Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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DI MONTEPORTINO PRESSO ARCEVIA

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Oggetti comuni agli uomini ed alle donne
e la suppellettile domestica.

Trattando del corredo femminile ho accennato che
alcuni ornamenti, ad es. gli anelli, le armille, le fibule ;
e gli utensili per la nettezza della persona, quali le
stogili ed i nettaunghie, si rinvennero anche nelle
tombe degli uomini.

Per quanto riguarda gli anelli e le armille erano
ancora infilati i primi nelle dita, le seconde nelle braccia
degli scheletri (sepp. XIX e XXII) il che esclude
siano stati gettati nelle tombe dalle donne. Anzi pel-
le armille si può ricordare che in età più antica erano
usate dagli uomini anche presso altri popoli, ad es.
dagli Umbri, come dimostrano le tombe tipo Villa -
nova spettanti a guerrieri, e dai Sabini, come attesta
la nota leggenda di Tarpeia.

Al contrario nelle tombe di Montefortino manca
del tutto fra gli ornamenti maschili il torque, che,
stando ai racconti degli antichi scrittori ed ai monu-
menti d' arte, avrebbe dovuto essere portato dai Galli
dai primi tempi della loro invasione in Italia fino ad
epoca tardissima.

Di tale mancanza ho già proposto una spiegazione
a pag. 726.

Dadi. — Comune a uomini e da donne era altresì
il giuoco dei dadi, essendosi questi rinvenuti con le pie-
truzze per segnare i punti nella tomba XXXV di
Montefortino, appartenuta a guerriero (tav. XI) e tre
dadi con ventidue semisferette di vario colore in una
tomba pure di guerriero del predio Benacci ('). Diciotto
pietruzze per il giuoco dei dadi, quantunque mancas-
sero questi ultimi, forse perchè consunti, conteneva
altresì il sepolcro del guerriero gallico di Ceretolo (2).

appartenne ad un guerriero e conteneva oltre l'elmo e la spada,
amendue di tipo assai arcaico, una lancia ed una freccia, anche
due cerchi di ferro delle ruote del carro e due parti dell'antyx
di esso, più due morsi di cavallo a sbarra intera. Ma quella
tomba, in causa della sua suppellettile, rimane ancora così iso-
lata fra i sepolcri preromani d'Italia, che, a mio avviso, è pre-
matura ogni congettura sull'età e sul popolo a cui appartiene.
Certo anche in causa del rito funebre, che è la cremazione, essa
dev'essere esclusa dai sepolcreti gallici posteriori all'invasione
del IV secolo, che formano argomento del presente lavoro.

(') Brizio, Tombe e necropoli galliche ecc., p. 474.

(4) Gozzadini, Di un antico sepolcro a Ceretolo, p. 85;
Erizio, Tombe e necropoli galliche, p. 495.

Suppellettile domestica. — La suppellettile do-
mestica non può essere presa tutta quanta in esame
in causa della varietà e moltiplicità dei suoi pezzi e
della impossibilità di poter indicare con certezza 1' uso
a cui ognuno avea servito. Mi limiterò per conseguenza
a considerare gli oggetti più caratteristici, sull' uso dei
quali non può cader dubbio, e quelli di cui con
qualche probabilità si può determinare la destinazione
e che, insieme con i primi, giovano a farci meglio co-
noscere i costumi e la coltura dei Galli.

Come fatto generale si può intanto osservare che
questa suppellettile è, quanto alla materia, quasi sempre
la stessa, vale a dire consiste per lo più di utensili
in bronzo, e terracotta; manca, anche nelle tombe più
ricche, qualsivoglia utensile di metallo prezioso. Forma
soltanto eccezione la tomba XXXIII, la quale conteneva
anche cinque pezzi d' argento che sono : un simpulo,
due kylikes, uno skyphos ed una oinochoe (tav. IX,
n. 1-3, 4, 5) (')•

Il simpulo è notevole per la robustezza e severità
di disegno del suo manico, assai largo nel punto donde
nasce il collo di cigno e con due leggiere insenature
presso la sua unione con la conca. Quelle due insena-
ture servivano a far discendere più puro il vino nella
conca, quando questa veniva immessa nello skyphos.
Giudico questo simpulo un lavoro greco.

Di un tipo severo altresì è l'ansa dell'oinochoe fatta
a lamina quadrangolare, con spigoli acuti, resa però
meno massiccia da una scanellatura mediana e finiente
inferiormente, non in maschera o palmetta, ma in
semplice voluta.

Questa osservazione dev' essere estesa anche allo
schifo che ha una forma punto svelta, bensì quasi emi-
sferica, con labbro rafforzato da due cordoni e da forte
ansa a semicerchio. Dentro di esso era stato collocato,
come nel suo posto naturale, il simpulo.

Le kylikes si possono dire una riproduzione me-
tallica di quelle in terracotta, delle quali ancor riten-
gono la forma del piatto ed anche delle anse, con la sola
differenza che queste, invece di terminare orizzontali,
si rialzano e poi ripiegansi sopra sè stesse, formando

(!) Nel descrivere a p. 697 (dell'estratto 89) la tomba che
conteneva questi utensili di argento, sono incorso in un errore
materiale, che mi affretto a correggere. Dopo aver indicato lo
shyphos ho aggiunto: uno degli skyphoi è riprodotto nella
tav. IX, n. 9: dovea dire: lo skyphos è riprodotto ecc.
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