Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Hrsg.]
Monumenti antichi — 9.1899

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con la destra abbassata l'oinochoe, con la sin. il
colum.

Sopra un altro vaso a forma di oxybaphon, sul quale
è pure rappresentato un convito, il coppiere, che è un
puer del tutto nudo, sta fra due mense, con l'oinochoe
nella d. abbassata e nella sin. il colum, il quale
ha la forma di disco con lungo manico e prominenza
centrale emisferica, come negli esemplari su citati di
S. M. di Cazzano e della Certosa.

Una rappresentazione simile occorre sulla ben nota
tazza vulcente con rappresentazione del convito degli
Dui ('), in cui il puer che ministra il vino è Ganimede.
Anch' egli, del tutto nudo, ha nella destra abbassata
l'oinochoe e nella sin. il colum.

La medesima figura di coppiere nudo con oinochoe
nella d. e colum nella sin. è ripetuta anche su due
dipinti sepolcrali di Tarquinia, cioè delle tombe Marzi
e Querciola (2). In altra tomba tarquiniese, detta dei
vasi dipinti (3) il puer stringe con la sin. il colum e con
la destra, in luogo dell' oinochoe, due simpuli, che ser-
vivano anch'essi per attingere il vino. Finalmente nella
tomba, pur tarquiniese, detta dell' Orco (4) il coppiere
tiene nella destra abbassata l'oinochoe, nella sinistra
il colum.

E notevole che in tutte queste rappresentazioni il
coppiere ha sempre il colum nella sin. e l'oinochoe
nella destra; donde si deduce che il primo appoggia-
vasi sulla tazza e sulla kylix, tenuto con la sin. mentre
con la destra versavasi il vino dall'oinochoe.

Questo uso degli antichi di valersi del colum per
mescere il vino, si comprende perfettamente conside-
rando eh' essi bevevano un vino condito e sempre misto
con droghe ed erbe aromatiche, rose, fragole ecc.,
il quale per conseguenza non era mai chiaro. Le stesse
qualità di vini mischiati smerciavansi ancora all'epoca
romana, sia perchè dei vari ingredienti che ponevansi
nel mosto fa menzione Plinio (5), sia pure perchè an-
cora all' epoca romana usavasi il colo vinario, come

(>) Jl/on. ined. dell'fnst. 1853, tav. XLIX.

(2) Jl/on. ined. dell'lnst. 1831, tav. XXXII e XXXIII.

(3) Jl/on. ined. dell"Jnst. 1870. tav. XIII.

(<) Jl/on. deirinst. 1870, tav. XV, n. 6; efr. Helbig., Ann.
dell'lnst. 1870, p. 39.

(5) Plin., H. TV., XIV, 22; V. Hehn, Kullurpflanzen und
Hausthieren ecc., 3°, p. 77.

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è attestato dagli antichi scrittori ed è confermato dai
monumenti (').

I Galli che, prima della loro venuta in Italia, non
bevevano vino, ma birra (2), impararono dagli Etruschi
non solo a gustare quella bevanda, ma anche la maniera
di berla, e per questo dagli Etruschi stessi acquista-
rono altresì i relativi recipienti.

Per quanto riguarda i coli vinari debbo ancora
osservare che quelli trovati a Montefortino hanno tutti
la medesima forma, cioè sono tutti forniti della già
descritta linguetta e del manico con estremità a collo
di volatile. I colatoi della stessa età provenienti dallo
tombe etnische felsinee sono di forma diversa, perchè
consistono tutti del semplice disco traforato senza ag-
giunta di alcuna linguetta ed hanno il manico fatto
ora di robusta lamina Irniente in anello, ora di doppia
verga serpentiforme (f). Dimodoché come variavano di
forma le oinochoai felsinee da quelle di Montefortino,
così pure variavano i colatoi.

Accennerò ora alcuni vasi metallici di cui non si
può indicare la precisa destinazione, ma che occorsero
con maggior frequenza e perciò sembra fossero di
uso piuttosto comune.

Vasi conico-cilindrici. — Fra questi assai note-
voli per robustezza unita ad eleganza, sono i vasi di
forma conico-cilindrica ed a doppio manico semicir-
colare, dei quali voggonsi pubblicati tre esemplari
nelle tav. IV, n. 13; V, n. 14 ed XI, n. 8.

II secondo è assai pregevole per il delicato fregio
di ovoli che circonda l'orlo e per i doppi manici, lo
cui quattro estremità terminano in teste di cigno. Nel
terzo vaso corrono intorno all' orifizio, invece degli
ovoli, due cordoni, mentre nei punti ove posano i
doppi manici è incisa una palmetta elegantissima.

Casseruole con lungo manico. — Più frequenti
ancora sono le casseruole con lungo manico ad estre-
mità uncinata. Cinque fra le più belle veggonsi pub-
blicate nelle tavole IV, n. 6; V, n. 4; Vili, n. 10;

(') Sull'uso dei colatoi presso gli antichi, merita di essere
consultata la dissertazione del canonico Filippo Venturi: Sopra
i coli vinari degli, antichi (Saggi di dissertazione dell'Acca-
demia di Cortona, voi. I, p. 81); Marquardt, Romische Priva-
talterhumer, I, p. 344; Baumeister, Denkmàler,^. 2087, fìg. 2334.

(2) Dionys, Halic, lib. XIII, cap. II ; Diod Sic. V. 20. 2.

(3) Zannoni, Scavi della Certosa, tav. LIV, fìg. 13 e ta-
vola XXIX, fìg. 20; Montelius, La civilisation primitive,
pi. 104, n. 4 e 7.

DI MONTEFORTINO PRESSO ARCEVIA
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