ho potuto esa-
minare le bozze delle tavole 113-118, preparate per il suo
terzo voi. delle Urne etnische, sulle quali tavole sono pubbli-
cate tutte le urne con rappresentazioni della pugna dei Greci
contro i Galli, in seguito al saccheggio di Delfi; di tale sua
cortesia desidero rendergli pubbliche grazie.

(5) Soltanto sopra un sarcofago del Museo Civico di Chiusi
(Kórte, Urne etrusche, voi. HI, tav. 118) la lancia è data ad

un duce gallo fuggente su carro, il quale gruppo fiaccamente
ricorda quello simile di Civita Alba (Notizie, 1897, p. 297,
fig. 12).

(!) Vedi nota 2 della p. 756.

(2) Livio, lib. XXVIII, 45. Lo stesso Livio difatti anche
in altri luoghi (Vili, 8; IX, 36) la contrappone alla vera asta,
e Polluce (VII, 33) la definisce un'asta tutta di ferro, dógv
òì.oaiótiQov ed arma propria dei Galli, in mano ai quali la pone
anche Virgilio [Aeneid., Vili, 661-2). Più chiara ancora è la
definizione che ne porge Pesto {De signif. verb. p. 99) il quale
la dice grave iaculum.

(3) Questo pure è l'avviso del eh. Bertrand : « Le gaesum
gaulois, d'où les Gésates tirent leur noni, est un javelot "
(Bertrand et Eeinach, Les Celtes et les Gaulois dans les Val-
lèe* du Pò et du Danube, p. 142). Si confronti inoltre, Eeinach
alla parola Gaesum, nel dizionario di Antichità di Daremberg
e Saglio.

(4) Lib. II, 22, 1.
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